
{module Firma_direttore}Fateci capire bene. Da voci che abbiamo sentito Vincenzo Piraino, il vigile della Polizia Municipale di Corigliano, aggredito nei giorni scorsi da un automobilista incazzato, forse perché in procinto di prendere una multa, sarebbe colpevole di fare il proprio dovere? Di multare i cittadini indisciplinati, cercando di far rispettare le regole che contraddistinguono una società civile?
Non ci crederete, ma il problema è proprio questo, perché a sentire i commenti che la gente fa, non pubblicamente, intendiamoci, ma per strada o al bar, su questa brutta storia, sembrerebbe che Piraino, descritto come una specie di esagitato, se la sia cercata, poiché in testa avrebbe una sola ossessione: quella di voler far rispettare la legge a tutti i costi, mostrandosi, nell’esercizio delle proprie funzioni, e cioè agente di pubblica sicurezza, non scordiamolo, inflessibile.
E, cosa ancor più grave, questo “folle” atteggiamento lo terrebbe in pubblico, in scene di normale quotidianità, come il controllo della sicurezza stradale, che, a giudizio di molti, distruggerebbero, con gesti a dir poco “sconsiderati”, come chiedere di spostare un’auto parcheggiata in mezzo alla strada, mentre si beve il caffè al bar con gli amici, o fare una multa quando si fanno orecchie da mercante, la tranquillità e la normale quotidianità di tanti “bravi e solerti cittadini”.
Quindi, ricapitolando, nel caso Piraino, il vero problema sarebbe il tentativo di un onest’uomo, che cerca di meritarsi lo stipendio, a differenza di tanti suoi colleghi, che magari parcheggiano le auto di servizio anche in divieto di sosta, di far rispettare le regole, e qualora fossero violate applicare, a proprio rischio e pericolo, sanzioni certe e severe, e non la reazione sconsiderata di un cittadino che cerca di aggredirlo e poi investirlo, perché di regole non vuol sentirne parlare, poiché qui così fan tutti, a cominciare da molti pubblici ufficiali che di fronte ai reati girato la faccia dall’altra parte.
E allora la morale che dobbiamo trarre dal caso Piraino è questa: la necessità di avere, qui e subito, certezza del diritto, attraverso il rispetto delle regole, e pubblici ufficiali (a tutti i livelli) come Piraino, che puniscano fino in fondo chi viola le regole, senza considerare come un’attenuante anziché come un’aggravante il fatto che qui le “regole” non siano mai state applicate o fatte rispettare, magari eccedendo in atteggiamenti lascivi. È questo il cortocircuito insopportabile, del nostro sistema di convivenza civile, sul quale tutti dovremmo esercitare la nostra indignazione. E non invece il principio di legalità che un vigile, coscienzioso, ha cercato di applicare, ricevendo per questo la sola solidarietà del sindaco Geraci, che oltre a dirsi indignato per l’accaduto ha deciso di costituire il comune parte civile nel procedimento penale che scaturirà dalla denuncia presentata da Piraino nei confronti dell’automobilista che lo ha aggredito. Perché quant’è troppo è troppo.
Perciò, se fossimo tutti così, ligi al dovere, non dovremmo avere poliziotti locali che si nascondono mentre avviene una rissa o addirittura una rapina, non dovremmo avere funzionari pubblici che stentano a istruire pratiche perché magari non sono passate dai loro studi o dagli studi dei loro amici o parenti, non dovremmo assistere a dipendenti comunali che si portano a casa la roba di tutti per poi rivenderla al mercato nero come gli zingari. Ecco perché il punto non è fare di Piraino un santo, come ci ha detto qualcuno, ma evitare di far diventare chi lo ha aggredito un modello di riferimento, uno da trasformare in esempio virtuoso per la collettività, perché comunque è riuscito a dare una lezione al vigile più zelante che c’è. Nulla di questo dovrà accadere se vogliamo essere una società civile.
