Editoriali

Enti pubblici e legalità: largo agli ispettori

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Gli enti pubblici, a cominciare dai Comuni, si sa, sono (o dovrebbero essere) sinonimo di legalità. Non solo perché agiscono (o dovrebbero agire) secondo questo necessario principio di civiltà, ma soprattutto per il rigore con cui esigono (e qui il condizionale non è d’obbligo) il giusto rispetto delle regole da parte dei cittadini.

Eppure, a guardar bene, si scopre che qui, dalle parti del “pubblico”, non tutto è così rigoroso. Ce lo raccontano alcuni amici in forza al Municipio, dopo che, nei giorni scorsi, la visita degli ispettori del lavoro e d’igiene pubblica dell’ASP, sollecitata tra l’altro da numerosi cittadini e dalle rappresentanze sindacali interne, ha messo ko alcuni importanti edifici comunali, tra cui quelli del Comando della Polizia Municipale, allo Scalo, e dell’attuale Municipio, a Palazzo Garopoli.

La notizia, come si può capire, ha dell’incredibile, poiché dice che gli ispettori sanitari, dopo verifica stile ispettore Ginko, hanno trovato i locali dell’ex Hotel Zagara e del Garopoli uno schifo, quindi inadatti a ospitare uffici pubblici, perché sporchi, pieni di ragnatele e polvere, senza ascensori funzionanti e soprattutto senza quei progetti degli impianti elettrici e senza i certificati di agibilità e destinazione d’uso che ogni edificio dovrebbe avere per garantire, così come vuole la legge, la sicurezza del pubblico e di chi ci lavora.

Ora, è facile capire che qui siamo di fronte a una situazione davvero demenziale, perché se i cittadini, anche per la mancanza solo di una parte di ciò che l’organo di controllo dovrebbe avere nei propri edifici e non ha (ad esempio il certificato di agibilità), si vedono recapitare lettere a firma di zelanti funzionari che sanciscono la chiusura, se non il sequestro, di abitazioni e attività produttive, qui, invece, l’organo di controllo, che opera nella massima illegalità, se ne infischia delle regole e fa finta di niente pensando di farla franca.

Sarebbe la classica impunità del potere (spesso dovuta a superficialità), che a volte è messa in discussione dalla rabbia dei cittadini e dei lavoratori, i quali, con le loro proteste, mettono in moto i funzionari dell’ASP che, come in questo caso, non hanno nessun timore a elevare prescrizioni e pesanti sanzioni (si parla di circa 10.000 euro) a carico dell’inadempiente Comune.

Una vera e propria mazzata, per la quale adesso si pone un problema. Intanto capire chi pagherà i danni: il Comune, coi nostri soldi, oppure i funzionari e gli amministratori direttamente responsabili delle omissioni? Perché se i vari sindaci che si sono susseguiti alla guida della città non hanno mai nominato, ad esempio, un responsabile della sicurezza, non è accettabile che questa lacuna pesi oggi sulle tasche dei cittadini. Così come non è accettabile un personale della Polizia Locale che, constatato il pessimo stato in cui versano gli uffici in cui opera, non si sia preoccupato di sanzionare se stesso. Infatti, la legge impone ai vigili di segnalare all’amministrazione comunale la necessità di tempestivi interventi per garantire sicurezza e agibilità degli edifici pubblici, e successivamente, in caso di inadempienza da parte dell’amministrazione, inoltrare regolare denuncia all’autorità giudiziaria. Soluzione del resto logica, se si pensa che il personale della Polizia Locale è costituito da ufficiali e agenti di Polizia Giudiziaria passibili, loro stessi, di denuncia in caso di atteggiamento omissivo nei confronti dell’amministrazione comunale, nonostante sia il loro datore di lavoro. Qualcuno direbbe: dura lex sed lex? Purtroppo sì.