
{module Firma _Federico Kliche de La Grange}“Largo ai giovani” è il nuovo messaggio che da qualche giorno, esattamente dopo l’elezione del consiglio provinciale, alcuni lattanti della politica locale, hanno cominciato a lanciare con decisione e forza alla città e al sindaco Geraci. È il nuovo messaggio nel quale, secondo questi scavezzacolli e i loro sponsor, la politica dovrebbe iniziare a credere, ma sul serio, non a parole.
Dicono che bisogna iniziare a credere veramente nei giovani. Condividiamo, ma a condizione che i giovani non siano i patetici cloni della vecchia politica (e delle sue idee balorde, come abbiamo già scritto) che abbiamo visto all’opera proprio in questi giorni, non siano i giovani che arrivano oggi e domani mattina già candidati (magari da strani personaggi della politica o dal capo di qualche consorteria più o meno segreta, con chissà quali scopi), siano candidati non perché giovani, carini e disoccupati ma per meriti o perché hanno fatto la cosiddetta gavetta. Come fecero Geraci e il suo gruppetto originario (o magari altri volenterosi che stavano a sinistra o nelle associazioni cattoliche), sin dai lontani anni ‘70, che ci misero la faccia, che furono sempre presenti, facendo la vera politica, che vuol dire stare in mezzo alla gente, promuovendo e promulgando le proprie idee.
Quindi “largo ai giovani”, oggi, dovrebbe voler dire dare la possibilità di emergere a chi merita: che non vuol dire rivolgersi a giovani, anche professionisti, che non danno nessuna affidabilità sul piano delle capacità e dell’intelligenza. Bisogna iniziare a pensare ai molti giovani che hanno “qualità” serie, come, ad esempio, avere idee innovative e liberali, avere un progetto politico, aver avuto la capacità di crearsi pubbliche relazioni, di essere dei piccoli leader, molto stimati, di saper donare agli altri le proprie qualità, rimanendo impressi nel cuore e nella vita delle persone che le hanno conosciute. Non dei perfetti sconosciuti, anche opportunisti, e magari deficienti.
Certo, per i vecchi politici potrebbe essere un problema che un giovane capace e intelligente possa far strada, perché questo vorrebbe dire che se uno avanza, l’altro retrocede, e questo li spaventa tantissimo. Ma è un grave errore, se si cerca di tarpare le ali a chi è più capace. Così facendo non si può migliorare la classe politica della città, non si avanza ma si rimane stabili o si retrocede. Il nostro territorio non ha più bisogno di questo. Bisogna rinnovare, perché la maggior parte degli eletti di questa zona, soprattutto nei vari consigli comunali, “probabilmente” capaci, “probabilmente” competenti, sono però assolutamente assenti dalla vera vita politica. Non si vedono mai politici che vanno quotidianamente a visitare a trovare gli imprenditori, i commercianti, le famiglie in difficoltà, i malati, che scendono in mezzo alla gente, si confrontano con tutti i tessuti sociali per rendersi conto con i propri occhi delle situazioni in cui si trovano i loro concittadini, le imprese, i commercianti, i loro problemi, le difficoltà.
E infatti i risultati sono disastrosi. Intanto, perché distruggono e demotivano centinaia e centinaia di persone che vorrebbero credere nella politica e magari occuparsene disinteressatamente, solo per dare un contributo di idee e d’impegno civile. Poi, perché non esistono più persone che abbiano le capacità di riuscire a convincere con delle proposte serie e chiare una grande fetta di elettorato, soprattutto quello che ha deciso di non partecipare più alle elezioni e alla vita pubblica. Perché, pur se non esistono più dei fuoriclasse della politica, non è nemmeno possibile non riuscire a trovare delle persone che sappiano con decisione e passione parlare trasmettendo qualcosa. Ci sono tanti giovani che pur non militando in partiti, potrebbero far rinascere la politica, magari perché non hanno pretese e doppi fini, perché vogliono bene alla loro città e al loro territorio, perché credono nelle idee liberali. Basta saperle soltanto cercare e separarle dalle persone approfittatrici che, per ogni passo che fanno, adottano la teoria del ricatto e della persuasione.
Nella loro sporca concezione pensano che basti salire sul carro giusto per avere ancora la possibilità di sfruttare qualche altro momento di gloria o, per dire di peggio, sfruttare qualche altro benefit. E’ questa, oggi, la nostra giovane dirigenza, che in qualche modo sta sgomitando per restare o salire al potere, solo che non hanno fatto i conti con chi non ha mai avuto nulla dalla politica, con chi ama fare politica, con chi non è servo di qualcuno che li può ricattare perché si sono prostrati a questo, ma che sono liberi soprattutto nel cuore.
Molto spesso i giovani che si avvicinano alla politica lo fanno perché sentono l’esigenza di servire la propria terra, di essere cittadini pronti a dare il proprio contributo intellettuale e anche fisico se necessario. Purtroppo molto spesso sono rinchiusi in gabbia, sono scoraggiati, anche per il semplice fatto di essere ritenuti dei soggetti un po’ troppo curiosi, o dei possibili pericoli in vista di campagne elettorali. Perciò, stiamo attenti al nuovo se non è pensiero nuovo.
