Editoriali

Pensar male, in politica, è come un orgasmo

{module Firma _Federico Kliche de La Grange}Mi capita sempre più spesso di leggere scritti di veri e propri cretini, che con molta facilità, anche per via di una tendenza lanciata durante il periodo di Tangentopoli, descrivono la politica, e gli enti che essa governa, come una specie di girone infernale, in cui, ovviamente, la parte del demonio la farebbero quei criminali, massoni, affaristi e complottisti dei politici, che altro non sanno fare se non rubare, organizzare trame, farsi guidare da chissà quali poteri forti e occulti e associazioni mafiose responsabili di ogni disgrazia o nefandezza che avviene. E’ una prospettiva molto elementare, direi da dementi, quella di elevare le nostre credenze, tra l’altro errate e superficiali, a verità assolute, che serve a rassicurare certi individui dalla mente e dalla cultura deboli, in modo da evitargli di accettare la realtà di un mondo complesso, caotico e contraddittorio come quello attuale, che per essere compresa ha bisogno di essere studiata a lungo e a fondo. E’ il cosiddetto meccanismo di rinforzo-ricompensa (lo stesso di un orgasmo), come affermano alcuni studiosi, che nel cervello è collegato a un ammasso di neuroni grande come un’arachide, il nucleus accombens. Quando raggiungiamo un risultato positivo – dicono gli scienziati che hanno studiato la materia (ma guarda, hanno studiato) – quella regione del cervello produce dopamina, un mediatore indispensabile nella chimica cerebrale. La dopamina provoca una sensazione di piacere invitandoci a ripetere nuovamente un comportamento, in linea con il nostro pensiero, che ci appaga. Il lato negativo della dopamina è che crea dipendenza. Sfortunatamente le idee più coinvolgenti a volte sono pessime idee, come quelle propagandate, in questi giorni, da alcuni imbecilli, che, sulla base di presunte manovre mafiose o affaristiche clientelari che riguarderebbero il nostro municipio, stanno producendo così tanti danni alla città. E’ una specie di religione laica, applicata alla politica, quella del “complottismo” o del “tutti ladri, farabutti e incapaci”, che, come spiegano alcuni storici, l’uomo usa per soddisfare l’innato bisogno di senso in una società secolarizzata. Il problema però è che le teorie (sballate) influenzano la realtà in modi inaspettati, con effetti importanti e spesso devastanti. E ciò avviene quando queste teorie sono diffuse soprattutto dai fogli online e dai social (quegli spazi virtuali che, secondo Umberto Eco, hanno dato diritto di parola a milioni di cretini), che per spiegare la politica infarciscono le loro pagine di cospirazioni mafiose o dei cosiddetti poteri forti, che hanno un impatto nefasto sull’immagine e sull’economia della città, che se vive uno stato quasi comatoso è proprio per indigestione di “fake news”. Così se il turbine di notizie potrebbe far pensare a una certa vivacità della nostra società, perché di una cosa purché se ne parli se ne può parlare anche male, ironicamente ha un effetto calmante: non sapendo cosa è vero e cosa è falso è meglio non fare nulla, perché la gente così diventa pessimista, rassegnata. Qui da noi, dove difficilmente si arriva a una verità condivisa su eventi scioccanti per la collettività, è comprensibile la propensione a ricorrere alla dietrologia per spiegare fatti politici e amministrativi, come può essere la nomina di una commissione antimafia di accesso agli atti comunali, che, come dicono le menti deboli, “se è stata nominata è perché ci dev’essere per forza qualcosa di mafioso al municipio”. In un paese purtroppo portato a spiegare i fatti con trame occulte, mafie e quant’altro, personaggi come quelli che leggiamo quasi tutti i giorni sui social e sulla stampa locale hanno gioco facile nell’offrire la mafia e la cospirazione quotidiane ai loro seguaci. In fondo costerebbe troppa fatica, soprattutto in termini di studio, offrire una versione più realistica di ciò che accade. “Ogni uomo è una creatura dell’epoca in cui vive; ma pochi sono capaci di elevare se stessi sopra le idee del loro tempo”. Così Voltaire spiegava una debolezza dell’essere umano, invero facile da sfruttare in qualsiasi frangente storico.