
{module Firma_Anton Giulio Madeo}Non si parla mai male abbastanza dei dipendenti pubblici, che fanno di tutto tranne che lavorare con scrupolo, come dimostrano gli ultimi episodi di Rossano, dove alcuni dipendenti della locale ASL sono statti arrestati per assenteismo, pur essendo, per amor del vero, colpevoli a metà, essendoci qualcuno che li ha aiutati a diventare fannulloni e qualcun altro che non muove un dito per recuperarli alla dignità del lavoro.
Io, essendo originario della zona, ricordo che qui ci fu un tempo in cui i dipendenti pubblici, soprattutto del servizio sanitario, erano tutt’altra cosa: persone per bene che si guadagnavano lo stipendio alla grande. Almeno fino ai tardi anni settanta, quando arrivò la degenerazione del settore, grazie al sopravvento che il sindacalismo sfrenato prese sul senso del dovere e contagiò il personale, riducendolo a una massa amorfa di gente che tira a campare.
Ero poco più che adolescente quando vedevo organici non ancora pletorici e funzionari che non battevano la fiacca. Al contrario erano molto impegnati, forse perché molto controllati. Non dico che imperassero la disciplina militaresca e la meritocrazia, ma era facile notare impiegati che sembravano dei fulmini di guerra, capaci di coprire anche le manchevolezze dei pochi svogliati con santa rassegnazione.
In ogni ufficio c’erano al massimo quattro o cinque funzionari, che facevano a gara per sbrigare pratiche il più possibile. Il confronto fra i singoli era stimolante. Tutti erano vogliosi di distinguersi e di ottenere promozioni che, peraltro, si conquistavano tramite concorsi esterni e interni. Li guardavo mentre smanettavano sulla macchina da scrivere e pensavo: questi sono scemi, ma chi glielo fa fare di ammazzarsi di lavoro? In realtà lo scemo ero io.
Lo stile di medici e veterinari condotti o dei segretari comunali, era di alto profilo. Gli amministratori erano seri, non spendevano una lira in più rispetto alle disponibilità. I servizi funzionavano egregiamente. Il cittadino era rispettato e, se aveva bisogno dell’ente, questo rispondeva con sollecitudine. Gli impiegati costituivano un piccolo esercito scattante. Le donne davano il buon esempio, erano imbattibili per la velocità con cui eseguivano il loro compito.
La svolta al peggio avvenne quando la politica fu inquinata dai portaborse che rimpiazzarono i vecchi borghesi della DC, i quali si facevano eleggere consiglieri non per mancanza di alternative professionali, ma per il piacere e l’onore di servire la comunità. Il mutamento del costume fu rapido, favorito dal sessantotto, che fece più danni di uno tsunami. I partiti occuparono la società, oltre che le istituzioni, e i furbacchioni ne approfittarono, iscrivendosi per brigantaggio chi al Pci, chi al Psi e chi alla Dc. Politica e sindacati si sposarono indissolubilmente, e fu il disastro. Le leve di comando nella pubblica amministrazione (dai piccoli comuni allo stato), passarono da mani esperte e oneste a mani svelte. E i risultati sono quelli che vediamo.
Sulla spinta delle raccomandazioni e dei concorsi truccati, le assunzioni sono aumentate a dismisura. La spesa clientelare ha provocato buchi nei bilanci, per tappare i quali la tassazione è stata incrementata mostruosamente. E poiché nulla è più “infettivo” della pigrizia, la classe impiegatizia si è adeguata al generale lassismo, forte della protezione totale di Cgil, Cisl e Uil. L’invadenza dei sindacati pretenziosi e assetati di potere – col beneplacito dei politici arrampicatori – ha fatto sì che il personale della Pa si trasformasse in un gregge allo sbando, privo di sorveglianza e senza un cane che mordesse le caviglie ai nullafacenti, presto diventati maggioranza assoluta.
La magistratura ha completato l’opera di disfacimento. Cito un solo caso paradigmatico: alcuni anni orsono vari dipendenti dell’aeroporto di Malpensa furono sorpresi a svaligiare – letteralmente – i bagagli dei viaggiatori. Vennero licenziati e processati, e naturalmente assolti perché in fondo rubare è solo una cattiva abitudine. Il che implicò la riassunzione in blocco dei ladri. I fatti di Malpensa sono la regola. Non occorrono altre spiegazioni per comprendere come mai l’impiego pubblico si è ridotto da modello di efficienza a una cloaca.
