
{module Firma _Federico Kliche de La Grange}Il 25 novembre è stata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Evviva diremmo, se non fosse per il fatto che questa data, così come l’otto marzo, con la scusa dei femminicidi commessi da maschi violenti, immaturi, traditori, egoisti, eccetera, rischia di trasformarsi nell’ennesimo tentativo di beatificazione del genere femminile. Una cosa sciocca, orribile, che proprio le donne dovrebbero evitare se, con un po’ di autoironia, e magari di autocritica, condannassero insieme con i maschi violenti, anche quelle categorie femminili che di certo non fanno onore alla categoria, non contribuendo a elevare il gentil sesso al di sopra di quello maschile, spesso costretto alla legittima difesa. E’ il caso, ad esempio, di quelle donne che stanno con un uomo e ne fanno una specie di burattino asservito a dispotismi tipicamente femminili. Arpie, che nel giro di pochi mesi fanno abbandonare al proprio uomo le sue amicizie, con la scusa che quello è un cretino, quell’altro in casa mia non ce lo voglio e via discorrendo, e inimicare la sua famiglia, perché non accettano le ingerenze della suocera, della cognata, della nipote, della badante, e che nel giro di poco tempo lo costringono così a vivere tra due fuochi e ad andare a trovare sua madre o sua sorella di nascosto, sennò sono cazzi suoi. E in questa categoria ci ficcherei anche quelle donne con atteggiamenti persecutori e ossessivi, di cui, purtroppo, si parla poco, perché raramente le ossessioni femminili sfociano in violenza, essendo più di natura psicologica. Perché ci sono donne che tra le mura domestiche tormentano i propri mariti con l’esigenza di avere un tenore di vita più alto di quanto possano realmente permettersi, per cui ci vuole la villa in campagna, la fuoriserie di rappresentanza, gli abiti firmati, sennò che vita è. Tutte richieste che poi costringono l’ossessionato marito, che magari vive con un onesto stipendio, a fare le meglio porcherie pur di far passare la rabbia e la frustrazione della moglie arrivista, che vuole essere a tutti i costi come le mogli degli amici ricchi o semplicemente benestanti (magari di famiglia). Per non parlare di quelle donne il cui modello relazionale è quasi sempre in modalità zoccola, per cui non sono capaci di alcun tipo di interazione con gli uomini che non preveda arie da gattamorta e moine insopportabili. Donne che riescono a farsi detestare dalle donne e ad abbindolare gli uomini più fessi. Per pochi minuti, perché di solito finiscono per detestarle anche i fessi. Se poi ci mettiamo anche quelle che sono madri solo loro e non perdono occasione per far sentire inadeguate le donne che vivono il ruolo di madre con più leggerezza, la misura è davvero colma. Perché sono le jihadiste della maternità, quelle che se ai tuoi figli non gli dai solo cibi biologici e naturali, meriti come minimo di essere decapitata sul banco della tua cucina. E, sfortunatamente per certi uomini, ci sono anche le ex mogli o quelle in procinto di diventarlo, che, sulla base di una legislazione idiota, che consente alle ex mogli, anche le più troie e nullafacenti, di tenere, in caso di separazione, il tenore di vita precedente, che magari era garantito solo dal reddito e dal patrimonio personale del marito, hanno come obiettivo quello di farla pagare al proprio ex, anche a costo di ridurlo in miseria. Tant’è che queste donne, inscenando violenze domestiche inesistenti o usando i figli come merci di scambio, con la complicità di avvocati senza scrupoli avviano contenziosi legali persecutori che fanno schizzare verso l’alto le richieste di mantenimento, anche quando hanno ottenuto quello che vogliono. Da ciò la conseguenza che gli ex mariti quando va bene le seppelliscono di insulti, mentre quando va male, nel senso che sono in mezzo a una strada, minacciano o fanno gesti estremi per i quali, poi, si grida al femminicidio. E potrei andare avanti per ore, citando donne ossessionate dalla forma fisica che compatiscono le robuste, donne che si circondano di amiche racchie che si limitino ad adularle, donne che interpretano il ruolo dell’amante e siccome lui non ha il coraggio di lasciare la moglie, trovano loro il modo di farglielo sapere. Mi fermo qui, perché se andassi avanti di questo passo non sarebbe difficile che qualcuno possa dire che in fondo gli uomini, poveracci, sono migliori delle donne, per cui non il 25 ma almeno il 26 novembre potrebbe diventare la Giornata dell’orgoglio maschile.
