
{module Firma _Teodoro F. Klitsche de La Grange}Per capire fino in fondo il valore della nostra classe dirigente, bisogna partire dal caso Vanna Marchi, che ebbe origine quando la nota e disinvolta conduttrice televisiva fu arrestata e condannata per truffa aggravata dopo aver venduto, ai suoi seguaci catodici, amuleti, elisir di lunga vita e numeri del lotto in cambio di compensi milionari. Nelle patrie galere finì anche la figlia, Stefania, mentre il sedicente mago Do Nascimento, suo pittoresco compagno di merende, riuscì a farla franca, riparando all’estero. Fu un caso clamoroso e dibattutissimo, in cui, come al solito, l’opinione pubblica si divise in innocentisti e colpevolisti, sulla base di simpatie, antipatie e, perché no, invidie. Nessuno, però, tra gli innocentisti, disse che la Vanna nazionale più che il carcere meritava un’onorificenza, magari un cavalierato del lavoro, perché aveva dimostrato di essere un genio degli affari. Il carcere a vita, semmai, lo avrebbe meritato chi, nel secondo millennio, si faceva ancora convincere, da una come la Marchi, a comprare, a cifre assurde, cianfrusaglie, numeri e talismani, che pensava gli avrebbero cambiato la vita rendendolo ricco e felice. Ma, direte, cosa c’entri Vanna Marchi con la nostra classe dirigente. E’ semplice. Qui da noi abbiamo un imprenditore (o un libero professionista, fate voi) per certi versi in tutto simile a Vanna Marchi, nel senso che pur avendo un curriculum e un livello culturale e morale imbarazzanti, e quindi la stessa credibilità dell’imbonitrice televisiva, ricopre un prestigioso incarico in una grossa azienda, forse per il solo fatto di aver convinto, con metodi e lusinghe alla Vanna Marchi appunto, persone altrettanto prestigiose, tipo prefetti, onorevoli, sottosegretari, alti prelati, militari, professori universitari e imprenditori, d’ogni ordine e grado, anche massonico, di essere la persona giusta da frequentare e magari da spingere verso quel posto di prestigio. E’ ovvio che amicizie e incarichi di tal livello abbiano fatto storcere il naso a molte persone di buon senso, che ci hanno scritto per dirci di non essere mai riuscite a capire come questo signore, nonostante i suoi tanti limiti, sia potuto diventare membro della classe dirigente, sia salito così in alto nella scala sociale e nel mondo degli affari e soprattutto sia riuscito a infilarsi nella cosiddetta buona società, per la quale organizza anche feste demenziali e imbarazzanti, cui nessuna persona di buon gusto parteciperebbe. La risposta è semplice: c’è riuscito perché, da buon imbonitore qual è ha sfruttato l’ignoranza, i bisogni primari, i vizi meschini e le debolezze volgari dell’alta borgesia che frequenta, così come Vanna Marchi sfruttava quelli dei suoi clienti. Perciò, se proprio vogliamo indignarci con qualcuno, non dobbiamo rivolgerci verso il nostro meritevole (anche lui di un cavalierato) e geniale imprenditore, e la sua insolente mediocrità, che rappresenta pur sempre uno dei limiti di questo territorio, ci mancherebbe, bensì verso quella parte di alta borghesia e alti dirigenti dello stato che invece di isolarlo e mandarlo lì dove merita (cioè a cagare), lo favorisce, lo frequenta e lo eleva a classe dirigente, magari perché è utile oppure perché fa divertire o è funzionale a certe spericolate operazioni, chi lo sa, dimostrando, così, che se pezzi grossi dello stato e dell’alta società hanno di queste frequentazioni, vuol dire che il loro livello culturale e morale è bassissimo. Ecco perché non dobbiamo stupirci della nostra arretratezza: se la classe dirigente al potere usa come metodi di selezione e frequentazione l’intrallazzo e l’amicizia (interessata), magari per farsi i cazzi propri o più semplicemente per divertirsi, non può che far crescere gli elementi peggiori e più spregiudicati del territorio, dimostrando così che l’evoluzione della specie (meridionale) non è una favola, ma una teoria la cui esattezza sta nei fatti. Perché un tempo si diceva: vieni avanti cretino. Adesso invece avanza un’intera classe dirigente di cretini. Il progresso è evidente. Non è più il caso di cercare l’anello di congiunzione tra la scimmia e l’uomo. Il problema non sussiste. Infatti, solo una classe dirigente di primati può pensare di far crescere un territorio difficile come il Sud cooptando e coinvolgendo gente senza scrupoli e qualità, che magari ha avuto, e ha, il solo merito di essere funzionale a un sistema di mangioni, di corrotti e corruttori, che ha bisogno proprio di gente col pelo sullo stomaco per sopravvivere. E la prova di questo scempio ce la dà un illustre personaggio, che interrogato sul perché frequenti persone così mediocri e imbarazzanti o del perché favorisca la loro ascesa sociale ha risposto: “sa, quel signore, anche se lo conosco poco, lo frequento da anni e l’ho aiutato, nonostante i suoi limiti, a fare carriera, perché è simpatico e gentile e poi è protetto da un monsignore. Infatti, come si fa a dire no a uno che tutte le volte che viene a trovarmi oltre a portarmi i saluti del suo protettore arricchisce la mia dispensa con caciocavalli, soppressate, salsicce, prosciutti, olio, clementine, sardella, e poi, sapesse che belle feste organizza e com’è gentile la di lui consorte”. Un’assurdità, cari lettori, che ci fa capire che il potere, ormai autoreferenziale, quindi stanco di pensare e ascoltare, voglia una classe dirigente remissiva, servile, piatta, goffa, ignorante, spregiudicata e soprattuttodi comici di talento, anche involontari, che gli tirino su il morale con lazzi e frizzi e qualche quintale di soppressate.Forse perché pensa che portare l’ignoranza al potere, magari grazie ai caciocavalli della Sila e alla nduja, sia un’esperienza semplice, utile e allettante da rendersi imperdibile. Altro che prima repubblica. Qui si sta superando persino il celebre e finora inarrivabile CacioCovello del Salone Margherita.
