Editoriali

La fusione? Lascerà solo macerie

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Oggi, purtroppo, la campagna referendaria per la fusione ci lascia, oltre ad alcuni ridicoli personaggi dei comitati per il sì, una crisi politica senza precedenti. Infatti, per via di questa sciagurata fusione la maggioranza che governava Corigliano, insieme con il sindaco Geraci, è andata in fibrillazione, a causa di elementi del tutto inaffidabili e inqualificabili, che proprio su questa vicenda del comune unico (e non solo) ha litigato al proprio interno, assottigliandosi e predisponendosi così a perdere oltre alla faccia anche la città, che con il prossimo referendum, in programma per il 22 ottobre, potrebbe finire nelle mani di personaggi a dir poco inquietanti. E’ ovvio che un’eventuale sconfitta del no ci preoccupa, proprio per la superficialità con cui è stata preparata e gestita l’idea (ammesso che ce ne sia una) di fusione e la coglionaggine di una parte di chi l’ha sostenuta, che di certo non avvantaggerà i coriglianesi, i quali, pur essendo sbandati e disorganizzati, come sempre, si spera possano rinsavire e riuscire a sventare il colpo di mano, magari facendo prevalere, nelle urne, una maggioranza forte di no, nonostante siano disgustati dalla politica tradizionale, che, mai come in questo caso, è il maggiore sponsor della fusione raffazzonata e truffaldina che ci stanno imponendo. Vedremo come andrà a finire. Intanto limitiamoci a dire che una parte della maggioranza che guida la città, quella che voleva rinnovare la politica (e qui mi stava per scappare una pernacchia), propende per il suicidio, poiché avendo concesso il proprio culo a gente ignobile, non avrà più alcun futuro politico (e forse non ne ha mai avuto) e non potrà garantirne uno neanche alla città. La prova è la sua unità, che è andata a farsi benedire da tempo e ultimamente, con l’appello a favore del sì, che la vede a fianco del peggio della politica locale, lo sfaldamento degli ex sostenitori del sindaco è diventato addirittura irreversibile e, lasciatemelo dire, ridicolo. Non sappiamo se Geraci detenga ancora la maggioranza del gruppo, né pensiamo che gliene possa fregare più di tanto, forse perché questo gruppo si è ridotto a causa di volgari beghe da cortile. Alcuni consiglieri sono andati per i fatti loro essendo, soprattutto sulla fusione, in perenne polemica con il sindaco e il resto dei compagni di strada, mentre altri si sono dati da fare inutilmente per cercare di ricucire lo strappo. Risultato, un disastro senza precedenti. Uno sfaldamento totale del gruppo di maggioranza, che probabilmente è ormai conscio della propria imminente sconfitta umana e politica. Le risse intestine non hanno mai portato niente di buono. E lo sappiamo. Ciò che invece non sappiamo, è perché questo pezzo di maggioranza si sia distaccato dal plotone del sindaco. Non sappiamo neanche dove voglia andare a parare, poiché non ce lo ha fatto capire, non avendone neanche le capacità. Si intuisce soltanto che, forse per motivi e interessi personali, è avviato verso lo sfascio, perché questi signori, finora, e con la scusa della fusione, hanno dimostrano solo di essere irritati con il sindaco, ma non sono stati in grado di creare qualcosa di credibile, di utile, di intelligente e intellegibile. E allora che senso ha la loro battaglia se non quello storico: “Crepi Geraci con tutti i filistei”. E poi? Quand’anche il loro piano avesse successo, cosa accadrebbe? Corigliano andrebbe in malora a vantaggio di chi? Dei circoli esclusivi e delle consorterie rossanesi? Capirai che meraviglia, considerando da chi sono composti. Si potrebbe ipotizzare che i rossanesi riescano nell’impresa in cui non è riuscito Geraci, e cioè a trasformare la merda in oro, a creare finalmente quella classe dirigente che non c’è? Nossignori, perché chi, in questo momento, sta dando una mano a questi personaggi inquietanti a distruggere la sovranità e la libertà dei coriglianesi, trasformandoli in “coriglionesi”, ha forse tante buone intenzioni ma è privo sia di carattere sia di capacità politico-culturali sia dei suffragi necessari a costituire una base governativa solida e credibile. Pertanto alla prima occasione, come potrebbe essere l’elezione degli organismi del comune unico, saranno trattati come pezze da piedi e scaricati. Che è poi ciò che meritano. Quindi, il futuro unificato non fornirà una soluzione, bensì getterà sul tappeto un problema: non ci sarà una classe dirigente (e politica) di questa città all’altezza di condizionare la politica della futura “grande” città unica. La nostra marginalità sarà garantita. A dimostrazione che tutti quelli che in questo momento stanno tifando per la fusione sono un coacervo di incapaci e di mezze seghe. In questo contesto, perciò, acquista valore liberatorio il no al referendum del 22 ottobre. Se passa se non altro potremo dire che i tanto difettosi e bistrattati coriglianesi, quelli più genuini, avranno salvato il loro comune e forse anche il loro futuro.