Editoriali

“Caro sindaco, ti voglio bene, sei un bravo ragazzo, ma devo votare contro la revoca”

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Difendere i politici, soprattutto se li conosci, non è facile, di questi tempi. Ma a volte bisogna farlo, perché ne hanno bisogno, o meglio, ne ha bisogno la città. Dunque non è per difendere Giuseppe Geraci, che parliamo di Giuseppe Geraci e del suo gruppo consiliare. E’ solo per un godibilissimo senso dello spettacolo, perché la politica, quando si lega al nonsense, è una forma di comicità meravigliosa che serve a dare la misura della qualità dei suoi interpreti. Insomma, lo scorso 15 settembre, i consiglieri di Geraci erano impegnati nel consiglio che avrebbe dovuto revocare l’atto d’impulso del febbraio 2016, mettendo così la parola fine alla sciagurata e raffazzonata vicenda della fusione tra i comuni di Corigliano e Rossano. Invece, niente revoca, nonostante impegni e parole date nel consiglio del 12 agosto, del tipo spezzeremo le reni ai rossanesi se questi e la regione Calabria non giungeranno a più miti consigli. Perché per volontà di alcuni ambigui giovani leoni del gruppo di maggioranza, soprattutto di quelli più acculturati (si fa per dire) e candidati a furor di popolo, nel 2013, per ringiovanire e rinvigorire i ranghi, che dicevano un po’ la qualunque sulla politica e la fusione, tutto è stato ancora rinviato. Alle prossime settimane, dicono, quando Corigliano chiederà a Rossano di impegnarsi per far sì che la regione Calabria sposti il referendum, del 22 ottobre, di almeno tre mesi, in modo da preparare quel piano di fattibilità che sarebbe dovuto essere pronto già da mesi. Anche se abbiamo la sensazione che al di là di piani di fattibilità e rinvii i giovani leoni andranno in consiglio a dire ancora la qualunque sulla fusione e la politica, magari fino alla bocciatura della revoca chiesta dal sindaco, che poi, chissà perché, è ciò che vogliono. Lo diciamo perché l’altra sera, nelle stanze del consiglio, li abbiamo visti all’opera alcuni di questi rampanti professionisti, e vi assicuro che erano uno spasso, impauriti e divisi tra quelli, come certi avvocati furbacchioni, che dicevano al sindaco di non metterli in difficoltà, perché se avessero votato per la revoca avrebbero subito, in tribunale, le pressioni e forse le ritorsioni (o solo gli sfottò) dei colleghi rossanesi, e quelli, meno furbi e più piagnoni, che in lacrime chiedevano a Geraci di perdonarli perché in fondo tenevano famiglia e pur dovendo votare contro la revoca gli volevano un gran bene. E che spettacolo, poi, quelli che filavano via, trafelati, pur di non far capire che, in caso di votazione, avrebbero votato no alla revoca, o ancora quelli che prima di votare avrebbero voluto parlare con papà e che schifo quelli per cui la piazzetta di Schiavonea quest’estate è stata troppo piena di gente e di rumori, che poco c’entrano con la fusione ma tant’è, o quelli incazzati per non essere stati eletti alla provincia. Insomma: stavano parlando di fusione; poi alcuni sono passati alle ritorsioni, al tengo famiglia e alle lacrime; altri sono trasmigrati sul turismo caciarone, e altri ancora, in un battibaleno erano sulla chiamata telefonica per capire da papà se essere contro la fusione avrebbe potuto compromettere gli affari di famiglia. Da restare estasiati, insomma. Non tanto per la qualità dei protagonisti, dei quali ormai consociamo il valore (minus quam merdam) e la capacità di passare da una stronzata all’altra, ma per la qualità della discussione, che per definizione, indipendentemente dai suoi protagonisti, ha avuto poco a che fare con ciò che in realtà è questa fusione: un brutto tentativo, da parte di loschi figuri rossanesi, pare poco amati anche dalle parti di Mascaro, di mettere le mani, con metodi truffaldini, sulla città di Corigliano e sulle sue ricchezze; tentativo che se i giovani leoni coriglianesi continueranno a ignorare dimostrerà più che la loro incapacità la loro viltà. Perché solo dei vili, ignoranti e ingenui quanto si vuole, possono far finta di non capire che se buona parte della classe dirigente di questa città, massoni compresi, è per la fusione veloce, confusionaria e truffaldina che abbiamo conosciuto, perché dicono “è un’occasione da non perdere” (senza, tra l’altro, spiegare perché), vuol dire che qui qualcosa non quadra, vuol dire che qui si stanno facendo pressioni terribili affinché si faccia tutto presto e al buio, forse per evitare serie discussioni su temi importanti, come quella che si sarebbe dovuta fare, ad esempio, sulle finanze comunali o sul personale, considerando che il comune di Rossano, avendo in pianta organica ben quattro dirigenti, in futuro potrebbe organizzare e guidare la struttura del comune unico a proprio uso e consumo, visto che Corigliano di dirigenti, nel proprio organico, non ne ha, e siamo in tempi di spending rewiew. Uno strazio, dunque, che dovrebbe indurci a chiedere al sindaco di farla finita con questa fusione e a dimettersi nel caso non riuscisse a bloccarla, giusto per evitare che quattro cialtroni rossanesi tengano in ostaggio alcuni consiglieri di maggioranza, creando un clima di terrore e di plagio, per cercare di dominare una grande città e il suo territorio. Non bisogna lasciar infierire così a lungo la barbarie, quando non la si sia addirittura favorita. Perché dopo è difficile cavare il ragno dal buco. La strategia di certi faccendieri rossanesi è proprio quella di lasciare che un malanno curabile si aggravi fino al ricorso alla chirurgia di urgenza, e può succedere che i chirurghi convocati lo dichiarino inoperabile. E’ quello che i chirurghi a consulto stanno certificando a proposito di questa fusione. Forse la politica, quella seria, può ancora qualcosa. Che si faccia sentire.