Editoriali

Oddio: senza Facebook sono un uomo morto

{module Firma_direttore}Lo ammetto: nell’anno del Signore 2016 non ho ancora un profilo su Facebook, per cui agli occhi, meravigliati se non sconcertati, di molti miei amici e conoscenti sarei una specie di mostro psicopatico asociale. Lo confermerebbero (dicono) anche alcuni recenti studi, di non so bene quali scienziati (che evidentemente non hanno nulla di meglio da fare), che avrebbero sentenziato: non essere su un social-network presuppone qualche disturbo mentale o della personalità. Accidenti che guaio, mi son detto, vuoi vedere che sono malato sul serio e non me ne sono accorto?

Eppure, da profano e forse malato (per davvero) ho sempre pensato il contrario, e cioè che stare lontani da Facebook fosse salutare e che fossero proprio quelli che passano il loro tempo sui social-network ad avere qualche problema (esistenziale). Evidentemente mi sbagliavo, viste le autorevoli opinioni di scienziati che, per confermare questa loro bizzarra tesi, avrebbero scomodato persino alcuni mostri della cronaca recente, divenuti pericolosissimi serial killer forse perché non stavano su Facebook. Per cui tali professoroni, pare americani, avrebbero dichiarato che le cosiddette amicizie virtuali sono cosa buona, giusta e necessaria, perché condurrebbero “ad aumentare la consapevolezza di sé e a provare emozioni positive”. Che bello.

Quindi, chi non ha un profilo Facebook, con le foto della recente gita al mare, della scampagnata in montagna, del compleanno dei figli, dei gioielli che il maritino innamorato perso regala alla moglie (magari racchia e arpia) a ogni occasione, che riempie di puttanate, banalità, con totale spregio oltre che dell’intelligenza altrui anche della lingua italiana, è perché è malato o addirittura ha qualcosa da nascondere (dicono gli scienziati). Così come se non esprimi un inutile “mi piace” a qualsiasi commento idiota tu legga (anche di personaggi autorevoli) c’è chi sostiene che saresti uno stronzo qualunque, figlio di puttana e di quel Qualunquismo di cui gran parte degli utenti di Facebook ignora il significato.

Benissimo, vorrà dire che d’ora in poi, io che ho collezionato centinaia di buone amicizie grazie alla strada, all’oratorio, alla scuola e a qualche bar malfamato e sgarrupato, che ho frequentato e frequento tuttora, sarei una persona pericolosissima. Per cui quando m’incontrate per strada statemi lontani, potrei da un momento all’altro esplodere di rabbia e accoltellarvi, per via della mia personalità oscura ed equivoca, altro che solare e sociale. Se dovessi poi entrare in qualche locale affollato di politici in riunione bestemmiando e gettando vagonate di letame addosso a tutti, sarà perché non ho un profilo su Facebook e non perché la classe politica di questo paese mi disgusta a tal punto da gettarla nel suo habitat naturale.

Ma bando alle chiacchiere e alle provocazioni, che fanno male poiché è provocatorio tutto ciò che gli altri non comprendono, perché comprenderlo metterebbe in crisi il loro sistema di falsi valori e di menzogne, devo dire che poco tempo fa, quando abbiamo deciso di far debuttare Lo Strappo Quotidiano su Facebook, pensavo che attraverso lo strumento dei social si potessero conoscere le opinioni di tante persone intelligenti e colte, che si confrontavano su cose decisamente serie.

Pia illusione, poiché in poco tempo nessuno dei nostri ospiti si è intrattenuto su argomenti importanti. Il nostro profilo è rimasto vuoto, mentre i loro sono rimasti pieni come prima: uno stupidario immondo pieno di cose cretine e banali, di insulti, di diari e foto demenziali di vere nullità, fatto da casalinghe disperate, magari anche un po’ zoccole, false acculturate in crisi d’identità e gente depressa, sciocca e anonima, che nell’illusione di sentirsi re per una notte commentano ogni cosa riguardi la loro stupida e vuota esistenza, raccontando le proprie giornate grigie, noiose e inutili, che prendono dannatamente sul serio; un indegno lacrimatoio, in cui parenti, amici d’infanzia, compagni di scuola e persino prime fidanzatine, che ti hanno perso di vista, poiché con enormi sacrifici sei riuscito finalmente a mollarli, ti cercano e ti rincorrono, magari per offrirti un’amicizia virtuale dai toni patetici se non pietosi, perché spesso questi amici e parenti a distanza di anni li ritrovi più brutti, più piagnucolosi e più cretini che mai. E allora, se questo sciocchezzaio è, secondo gli esperti, il vademecum della buona salute (mentale), per la prima volta sono felice e contento di essere malato (e pazzo). Grave. Perso. E talmente pazzo da dar ragione persino a Umberto Eco, uno che non ho mai stimato. Il quale diceva che Facebook era riuscito nell’impresa di dare diritto di parola a milioni di cretini. Un oracolo, fidatevi.