Editoriali

Se non è un complotto poco ci manca

{module Firma _Federico Kliche de La Grange}Fuori si sorride, dentro si sogghigna, soprattutto in certi ambienti, più o meno autorevoli. Corigliano vive l’eterna ambiguità che scollega spesso due cose: la realtà dei fatti dal pettegolezzo iniziale, dalla maldicenza; che inevitabilmente finiscono per diventare pensiero comune. Convinzione talvolta non suffragata da prove. Una passione sfrenata per il complotto, per l’intrigo, che si cibano di indizi e tendenze, spesso di fantasie da calure. Come, ad esempio, quelle che sto per raccontarvi, fatte da una strana successione di eventi, che avrebbe colpito, in questi ultimi tempi, il sindaco Geraci e la sua città. Ce n’è uno e più d’uno, di questi eventi, che avrebbero spinto qualcuno a pensare davvero se non al complotto, almeno a qualcosa di strano che sta avvenendo alle spalle del sindaco. Come la visita, che avrebbero fatto, nella notte tra l’11 e il 12 luglio scorso, misteriosi personaggi, che giunti in macchina davanti a Palazzo Garopoli ne avrebbero poi visitato l’interno. Una visita senza effrazioni, senza refurtiva, senza tracce, fatta da chi sperava di trovare, forse nelle stanze degli uffici tecnici o finanziari, qualcosa che c’era e che inaspettatamente era stata già portata via. Chi lo sa. O come la questione della mancanza d’acqua in alcune zone della città, ormai sistematica e dovuta a continue manomissioni, anche piccoli sabotaggi quasi da bambini deficienti (come la chiusura delle saracinesche dei pozzi), degli impianti che il comune utilizza per alimentare la rete idrica cittadina. Oppure l’arrivo, a sorpresa, di una commissione d’accesso prefettizia per verificare eventuali infiltrazioni mafiose al comune, le incredibili rivelazioni secondo cui, in ordine, Geraci avrebbe fatto pressioni per far approvare in tutta fretta i bilanci degli ultimi tre anni della MERIS, chiesto a un politico calabrese d’intervenire sulla commissione d’accesso, saputo di un assessore della propria giunta indagato per corruzione, perché al centro di un sistema di tangenti, tanto da chiederne le dimissioni. Insomma, commissioni, interruzioni, guasti, visite notturne di chissà chi, pressioni, raccomandazioni, presunte tangenti, che in questa città maldicente e meschina, in quella che dovrebbe essere la sua parte migliore, ma non lo è, non possono che portare a una ricostruzione maliziosa dei fatti, che poi diventa il pane quotidiano che certi ambienti sfornano per i giornali e i social, affinché ne facciano un uso smodato per sferrare attacchi feroci, volgari, sanguinosi al sindaco, forse per fargli perdere la testa, nella speranza che possa dimettersi, levarsi di torno, in un periodo in cui è sotto pressione per l’arrivo di centinaia di migranti (cui non si riesce più a dare sistemazione), per la vicenda della commissione d’accesso agli atti (di cui non si vede ancora la fine), per l’emergenza idrica, per la raccolta differenziata dei rifiuti (per la quale, guarda caso, a nessuno è venuto in mente di scrivere che è stata un inaspettato successo). Tutti elementi che, a qualche dietrologo, patito delle congetture, potrebbero far pensare a un complotto o a qualcos’altro di oscuro per far fuori il buon Geraci, cui non possiamo dare una paternità, perché se ci provassimo, se provassimo solo a immaginare un tentativo trasversale di chissà chi per destabilizzare la città di Corigliano, che avviene in una fase storica particolare, che dovrebbe portare alla fusione, con la vicina Rossano, ci vengono i brividi, specie se pensiamo che l’attuale sindaco potrebbe essere sotto tiro non solo per via di qualche scomodo provvedimento preso in settori chiave, come l’urbanistica e i lavori pubblici, da cui avrebbe allontanato i malfattori, ma soprattutto per qualche dubbio che avrebbe espresso, di recente, sulla maniera frettolosa, raffazzonata e balorda (senza uno statuto provvisorio, senza piani di fattibilità, senza conti finanziari, senza confronti delle piante organiche, senza riequilibrio delle rendite catastali) con cui è stata condotta finora la vicenda della città unica. E qui potrebbero entrare in gioco quei poteri più o meno forti (oggi moralmente e culturalmente decaduti, perché in totale disfacimento), vero emblema di un complottismo pecoreccio, i quali, essendosi schierati per la città unica, per un fatto di sopravvivenza, potrebbero aver orchestrato un piano, molto rudimentale, per far sì che, sperando anche in un eventuale scioglimento del consiglio comunale di Corigliano per mafia, una fusione tradizionale si trasformi, magari con il consenso distratto di organi amministrativi non politici, in una vera e propria incorporazione, giusto per permettere a un popolo di parassiti e nullafacenti, sull’orlo del fallimento, di mettere le mani sull’enorme ricchezza, soprattutto immobiliare (vedi rendite catastali molto alte), che frutterebbe milioni di euro di tasse e tributi, della città più ricca del territorio. Una specie di trappola politica, in cui si spera di far cadere Geraci, che potrebbe essere smontata se solo la maggior parte dei coriglianesi, quelli che ovviamente non contano e non frequentano i salotti buoni, votasse no al referendum sull’annessione del prossimo 22 ottobre. Sarebbe bellissimo, ma a condizione che tutto ciò che abbiamo fin qui raccontato fosse vero e non una specie di distopia, un vizio tipico di chi, come me, si lascia affabulare da una storia che, prevedendo una società fantasiosa e indesiderabile, potrebbe lasciare il segno. Eccome.