Editoriali

Cari signori, se ci riuscite trasformate la merda in oro

{module Firma_Anton Giulio Madeo}È davvero sorprendente che la politica non abbia ancora avviato una seria discussione sulla scarsa partecipazione registrata in occasione del referendum (consultivo) sulla fusione delle città di Corigliano e Rossano. Domenica 22, alla chiusura dei seggi, la percentuale è stata, a Corigliano, pari a poco più del 30% (40 a Rossano): un risultato ridicolo, difficile da prendere sul serio, anche sul piano formale, se si considera chi ha votato e che della questione fusione se ne è parlato per mesi e mesi dappertutto, fino allo sfinimento. Ciò vuol dire che avevano ragione quanti ritenevano che si trattasse di un’operazione elitaria, poco sentita dalla popolazione, anzi detestata, poiché condotta nei soliti salotti più o meno buoni e più o meno politici da alcuni equivoci e invisi personaggi della classe dirigente rossanese, e in parte coriglianese, perciò destinata a raccogliere solo il sostegno di quanti solitamente, per una ragione o per l’altra, frequentano quegli ambienti. Basti ricordare che con una partecipazione del 30%, e scartando le schede bianche e nulle e i voti per il no, solo il 20% degli elettori coriglianesi ha detto sì alla città unica. Una volontà così irrilevante, evidentemente sotto le aspettative e quindi capace di coinvolgere solo chi era fortemente interessato a quel progetto imbarazzante, evidenzia due cose: intanto che la gente, quella vera e genuina, non ne può più ed è sempre più distante dalla politica e dalle istituzioni, che pensa non risolvano i problemi, anzi li aggravino, e quindi siano ormai del tutto inutili se non criminali, e soprattutto che non è questa la strada giusta per creare ricchezza e far rialzare la testa al territorio. Se a rivendicare il diritto a determinare il futuro delle città continua a essere la cricca d’incapaci che abbiamo finora conosciuto e visto all’opera insieme con i loro accoliti, formata da politici e massoni in decomposizione, avvocati e avvocaticchi impegnati, nel corso degli ultimi anni, a sputtanare tutto ciò che hanno toccato, tribunale e giustizia compresi, stiamo freschi. Qui, visto ciò che è accaduto, anche a livello regionale con le folli leggi, ad personam, che hanno eliminato i quorum referendari e quant’altro per imporre la fusione, e visto il livello culturale e morale di chi s’è intestato l’esito del referendum, bisognerebbe che qualcuno, come in Spagna, cancellasse ogni ipotesi di città unica e magari interdisse dalla politica e da ogni incarico istituzionale chi l’ha sostenuta con metodi assurdi, illiberali e truffaldini, finalizzati a carpire la buona fede dei cittadini, che essendo più intelligenti di quel che pensa questo branco di cialtroni, non si è fatta mettere nel sacco. E se diciamo tutto ciò, è perché ora, per questi signori, niente sarà facile, poiché, non avendo il consenso popolare (che non li aiuterà in caso di elezioni politiche e comunali), di certo dovranno battere ogni strada per dare credibilità a un processo di fusione cui nessuno crede. Perciò, sarà necessario che i vincitori di questa risicata partita (per il cui esito ha esultato il peggio della politica regionale e locale, e ciò la dice lunga sul suo valore) siano persuasivi e determinati nei fatti, chiari negli obiettivi e convincenti nelle loro argomentazioni, perché non è più il momento delle chiacchiere elettorali. Devono avere la capacità di trasformare la merda in oro, quindi far comprendere, con i fatti, a tutti quelli che li hanno letteralmente ignorati, che sono la maggioranza sia a Corigliano sia a Rossano, che ora, con la fusione, questo territorio inizierà davvero a cambiare, a crescere e a diventare adulto. Devono portare la gente, che oggi li ignora, dalla loro parte, magari cominciando a far bene. Diversamente continueranno a essere disprezzati, poiché la strada del comune unico si sarà dimostrata illusoria. Perché c’è anche da far andare d’accordo città e popolazioni, alla cui base vi sono diverse storie, culture e tradizioni, e più in generale identità fortissime che un referendum voluto e votato da quattro gatti difficilmente riuscirà a cancellare. Con ogni probabilità la città unica, che potrebbe essere uno dei peggiori esperimenti politici della storia di questo territorio, finirà per crollare: si autodistruggerà nell’illusione di poter dominare con chissà quali escamotage una popolazione che vuole prendere altre direzioni. Non dimentichiamo che la gente comune, quella che non si riconosce in nessuno dei personaggi che hanno sponsorizzato la fusione, il 22 ottobre ha compiuto un primo passo importante in questa direzione: se n’è stata a casa. E questo se la politica fallirà di nuovo, aprirà un futuro diverso. Altro che fusione.