{module Firma _Federico Kliche de La Grange}I dipendenti del Distretto sanitario di Corigliano sono dei veri e propri geni. Infatti, gente più brava di loro nel fare gli interessi della sanità locale e difenderne la reputazione non esiste. Non bastasse, sono unici anche nell’arte sopraffina di difendere, attraverso la tutela del diritto di critica, la democrazia. Se continuano su questa strada non gli negheranno se non un Nobel almeno un Telegatto, riconoscendogli così il merito di aver contribuito con destrezza a migliorare non solo la salute, la cultura e la libertà, ma addirittura ad accrescere il senso del ridicolo. Che fenomeni.
Pensate: in un comunicato stampa che ci riguarda, e forse mai autorizzato dalla direzione generale, cui, se non ricordiamo male, spetterebbe il compito di decidere chi debba o no interloquire con la stampa, e inviato al blog della città (che è cosa diversissima da noi), i solerti impiegati di un Distretto che in realtà è fonte di barzellette più che di memeorabili atti volti a risolvere i problemi rancidi della sanità, come ben sanno i cittadini, ci hanno spiegato in poche righe, senza mai nominarci e in un italiano sublime, che i dirigenti e i funzionari del medesimo oltre a essere scandalosamente bravi, nonostante siano pochi per via, come dicono, della crisi internazionale che stiamo vivendo (fantastico), sono anche intoccabili, come i dalit indiani e pertanto non possono essere né citati né criticati, dalla stampa, per i disagi da loro stessi causati agli utenti della sanità locale. E se un direttore di giornale, come il nostro, prova a sfiorarli, magari dando voce a un cittadino che dovendo rinnovare un libretto sanitario, che gli servirà, il giorno dopo, per cure all’oncologia di Rossano, trova l’ufficio chiuso per incomprensibili aggiornamenti professionali (difficili da far capire a chi ha un tumore), è subito accusato di pubblicare articoli falsi, licenziosi e volgari, di essere un diffamatore, un bugiardo e soprattutto un sedicente professionista, fermamente deciso a sputtanare un così onorato e superefficiente ente (pensate un po’), magari secretando l’identità di chi scrive.
Operazione meravigliosa, nella quale, però, ci si dimentica di spiegare che l’attività principale di un giornalista è quella del riferire e del contare, visto che la colleganza presunta “oggettiva”, a proposito di ciò che si fa, o meglio non si fa, al Distretto, ha reciso del tutto il cordone con la realtà. Poi, chi scrive lo fa concretamente, per cui non è mai sedicente. Infatti, per i puristi della lingua italiana (e i dipendenti del Distretto ci sembra non lo siano, basta leggere il comunicato) sedicente è colui che si attribuisce qualità che non sono o che si sospettino non siano rispondenti a quelle reali, come può essere, ad esempio, un funzionario che si spaccia per dirigente senza in realtà esserlo e che in tale usurpata veste convoca in dieci minuti, manco fosse Marchionne, riunioni sindacali dei dipendenti a nome del direttore del Distretto (che non ne sa nulla). Inoltre, per chi non lo sapesse, la stampa ha l’obbligo di registrarsi presso un tribunale, per cui tutti gli articoli pubblicati, anche in forma anonima, sono attribuiti in prima persona (e per legge) al direttore responsabile, che nel caso de Lo Strappo Quotidiano è persona viva, vegeta e ben conosciuta, soprattutto quando lo si contatta per fargli i complimenti per lo spazio e il tempo dedicato alle tante eccellenze del Distretto di Corigliano (che pur ci sono) o alla difesa di suoi dirigenti infangati dalla stampa per squallidi fatti personali. E a tal proposito serve ricordare ciò che il nostro direttore scrisse a proposito degli ambulatori e soprattutto del servizio di Farmacia, gestiti con grande professionalità, responsabilità, capacità e spirito di sacrificio, da pochi, bravi e volenterosi dirigenti e impiegati, che per il lavoro che svolgono al loro cospetto Sisifo sarebbe un dilettante, o quando scrisse di un funzionario dello stesso Distretto, difeso in tutta solitudine quand’era massacrato dalla stampa locale per un’assurda, falsa, e quella sì volgare, vicenda di pedofilia cui era del tutto estraneo e sulla quale i suoi colleghi girarono la faccia dall’altra parte, guardandosi bene dal diffondere qualche comunicato stampa di solidarietà. Che schifo.
