
{module Firma_Anton Giulio Madeo}Nonostante le tribolazioni che segnano il suo cammino, si ha l’impressione che Giuseppe Geraci conservi ancora una posizione di privilegio nella hit parade dei candidati a sindaco prossimi venturi. Geraci, a volte, e soprattutto per via di qualche collaboratore maldestro, combina qualche pasticcio che fa arrabbiare la gente (ma chi non ne commetterebbe amministrando, di questi tempi di magra, una città difficile come Corigliano), ma stando a ciò che si dice e si sente in giro non perde voti o ne perde pochi rispetto alle attese. Perché questo signore di circa settant’anni continua a dominare la scena e non dà l’impressione di cedere, nonostante ci sia gente più giovane di lui che scalpiti per scavalcarlo, almeno nel gradimento popolare? Se lo chiedono un po’ tutti, ma nessuno finora ha azzeccato la diagnosi e probabilmente anche quella che ci accingiamo noi a fare sarà deficitaria, però proviamo lo stesso a indagare.
Il primo pensiero che sgorga dalla nostra mente confusa è che l’attuale sindaco, malgrado i suoi difetti (a cominciare dalla fiducia che regala a molta gente che non la meriterebbe), ci metta un grande impegno e tanta buona volontà nel governare questa città in un momento così difficile. Per cui, anche per via del fatto che non ha vincoli partitici, la percezione è che sia migliore dei colleghi dei partiti che esistono (alcuni dei quali per le loro giravolte davvero ridicoli), di quelli che non esistono ma fanno finta di esistere e di quel che la cosiddetta società civile si appresta con orrore a proporre, cosicché la gente continua a preferirlo spaventata da eventuali salti nel buio. Non ci vuole molto per affermare, senza paura di sbagliare, che in genere la politica e chi si occupa di politica hanno nauseato gli elettori, i quali da tempo vanno a votare in numero costantemente in calo. Non solo. Si sono stufati anche di occuparsi delle vicende pubbliche. Mi riferisco alle sezioni di partito inesistenti o sempre più vuote, se non addirittura chiuse, e soprattutto all’assenza, in città, di qualsiasi accenno di dibattito o di discussione politica su temi seri.
La stampa è in crisi, pensiamo irreversibile: i quotidiani, che in generale sono di una qualità pessima, resistono a fatica pubblicando notiziole, ma sono praticamente in miseria e tirano a campare in attesa di improbabili miracoli, di qualche finanziamento privato interessato o di qualche finanziamento pubblico strainteressato. La gente crede di informarsi soprattutto attraverso internet che è una cloaca in cui molti politici o presunti tali si nutrono di escrementi. In pratica quasi tutta la popolazione di questa città vive nella più rassicurante ignoranza, che le impedisce di farsi un giudizio equilibrato sugli avvenimenti del territorio. Al progresso tecnologico mostruoso ha fatto riscontro un allarmante regresso per quanto riguarda la qualità dell’informazione. I nostri concittadini al di sotto dei cinquant’anni non acquistano un giornale neanche se minacciati con un’arma, e si aggiornano su Facebook o fonti similmente ludiche oppure su qualche sito, alcuni seri e altri meno, ma tutti pressappochisti.
In altri termini, il giornalismo e quindi il tramite tra realtà e cittadini si sono ridotti a viatici scadenti e poco utilizzati allo scopo di farsi un’idea di che succede in questa città. Diminuiscono i lettori attenti e aumentano le persone che si nutrono di pettegolezzi, maldicenze e sentito dire. Le conseguenze di questo impoverimento di notizie e di commenti sono evidenti: la massa non è totalmente inconsapevole dei fatti, ma li percepisce in modo distorto e superficiale. Mancano l’approfondimento e la riflessione. Il che non è un dramma ma indubbiamente crea una sorta di separatezza tra vita del popolo e vita politica. Col risultato che i partiti tradizionali o i movimenti civici percepiti come succursali di partito, diventano sempre più odiosi, indicati come la causa di tutti i mali, e il dramma è che, al momento, non esistono novità che potrebbero attirare l’attenzione e spesso il consenso di coloro che confidano in un cambiamento purchessia.
Qui, tutti i partiti e i movimenti civici costituiscono agli occhi di parecchi elettori il vecchio, responsabile del declino cittadino, della decadenza economica e di ogni magagna. La nostra è una analisi affrettata è incompleta, ma la sua fondatezza è dimostrata dalla circostanza che sale lo scontento generale e si indebolisce il desiderio di rivolgersi alle strutture obsolete della democrazia rappresentativa. Abbiamo il sospetto che, al momento, Geraci (e quelle che saranno le sue prossime truppe, speriamo meno disordinate) sia l’unica possibilità per chi finora lo ha scelto in alternativa ai nuovi banali politicanti, almeno di lui si fidano e ne apprezzano la sagacia e l’impegno. Ma è disposto a ricandidarsi? Ecco il punto. Non siamo in grado di fare previsioni, ma siamo sicuri che prima o poi ci penserà.
