Editoriali

Di questi non sappiamo davvero che farne

{module Firma _Federico Kliche de La Grange}Un avvertimento preliminare ai soliti imbecilli del politicamente corretto: non accusatemi di razzismo altrimenti sono pronto a usare la pistola. Vorrei solo fare una riflessione su quello che sta accadendo in questa estate del 2016, magari per far capire come la pensano i cittadini a chi si occupa, o dovrebbe occuparsi, di immigrazione.

Basta. Non ce la facciamo più. E’ da alcuni mesi che giungono anche qui da noi immigrati clandestini, di cui non sappiamo cosa fare e di cui non conosciamo le intenzioni. Non so se sono troppi o troppo pochi, buoni o cattivi, so solo che non sappiamo cosa farne e dove metterli. Non siamo in grado di ospitarli e mantenerli né di controllarli. Non abbiamo i mezzi per farlo.

Perciò dobbiamo fare qualcosa per scoraggiarli a venire fin qui, magari iniziando a parlargli con sincerità. A dirgli la verità, in modo che, come cavie umane che sperimentano sulla propria pelle il fatto che non abbiamo più possibilità di accoglierli, dicano agli altri, a quelli che non sono ancora partiti e magari sono in procinto di farlo, di starsene a casa, perché qui i posti e i soldi sono finiti, perché qui non c’è più trippa per gatti, anche nelle famiglie, che non sono in grado neanche di fare più l’elemosina. Abbiamo consumato ogni risorsa, siamo in bolletta, l’economia non cresce, anzi, cala e si inabissa nello sconforto degli imprenditori che vorrebbero fare e non riescono a combinare nulla. Tutti buoni motivi per spingerci a mettere da parte il nostro proverbiale buonismo e non aiutare più nessuno. E non perché siamo diventati cattivi, crudeli e insensibili, ma perché non ce la facciamo più. Ecco perché è arrivato il momento di non darvi più niente e rendere così difficile la vostra permanenza in questa terra.

Ovviamente vi vogliamo bene, e soffriamo anche a vedervi in queste condizioni misere, ma purtroppo è arrivato il momento di dire basta. Come? In un modo molto semplice: creando attorno a voi un clima ostile, certo non di violenza (botte da orbi solo a chi diventa violento), ma di dissuasione. Un clima che vi dovrà far capire, in maniera molto chiara che il nostro paese non è più l’America di qualche anno fa, perché siamo tutti esausti, sia dal punto di vista finanziario che dell’ordine pubblico. Non abbiamo le attrezzature necessarie né i mezzi per soccorrere chiunque, per cui d’ora in poi statevene a casa vostra, non imbarcatevi, perché qui, dove vi aspettano solo sofferenze, stareste peggio che laggiù.

I tempi sono cambiati, cari amici immigrati. Il nostro è un paese in ginocchio, non più all’altezza delle vostre aspettative. Recatevi altrove, perché da queste parti l’ospitalità è un lusso che non possiamo concedervi. E poi non abbiamo neanche la pazienza di sopportarvi, voi e le vostre miserie, i vostri problemi più grandi dei nostri, le vostre primitive abitudini e le vostre fazioni religiose sempre in guerra. Non abbiamo l’opportunità di risolverli. Girate alla larga dalle nostre città. Qui non c’è lavoro per noi, figuriamoci per voi. Infatti, qui, da un po’ di tempo, è ripresa la voglia di molti, soprattutto giovani, di trasferirsi altrove. Quindi, non date retta ai cretini e ai buonisti: parlano a vanvera, non hanno capito nulla. Chiaro il concetto? Certa gente finge di amare gli stranieri per apparire migliore di quanto non sia: fa buon viso a cattivo gioco per darsi un tono. Ma sapete cosa combina? Assume o crea le condizioni per far assumere gli extracomunitari come operai e poi li sfrutta, non pagando loro né il salario pieno né i contributi previdenziali. E non se ne vergogna neppure. Sfrutta. Maltratta i lavoratori. Predica bene e razzola pessimamente.

I dementi che hanno abolito il reato di clandestinità erano e sono consapevoli di aver danneggiato il loro paese, e anche voi, derelitti, ma sapevano che era il modo migliore per continuare a tenervi al loro servizio per due soldi. Noi invece siamo cinici, ma sinceri e vi diciamo la verità: state lontani da questo paese, che è diventato uno schifo per gli indigeni, figuratevi per voi che venite qui pieni di sogni e non raccogliete altro che umiliazioni.

In ogni caso è necessario dirvi e ribadirvi che la festa è finita, ammesso che fosse mai cominciata. Qui siamo alla frutta. Perciò adeguatevi: statevene a casa vostra. E buona fortuna.