
{module Firma _Federico Kliche de La Grange}Oggi sono tutti lì che fischiettano allarmati e molto stupiti allargando le braccia, facendo finta di niente, e meravigliandosi di questo strano e incomprensibile paese in cui, per ragioni misteriose, può capitare che sia pubblicata la notizia (tutta da verificare, ovviamente) di un maresciallo dei carabinieri indagato per pesanti abusi commessi nell’esercizio delle proprie funzioni. Certo può capitare che ci siano militari dell’arma poco fedeli nei secoli, ci mancherebbe, quel che invece non può e non deve capitare è che vi siano, per ragioni davvero inspiegabili in un paese civile, giornali che pubblicando notizie riservate (forse false) distruggono le persone, perché da come trattano queste notizie (forse false) fanno passare i marescialli indagati (e tanta altra brava gente), ammesso che indagati lo siano per davvero, come se fossero dei criminali, come se fossero condannati in via definitiva e che, spacciando la libertà di sputtanamento per libertà di stampa, si divertono a offrire ai lettori dettagli scabrosi sulla vita professionale di uomini (fino a prova contraria innocenti) che essendo pezzi di stato (o cittadini qualunque, che fa lo stesso) contribuiscono a sputtanare le istituzioni, con la conseguenza che la gente, vedendo anche un’Arma dei carabinieri a pezzi, non sa più di chi fidarsi e perché fidarsi (ricordate il caso Mori?).
Una barbarie, dunque, pericolosissima in terra di mafie, che fortunatamente l’opinione pubblica, sta cominciando a rigettare, poiché mi è capitato più volte, negli ultimi mesi, di ritrovarmi su qualche marciapiede a parlare con amici, anche politicamente corretti, che all’improvviso, di fronte a notizie del genere hanno storto il naso, non essendo più attratti dal pettegolezzo, dalla maldicenza o addirittura dalla cattiveria gratuita, per cui si meravigliano di questo modo crudele e schifoso di agire del cosiddetto circo mediatico-giudiziario. E’ una novità assoluta che appaiano tanti garantisti della seconda e della terza ora; gente che per una vita ha scambiato per cioccolato ciò che noi, gente civile, invece, consideravamo in tempi non sospetti merda (chi non ricorda, ad esempio, il caso Scorzafave); gente cui sarebbe bene forse spiegare come è stato possibile arrivare a questo livello di inciviltà, a questo simpatico contesto in cui i ventilatori del fango, che prima venivano accesi sulla classe politica e che ora improvvisamente vengono puntati anche sulle forze di polizia (sui carabinieri in particolar modo, contribuendo chissà perché a sputtanarli e a delegittimarli), siano osservati da tutti con occhio diverso e rammaricato, con lo sguardo di chi scopre d’un tratto che la merda, appunto, non è cioccolato. Chiunque abbia voglia di discutere senza ipocrisia con i nuovi amici garantisti dovrebbe però seguire un filo logico in base al quale orientarsi per spiegare con esattezza come è stato possibile arrivare fin qui.
Perciò farebbe bene un breve ripasso per gli smemorati. Il circo mediatico giudiziario, ovvero quella miscela irresistibile e incandescente che mette insieme moralismo e giustizialismo, non è nato così per caso, ma è nato grazie a una collaborazione allegra e spietata che per molti anni è stata portata avanti da un’alleanza trasversale che ha individuato nella rimozione del nemico per via giudiziaria o per sputtanamento mediatico (che ha fatto un sacco di vittime innocenti) la chiave giusta per sbarazzarsi dei propri avversari non solo politici. Di quel sistema barbarico che ha fatto della presunzione di colpevolezza (e della pubblicità di indagini riservate una sentenza definitiva di condanna) un dogma centrale del proprio pensiero, sono stati complici tutti coloro che per trasformare la questione morale nella più grande emergenza italiana hanno accettato di sputazzare allegramente sulla classe politica prima e sui cittadini e sulle istituzioni poi, caricando prima la magistratura e poi la stampa di un compito improprio: essere custodi del codice morale, non più del codice penale.
I vostri amici oggi non faticheranno a condividere con voi questa piccola analisi sistemica ma forse faranno ancora una volta finta di niente quando gli ricorderete che se da una parte il circo mediatico giudiziario è stato creato da certi partiti che volevano moralizzare la società intera, dall’altra è stato alimentato dagli stessi giornali che prima sono stati le gazzette delle procure e poi, quando hanno deciso di mettersi in proprio, magari per volgari fini personali, magari per vendere qualche copia in più, manipolando l’opinione pubblica hanno creato, a proprio uso e consumo, l’anti politica e la politica degli anti casta; un mostro mefitico che, basato sul giustizialismo e su quel moralismo da quattro soldi che non prevede la presunzione di innocenza, e di cui è stato vittima il maresciallo dei carabinieri presunto indagato di questi giorni (ma di cui potrebbe essere vittima chiunque), continua a spacciare per cioccolato ciò che invece non può che essere merda.
Oggi naturalmente ci fa piacere vedere che tanti amici la pensano come noi e che individuano nel protagonismo di certa stampa e nel giustizialismo chiodato un dramma del nostro paese. Gli diciamo, con gioia, benvenuti tra noi ma gli ricordiamo anche che quando voi andavate a legna noi, cari amici giustizialisti, già ci scaldavamo.
