
{module Firma_Anton Giulio Madeo}La riforma della pubblica amministrazione, voluta dal ministro Madia, non potrà dare risultati di rilievo, perché non interviene, con decisione, nei meccanismi istituzionali fondamentali della nostra burocrazia, dove occorre liberalizzare e privatizzare. Infatti, più che di timbri sui cartellini ci sarebbe stato bisogno di aprire ogni ambito al pluralismo del mercato e trasformare in aziende private gli apparati oggi sulla carta statizzati, ma di fatto nella piena disponibilità di singoli burocrati che spesso li gestiscono a modo loro e come cosa loro.
Le inefficienze patologiche estreme messe in evidenza dai furbetti del cartellino, sono solo segnali che ci aiutano a capire una realtà molto più vasta: fatta da impiegati che arrivano in orario ma che giocano al computer o fanno i comodi loro, professori puntuali ma senza stimoli e controlli, medici il cui comportamento è apparentemente insindacabile ma che in verità non si mettono davvero al servizio dei pazienti.
Di esempi di degrado se ne potrebbero fare tanti. Ne faccio solo due a portata di mano, perché accaduti nella nostra città. Il primo riguarda il Corpo di polizia locale, dove, pochi giorni fa, alcuni automobilisti, coinvolti in un tamponamento dalle parti del Cinema Metropol, non sono riusciti a trovare un vigile manco a pagarlo a peso d’oro. Stavano tutti a sostenere le visite mediche di routine, hanno risposto al Comando di via Provinciale, per cui i poveri cittadini si sono dovuti arrangiare alla meglio: chiamando la solita pattuglia tuttofare dei Carabinieri. Come dire: tutti in servizio, nessuno presente.
L’altro esempio, invece, ci viene dal Distretto sanitario dello Scalo, dove, di recente, su un cartello, affisso alla porta di un medico, si leggeva che l’ambulatorio sarebbe “stato chiuso di pomeriggio”: il tutto senza alcuna autorizzazione e senza alcun preavviso per gli utenti, in un giorno, tra l’altro, in cui lo stesso ambulatorio sarebbe dovuto rimanere aperto al pubblico. Ora, è ovvio, che oltre alle lamentele che sono arrivate (numerose), alla nostra redazione, da chi, quel giorno, avrebbe dovuto usufruire delle prestazioni di quell’ufficio, ciò che ci preme mettere in evidenza è come la sanità locale continui a essere gestita senza alcuna professionalità e come se fosse una proprietà privata, da gente, tra l’altro, che non ha rispetto degli utenti e delle regole che stanno alla base di un servizio pubblico e che pensa di vivere in un ambiente immune dalle conseguenze del malfare.
Ma, direte, cosa c’entra tutto ciò con la faccenda del cartellino? Tanto, perché il medico in questione (quello del cartello, tanto per capirci) è uno di quelli che in ufficio ci arriva di buon mattino, ma tanto di buon mattino che pare abbia l’abitudine, dopo aver timbrato, appunto, di accomodarsi nella guardiola della portineria, a fare quattro chiacchiere con alcuni colleghi, prima di salire nella sua stanza a svolgere la stressante attività giornaliera. Tanto, chi lo controlla. Certo, qualcuno ha cercato anche di dare un taglio a questa disdicevole condotta, ma lo ha fatto in maniera bizzarra e ridicola, e cioè spostando l’orario d’apertura della struttura dalle 7 alle 7,45 e ciò proprio per non dare tempo e occasione ai “salottieri” di sostare nella guardiola.
E’ vero, la decisione fa un po’ ridere, così come fa ridere il finale della storia. Alla coriglianese ovviamente, con un habitué della guardiola che arriva alle 7, munito di chiave, apre la sede del Distretto, timbra, richiude la porta e poi si reca in un altro edificio a svolgere le proprie mansioni, che nessuno si è mai preoccupato di controllare. E con gli altri amici della guardiola che continuano impassibili il loro relax, ma in orari diversi, poiché hanno dovuto fare di necessità virtù, spostando il loro inutile chiacchiericcio di tre quarti d’ora. E intanto gli utenti del servizio sanitario bestemmiano, poiché anche loro si sono dovuti adeguare ai nuovi orari e alle nuove abitudini, spostando l’attesa dalla sala d’aspetto del Distretto alla pensilina del palazzo, anche quando piove, o incontrando il medico non nella sua stanza ma, ovviamente, nella guardiola. Tanto per non farsi mancare niente.
Ecco, questi sono solo alcuni poveri esempi per capire che gli arresti e i provvedimenti contro gli assenteisti servono a poco. Piuttosto servirebbero ricette forti per combattere mali gravi, come punire, con provvedimenti disciplinari se non addirittura col licenziamento, chi, pur arrivando in orario (se non in anticipo), produce poco e lavora male. Perché se è truffaldino il comportamento di chi timbra e poi esce per prendere un caffè magari producendo l’80 % di ciò che dovrebbe fare, lo è ancor di più quello di chi timbra in orario e pur non muovendosi dalla propria sede di servizio passa la giornata a giocare al pc, a navigare su internet o addirittura a fare salotto in portineria, producendo così poco o nulla e dando della pubblica amministrazione un’immagine sguaiata, pessima.
E’ ovvio che come cittadini e utenti della pubblica amministrazione restiamo in attesa di tempi migliori, quando qualcuno imporrà regole anche dure a difesa dell’efficienza dei servizi e, perché no, dell’immagine dei pubblici servizi, magari aiutato da una magistratura che concentrerà la propria attenzione più che sui cartellini sui carichi di lavoro, sui servizi erogati ai cittadini e sul controllo delle prestazioni. Una faccenda, quest’ultima, molto delicata, che merita un’ulteriore e più approfondita analisi, che pensiamo faremo nei prossimi giorni, magari prima che scattino controlli e arresti. Un caro saluto, Anton Giulio Madeo.
