
{module Firma_Anton Giulio Madeo}“Siamo stufi. Questa invasione deve finire, anche a costo di preparare le barricate davanti al porto o a incatenarci di fronte a ogni luogo che l’amministrazione, suo malgrado, possa prendere in esame, su ordine del prefetto, per ospitare i migranti”. Queste, sono le parole dure di alcuni residenti della nostra città, tra i quali comincia a farsi strada, come in altre realtà d’Italia, l’idea di ribellarsi all’invasione nera (e islamica), perché anche qui la gente, che è stanca di vedere per le strade immigrati nullafacenti, di cui non si conoscono le intenzioni e lo stato di salute, dice che “è ora” di alzare la voce con il governo, per impedire che Corigliano si trasformi in un ricovero portuale per immigrati che salpano dal Nord Africa. E se la città prende in seria considerazione l’idea di ribellarsi, è perché comincia ad avere paura, a essere preoccupata per quello che potrebbe accadere da qui a breve, quando, finiti i fondi dell’accoglienza (che prima o poi finiranno), questa gente per procurarsi tutto ciò che finora ha avuto gratis (e cioè cellulari, soldi, abiti, vitto e alloggio), si dedicherà ad aggressioni, furti, saccheggi, come è già avvenuto altrove. Un vero e proprio pericolo, dunque, difficile da scongiurare, giurano alcuni nostri concittadini, poiché questi immigrati difficilmente riusciranno a far da se, a mantenersi da soli, in una realtà come la nostra, poiché provengono, in gran parte, da paesi che, nonostante abbiano avuto miliardi di aiuti finanziari e dispongano di materie prime imponenti, non si sono mai emancipati economicamente e civilmente. Infatti, i paesi da cui arrivano, che sono depressi per antichissima tradizione (in cui inserirei anche l’islam), non si sono mai sforzati nei secoli di svilupparsi, essendo privi completamente di cultura del lavoro. Lì, la gente è abituata a tirare a campare con quel poco che ha, non ha né la voglia né la forza di liberarsi dalla miseria. Subisce la propria condizione e non si dà da fare per migliorarla. Quando i paesi dell’occidente hanno cercato di darle una mano, inviando laggiù capitali nel tentativo di stimolare l’economia, i tiranni locali si sono impossessati del denaro e si sono arricchiti senza preoccuparsi del popolo. Questo è un fenomeno accertato ed è irragionevole continuare a pensare che si potrebbe impedire ai potenziali migranti di partire per i nostri porti regalandogli vagonate di quattrini. I neri sono assolutamente incapaci d’intraprendere qualsiasi attività produttiva. Essi sono da sempre impegnati a farsi la guerra per assicurarsi il dominio delle varie regioni. Nei loro programmi prevalgono motivi tribali e viene trascurato il benessere del popolo, del quale capi e stregoni con ambizioni dittatoriali se ne infischiano tranquillamente. Quindi è da ingenui e da ignoranti seguitare ad affermare che i migranti economici, se fossero invogliati a rimanere dove sono grazie al nostro sostegno, eviterebbero volentieri di prendere la via del mare allo scopo di trasferirsi in Italia. L’Italia attrae questa gente perché l’affascina con le sue promesse di bella vita, che vogliono dire accoglienza a tutti e assistenza gratuita, vitto, alloggio, poco o nessun lavoro. Essa inoltre è tollerante con chi commette reati, pochi delinquenti finiscono in galera e comunque non ci rimangono a lungo. Meglio di così… Sui marciapiedi della città (pensate a quelli di Schiavonea in questo periodo) non si contano gli ambulanti abusivi che vendono illegalmente qualsiasi merce contraffatta, facendo concorrenza sleale ai commercianti regolari e muniti di licenza. Chi li persegue? Chi li punisce? Nessuno, perché la magistratura mentre è inflessibile con gli italiani è di manica larga con gli stranieri, finge di non vederli. La polizia locale quasi ti uccide se parcheggi dove non si può, ma perdona i vu’ cumprà. Ovvio che gli africani non cessino di imbarcarsi avendo quale meta il paese dei balocchi. Per cui non capisco per quale ragione i neri che incontriamo per strada dovrebbero farci pena, con queste premesse. Così, mentre tornando a casa passo davanti a un negozio cinese, mi pongo una domanda: come mai i cinesi siano riusciti a diventare ricchi. Semplice, si sono arrangiati per conto proprio. La Cina fino a trenta anni fa moriva di fame, peggio dell’Africa. Poi si è svegliata e si è comprata mezzo mondo, diventando una potenza mondiale. E questo perché i cinesi hanno il lavoro nel sangue. Lo sanno fare bene e ci battono. I neri invece sono gli stessi poveracci di un secolo fa. Ci sarà un perché? Crediamo di sì. Ecco perché questo non è un paese per neri.
