Editoriali

Lasciate che il Sud sia libero di fare da solo

{module Firma_direttore}Uno dei principali motivi per cui, da molti politici e nostri lettori, è respinto il progetto di federalismo concorrenziale da noi proposto come unico rimedio ai ritardi del Sud, è che le regioni che sono più avanti debbano aspettare quelle che sono rimaste indietro. Un’idea imbecille, poiché la solidarietà di chi sta meglio verso chi sta peggio, o è più indietro, non si può garantire penalizzando proprio chi è più forte o più avanti, come direbbero i nostri detrattori. I quali hanno un concetto di solidarietà molto rozzo, forse ispirato da invidia sociale e odio di classe. Infatti, pensano che la giustizia sociale non consista nel far stare meglio chi sta peggio, ma nel far star peggio chi sta meglio. Un’assurdità, che rispecchia una visione del problema tutta verticistica e fortemente statalista (oddio, stavo per dire comunista), che mira a ribadire il senso di colpa che il ricco ha, o dovrebbe avere, nei confronti del povero e l’interesse elettorale di coloro che fanno i politici di professione o che questo mestiere lo hanno imparato in fretta, come i dementi che hanno vinto le recenti elezioni politiche. Noi pensiamo, invece, che il Sud di tutto abbia bisogno in questo momento tranne di quell’assistenzialismo di Stato che lo ha nutrito in questi ultimi quarant’anni e che lo ha reso pezzente e schiavo. Chi pensa che le regioni più ricche ed evolute debbano aspettare quelle più povere e arretrate di questo modo di pensare non è altro che il servo sciocco. Non è un amico del Sud e soprattutto dà un cattivo esempio alle popolazioni meridionali, almeno a quelle più restie a cambiare vita, emanciparsi, che vedono proprio nel protrarsi dell’assistenzialismo, magari sotto forma di reddito di cittadinanza, l’unica possibilità di sopravvivere a spese dei soliti fessi. E ciò perché chi ragiona in questi termini vorrebbe mantenere i poveri meridionali in uno stato di sudditanza e di dipendenza economica rispetto alla classe politico-burocratica e, con questa, ai poteri mafiosi di ogni ordine e grado. Nell’Italia repubblicana molti sono stati i galantuomini che hanno pensato allo sviluppo a all’emancipazione del Sud. Purtroppo, però, hanno utilizzato strumenti sbagliati, che non hanno messo le popolazioni meridionali nella condizione di poter fare da sole, magari selezionando una nuova classe dirigente illuninata e non cialtrona e ignorante, capace di liberare tutte quelle energie positive e quel capitale umano che da troppo tempo non sono sprigionati, stimolati e valorizzati adeguatamente per colpa dello statalismo pezzente di cui il Sud è vittima da anni. Io penso che solo una forte dose di liberalismo, che si dovrebbe iniettare alla società meridionale con quel federalismo concorrenziale o competitivo su cui abbiamo scritto nei giorni scorsi, possa salvare il Sud da un declino ormai inarrestabile. Certo, all’inizio saranno lacrime e sangue, ma col tempo ce la farà, alla faccia di chi pensa che il Sud sia incompatibile con l’idea di libertà.