Editoriali

Il pessimista nato

{module Firma_Edilberto de Angelis}Se pensiamo a ottimismo e pessimismo come due modi di mettersi in rapporto con se stessi e con gli altri esseri umani, allora il coriglianese è un pessimista nato, poiché ha perlopiù una visione negativa del futuro oltreché degli uomini, da cui si aspetta sempre il peggio. Parte la raccolta differenziata? Sarà un disastro, dice il coriglianese pessimista, poiché non siamo né saremo mai un popolo civile, per cui presto vedremo le strade invase da una montagna di rifiuti. E fosse solo questo: in generale il coriglianese pessimista (cronico), negli uomini scopre sempre le qualità più malvagie, le motivazioni più egoiste, meno disinteressate. E così se qualcuno, ad esempio, decide d’impegnarsi in politica, vuol dire che ha qualche losco progetto personale da realizzare, altro che interesse generale. Infatti, provate a illustrare al coriglianese pessimista un vostro progetto politico o una vostra ambizione (pubblica), li guarderà con sfiducia e cercherà subito i difetti, gli errori, fino ad elencarvi tutte le difficoltà a cui andrete incontro, comprese le persone di cui dovreste diffidare, al punto di farvi passare la voglia di realizzarli. Ricordo, alcuni anni fa, alcuni amici con cui feci una piccola e tragicomica esperienza politica. Ebbene, fu un disastro, perché come gli illustrai alcune idee che avevo per la città, e le persone con cui intendevo realizzarle, mi misero davanti tante di quelle difficoltà, tanti di quei dubbi, che alla fine dovetti scegliere: far fuori loro o far fuori le idee. Non ebbi nessun dubbio: preferii far fuori loro (a cominciare dai più cretini del gruppo), anche perché il pessimista è contagioso e cerca di infettare gli altri sfruttando alcune tendenze presenti in tutti noi e che non aspettano altro che di essere svegliate. La prima è la nostra paura del futuro. La seconda è la nostra naturale pigrizia, la nostra tendenza a stare fermi per non rischiare. Il coriglianese pessimista, infatti, è un pigro, non vuole fare sforzi per adattarsi al nuovo. E abitudinario, ha rituali precisi per il risveglio, per il pranzo, per il weekend. Di solito è anche avaro, teme sempre che gli portino via il suo denaro. Spesso si lamenta delle ingiustizie che ha dovuto subire nel passato e tutti i suoi insuccessi, anziché alla sua sventatezza e spesso alla sua ignoranza, li attribuisce a qualcuno che lo ha ostacolato e ciò lo porta a essere rancoroso e invidioso nei confronti di chi, invece, ce l’ha fatta, magari con sacrificio e duro lavoro, che considera ladro o, nella migliore delle ipotesi, cretino. Il coriglianese pessimista si considera sempre una vittima, quindi diffidatene. Per fortuna, in questo scenario desolante, pur se son pochi, ci sono anche gli ottimisti, che guardano con serenità al futuro, e se confrontati con i pessimisti, a prima vista appaiono come degli ingenui. In realtà vedono benissimo le malvagità altrui, ma hanno fiducia in se stessi e nella loro capacita di neutralizzarle. E, a differenza dei pessimisti, vedono le buone occasioni da sfruttare. Essi, inoltre, sanno che tutti hanno anche qualità positive che, con intelligenza e astuzia, possono utilizzare a loro vantaggio o a vantaggio della città. Poiché sono entusiasti, si circondano sempre di collaboratori pieni di vita. Tutti i grandi organizzatori, tutti i grandi imprenditori, tutti i grandi politici sono ottimisti e non hanno paura di circondarsi di gente di valore. Naturalmente capitano loro anche dei collaboratori meschini che ne sfruttano la generosità. Per questo il capo ottimista deve essere sempre molto energico e deciso, pronto a cacciare via su due piedi chi si comporta in modo disonesto.