Editoriali

Algieri vs Dima: chi ha avuto ragione?

{module Firma_Anton Giulio Madeo}E’ stato l’ennesimo duello andato in scena sul palcoscenico di quel teatrino della politica che, a parole, non piace a nessuno e sul quale tra i due litiganti a perdere è stata soprattutto Corigliano, poiché i duellanti, Aldo Algieri e Giovanni Dima, nel loro surreale confronto, hanno litigato su tutto, non toccando palla piano. La querelle, infatti, inizia col commento dell’imprenditore alla vicenda dello scioglimento (per mafia) del precedente consiglio comunale, quello del 2009 per capirci, e su quello resta. Uno scioglimento che, a suo modo di vedere, sarebbe da attribuire tutto a Dima, che, da leader della maggioranza di centrodestra che all’epoca guidava il comune, non fece dimettere in tempo utile la Straface. Una brutta storia, dice Algieri, che oltre ad aver gettato nel caos una città che ancora “non trova pace”, sarebbe l’ennesima prova dell’incapacità politica di Dima, che pur stando nelle istituzioni da circa 25 anni non avrebbe mai prodotto nulla di buono, se non un tentativo di “affogare” un collega nell’aula di Montecitorio. E Dima che risponde? Che Algieri, avrebbe un modo approssimativo e qualunquistico di fare politica, che non regge alla prova dei fatti per via della disinformazione e dell’imprecisione delle sue gravi affermazioni, soprattutto sul conto della Straface, che all’epoca, precisa l’ex deputato del PDL, non si dimise sia per decisione dell’intera maggioranza che la sosteneva (formata da AN, FI e UDC) sia per non perdere l’eventuale diritto a ricorrere agli organi di giustizia amministrativa, in caso di scioglimento, considerando che ci sono stati casi di comuni, anche calabresi, il cui scioglimento è stato poi annullato dal Consiglio di Stato. Tralasciamo, volutamente, il resto della discussione, perché tra possibili complotti orientati a sfasciare un centrodestra vincente, patti della legalità infranti, vaticini sullo scioglimento dell’attuale consiglio, rimozione di strane incompatibilità e sporcaccioni politici c’è davvero poco da raccontare, vista la completa assenza di idee e progetti per il futuro, che forse ci sono e tutti hanno rimandato a nuove puntate, che pare ci aspettino a breve, almeno a detta dei presenti. Per cui, dopo quello che abbiamo visto e sentito, possiamo chiederci: l’altra sera chi ha avuto ragione? Davvero nessuno, forse un po’ entrambi nell’analisi del fallimento dell’altro in gioco. La questione è rilevante? Francamente no, no perché qualcuno vorrebbe farci credere che quei due sarebbero la soluzione e invece sono parte del problema, se continuano a pensarla così (o meglio: a non pensarla). Loro pur essendo delle bravissime persone che tengono alla città (e qui viene fuori tutta la mia formazione crociana), sono l’amplificazione delle peggiori litanie e dei peggiori litigi, vizi e luoghi comuni di questa città, di questa città che potrebbe e dovrebbe guardare il mondo dall’alto di un impero economico diviso tra agricoltura, turismo, cultura e terziario e invece è ridotto a piattaforma assistenzialista intitolata all’elemosina. Una città capace di masticare male solo avanzi, che nel pubblico non conosce lavoro vero (salvo singoli atti di eroismo spregiudicato) e che gravitano intorno al valore della furberia da mendicanti. E loro fanno schermaglie, raccontano il marcio dell’altro, senza muovere, in quel dibattito, un’iniziativa valida, propositiva per la città. Perché di serio nulla è stato proposto. Un candidato a sindaco coscienzioso dovrebbe dire ciò di cui questa città ha realmente bisogno, magari partendo da quel che vuole fare o da quell’Agenda Geraci che noi abbiamo pubblicato un paio di giorni fa, fatta di cose concrete e certamente emendabili, per l’amor di Dio, come direbbe il nostro Commendatore (che non è certo quello del Don Giovanni). Questa città ha bisogno di tante cose, che purtroppo non abbiamo ancora trovato nei monologhi dei due protagonisti del faccia a faccia dell’altra sera. Ecco perché diciamo che devono impegnarsi di più, perché per ora ciò che abbiamo visto non ci convince, rimanendo tutto poco meno di una scaramuccia che non aiuta Corigliano, che certamente non ha bisogno di un insensato alimentare di litanie che non chiedono riscatto, rilancio, dignità di futuro. Tutte cose che i privati che operano e creano ricchezza da queste parti, eroi moderni dal coraggio e dal sacrificio immane, meriterebbero come il pane. Ed è anche colpa nostra, che ancora sorridiamo di fronte a persone che pur non facendo niente di male si limitano a dire qualcosa in attesa che i deboli o gli indifesi si facciano del male da soli. In questo modo si autoassolvono poiché non agiscono ma parlano, sono responsabili ma non si sentono tali, non arrecano danno diretto ma sfruttano l’autolesionismo altrui. Abbiamo la sensazione che qualcuno stia istigando al suicidio l’intera città. Stiamo vigili, come farebbe un buon genitore per scoprire se ci sono segni e tagli sul corpo del proprio figlio adolescente.