
{module Firma_Anton Giulio Madeo}Molti, dicono che il referendum sulla fusione sia comunque cosa buona e giusta, perché dà, ai cittadini, la possibilità di esprimersi su un tema molto delicato. E’ un po’ come succede alle mosche, che, tutti i giorni, potendo partecipare liberamente, in milioni, al banchetto imbandito attorno alla merda, possono esprimersi sulla bontà degli escrementi. “E’ la democrazia”, come direbbe qualcuno, anche se, pensando alle mosche qualche dubbio sul banchetto e sulla bontà della sua pietanza ci sorge. E’ un’immagine forte, per qualcuno folle o eversiva, per altri addirittura cretina, ma utile a far capire quanto possano far schifo le istituzioni cosiddette democratiche. Perché, se provaste a riflettere un attimo su cosa sono (e sono stati) capaci di fare a noi e alle nostre famiglie (questione fusione compresa) personaggi politici che ci rappresentano in istituzioni liberamente elette da migliaia se non da milioni di cittadini – elettori, a cominciare dal basso, capireste quanto la democrazia possa essere pericolosa. Non è per ripetere un luogo comune, ma pensate ad esempio alla Calabria, intesa come istituzioni e classi dirigenti: un organismo putrescente, da sempre preda di gente incapace e dannosa, che detiene, a tutti i livelli, un enorme potere “democratico” che non ha mai fatto gli interessi della gente comune, perché sempre più autoreferenziale e che desta non poca indignazione e preoccupazione in tutta Italia, considerando che continua a impoverire e a imbarbarire un popolo e un territorio dalle grandi potenzialità, con un assistenzialismo e un clientelismo che fanno tutti pezzenti e schiavi. Ecco perché mi sono sempre trovato d’accordo con quanti (a cominciare da Giacomo Mancini, senior ovviamente) pensano che a queste latitudini sia quanto mai necessario sospendere la democrazia, quindi abolire referendum ed elezioni per alcuni anni, perché anche con il principio della democrazia diretta e dell’alternanza, tra destra e sinistra, nulla è cambiato. E’ un argomento delicatissimo, poiché ogni governo che limiti o annulli i cosiddetti diritti politici è accolto con diffidenza. Tuttavia, a volte, una qualche forma di sospensione della democrazia sarebbe necessaria, salutare, a fronte di crisi ed eventi traumatici: limita temporaneamente le libertà allo scopo di ristabilire, appena possibile, la normalità, magari attraverso una nuova e migliore classe dirigente. Non sarebbe di certo uno scandalo, poiché qualcosa di simile accadeva già nell’antica Roma, quando la repubblica era in pericolo, mentre, in tempi moderni, è capitato in alcuni paesi del Sud America, come il Cile. Dove, agli inizi degli anni settanta, le sinistre, con l’aiuto di una DC ormai fuori dalla grazia di Dio, permisero, attraverso libere e democratiche elezioni, lo sciagurato esperimento social – comunista di Salvator Allende e del suo folle ministro dell’economia, Pedro Vuskovic Bravo. Fu la cosiddetta via cilena al socialismo, benedetta tra l’altro da Fidel Castro in persona, che tra nazionalizzazioni e nuove tasse portò la popolazione prima alla fame, grazie all’alta inflazione provocata dalle politiche marxiste e alla penuria di materie prime, e poi a invocare, letteralmente, l’intervento dei militari, che presero il controllo della situazione solo dopo che la stessa popolazione ne aveva più volte rimproverato la codardia e la pavidità. Così nacque, l’11 settembre del 1973, il golpe del generale Augusto Pinochet che in diciassette anni creò quello che tutti definirono il miracolo cileno: un forte recupero dell’economia grazie a una politica di privatizzazioni e di tagli alla spesa pubblica, a cominciare da quella improduttiva, la fine della corruzione e una riforma senza precedenti del sistema pensionistico (a capitalizzazione) che oggi tutto il mondo cerca di copiare, perché, attraverso i fondi d’investimento, sostiene la crescita dell’economia e quindi dell’occupazione. Poi, nel 1990, Pinochet abbandonò, pacificamente, la presidenza della repubblica, facendo così ritornare, con una nuova classe politica, il paese alla democrazia che, a quel punto, non era più un pericolo, anche se di quell’esperienza restano tracce pesanti. Ecco, tutto ciò dovrebbe farci riflettere: sbeffeggiamo chi si sforza di tenere in vita questo orrendo sistema, dicendo che seppur ci siano errori ed esagerazioni è pur sempre un sistema “democratico”che ha garantito per tanti anni “le libertà” (?) e il benessere, anche in regioni povere come la Calabria. Finiamola con questa finzione, perché fino a quando questi mestatori resteranno in circolazione, la vera libertà e il vero sviluppo saranno a forte rischio.
