
{module Firma _Federico Kliche de La Grange} Tra le cose peggiori lasciateci in eredità da Mani Pulite, spicca su tutte quella di aver convinto gli italiani che per fare politica è meglio essere onesti piuttosto che capaci. Ciò ha fatto crescere, nella gente, una forte insofferenza nei confronti dei partiti e dei loro rappresentanti, a tutti i livelli. E a tale proposito è indicativo che persino coloro che vivono direttamente o indirettamente di politica, nel senso che da un ente pubblico, quindi gestito dalla politica, ricevono uno stipendio, un sussidio o un qualsiasi contributo a fondo perduto (magari concessi a capocchia, come spesso avviene in agricoltura), lanciano improperi all’indirizzo dei politici ladri e corrotti. Questo per dire quanto sia radicato l’odio verso la politica, tanto che persino il dipendente pubblico più fannullone e negligente o l’agricoltore più sussidiato si senta in diritto di denigrarla. Intendiamoci: noi cittadini abbiamo mille ragioni per detestare chi ci governa, perché i politici negli ultimi anni, soprattutto quelli della crisi, ne hanno combinato di tutti colori in termini d’incompetenza e inconsistenza. Basti pensare alle ultime giunte regionali della Calabria o ad alcuni sindaci di questa zona, per farcene un’idea. Ma allora perché scandalizzarsi quando sentiamo giudizi negativi sulla classe politica? Forse perché bisogna avere la capacità di separare la politica da chi la esercita. E anche tra i politici bisogna sapere distinguere, perché non tutti sono farabutti, specie a livello locale, dove c’è un sacco di gente che in mille modi cerca di fare gli interessi dei cittadini, soprattutto di quelli più deboli, che altrimenti sarebbero in balia di soggetti ben più marci e spietati della politica. Ma se a soffiare sul fuoco dell’antipolitica sono movimenti, soprattutto civici, che grazie alle loro posizioni giustizialiste hanno raggiunto, o pensano di raggiungere, potere e notorietà che mai avrebbero o avrebbero avuto, può anche starci, l’opportunismo non ci ha mai sorpreso, in politica, anzi. Ci fa specie, invece, che certi atteggiamenti siano tenuti da chi la politica dovrebbe sostenerla e controllarla, come la stampa, la cultura o il mondo dell’imprenditoria. Perché se anche questi soggetti abdicano alla loro funzione, chiedendo un giorno sì e l’altro pure che tutti vadano a casa o in galera, succederà che il giorno appresso dovremo sorbirci a vita tecnici, commissari e funzionari pubblici, dai quali, tra l’altro, è difficilissimo difendersi, non perché non siano trasparenti, ma perché non hanno un’anima. E’ una brutta storia, che sta inculcando nell’opinione pubblica l’idea che della politica, proprio perché sporca, se ne possa fare a meno. Il che sarebbe un errore, perché eliminata la politica restano tecnici e burocrati, i quali anche se non sono disonesti, perché l’onesta va misurata nel momento in cui un uomo sfiora il potere, sono semplicemente disinteressati alla nostra vita. E noi che con i commissari abbiamo avuto dimestichezza, ne sappiamo qualcosa. Quindi attenzione. Maneggiate con cura giustizialismo e antipolitica. Potrebbero nuocere gravemente alla salute.