Ecco, questa è la sensibilità sociale e la coscienza civile dei dipendenti del Distretto sanitario di Corigliano: quando li proteggi sei un grande uomo oltreché un grande professionista, meritorio di grandi leccate, al limite della fellatio, mentre se non lo fai, magari per denunciare l’interruzione di un pubblico servizio, sei uno stronzo idiota che va accusato di tutto (in forma vigliaccamente anonima), anche di non rispettare le regole (magari pretendendo di essere “servito” in orari indecenti) e di voler “infangare” la loro onorabilità. E’ un circolo vizioso, da dementi, dal quale si può uscire solo attraverso un giudice, un tribunale o una giuria popolare, ai quali chiedere di giudicare chi sbaglia: se i ballisti dell’informazione, cioè coloro, particolarmente i giornalisti, che scrivono panzane sulla stampa cartacea e ne divulgano su internet, dove scorre un fiume in piena di puttanate, o alcuni funzionari dello stesso Distretto che non fanno o non hanno mai fatto il proprio dovere.
Amo i tribunali: quelli popolari in particolare, ma anche quelli ordinari, la Corte dei Conti, persino il Tar, che nessuno sa a che cazzo serva, per cui non farà male se tra questi ce ne sia uno, dico uno, cui ci si possa rivolgere per valutare se le notizie diramate sul Distretto sui vari mezzi di comunicazione sono fondate oppure no e se in quel ramo della nostra sanità c’è davvero qualcosa che non va in fatto di sprechi, produttività e funzionalità. Per cui, tanto per fare qualche esempio, sarebbe interessante avere notizie più che sull’assenteismo, sui carichi di lavoro e i risultati raggiunti da alcune sue unità, anche appositamente costituite: come quella che dovrebbe fornire informazioni sanitarie nelle scuole, della quale ci piacerebbe vedere i dati sulle uscite mensili, i risultati e soprattutto le eventuali relazioni su agibilità e sovraffollamento delle aule; come quella di epidemiologia, di cui mai sono state divulgate le indagini epidemiologiche, che sicuramente ci saranno, fatte negli ultimi anni sul territorio; come quella di igiene pubblica, dai cui dirigenti medici vorremmo sapere quali e quanti atti hanno prodotto, eccezion fatta per le lettere d’accompagnamento di pareri e quant’altro sbrigato dai funzionari tecnici (che tra l’altro non essendo dirigenti ci costano la metà); dell’ufficio vaccinazioni, che dipende dall’igiene pubblica, dove pare che un solo medico si accolli tutto il massacrante lavoro, mentre altri due medici, comodamente seduti dietro a una scrivania, invece di dargli una mano, si limitano, come dicevamo, a trasmettere, come fossero postini o il Nicolini telegrafista di una volta, il lavoro fatto dai funzionari.
Ecco, questi esempi, anche se pochi, sono più che sufficienti a far sì che la giustizia, anche popolare, faccia e pretenda chiarezza. Perché i dipendenti della sanità sono persone simpatiche e suppongo perbene, però non possono pensare di essere come Dio, quindi al di sopra dei loro simili. Chi l’ha detto che loro sono la banda degli onesti mentre gli altri costituiscono un branco di furfanti? Può darsi che sia così, ma per esserne sicuri è indispensabile fare delle verifiche per avere delle certezze assolute. Di qui l’opportunità di rivolgersi a un tribunale appunto, ripeto anche popolare, con il compito di valutare chi è il furfante in questa vicenda. Noi vi terremo informati sugli sviluppi, perché non abbiamo intenzione di abbassare la guardia. Lo dobbiamo alla gente, soprattutto a quella più debole e indifesa, come può essere, appunto, un malato di cancro. A presto.
