Editoriali

E ora si arresti l’antipolitica

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Sono circa le due del pomeriggio di domenica scorsa, quando incontro Giuseppe Geraci, sindaco della mia città. Da qualche ora è stata diffusa la notizia che il comune di Corigliano non sarà sciolto per infiltrazioni mafiose, ma lui non si scompone, non mostra agitazione, euforia, né fa commenti, come d’altronde è nel suo stile. Dopo tutto è comprensibile, poiché in tutti questi mesi di calvario, vissuto per via dell’ispezione disposta dal ministero dell’interno, ha fatto la stessa cosa, avendo la coscienza a posto e non avendo mai avuto dubbi (e noi con lui) sull’esito del verdetto. Se n’è stato in silenzio, continuando, da uomo delle istituzioni e da galantuomo qual è, a lavorare sodo per risanare il comune e a credere nella giustizia e nella correttezza di quello Stato di cui è ormai parte. Solo alcuni giornali, e tanti piccoli politici opportunisti e volgari nella nascita e nei modi, non solo appartenenti alla cosiddetta antipolitica, tifavano per lo scioglimento del nostro consiglio, perché l’idea che il comune potesse essere nelle mani della criminalità locale li stuzzicava: avrebbe potuto garantire qualche lettore in più a testate ormai decotte e fulminee carriere politiche a impotenti teste di cazzo. Perché in fondo la mafia, nel paese dei professionisti dell’antimafia, conviene a tutti, è argomento che tira più della gnocca. A Geraci cerco di tirar fuori qualcosa, anche solo una battuta, un’impressione, ma mi accorgo che non è facile, solo quando gli ricordo che sulle pagine di alcuni notiziari non era mancato l’accostamento tra il mancato scioglimento del comune e la fusione con Rossano, riesco a rubargli un sorriso molto eloquente, che tradotto vorrebbe dire: “solo dei pazzi avrebbero lasciato al loro posto, seppur a tempo, un sindaco e dei politici collusi alla mafia”. Ora, passata “a nuttata”, come direbbe Edoardo, possiamo tirare le somme di questo periodo difficile e dire che un nuovo scioglimento sarebbe stato un abuso oltre che un brutto colpo per l’immagine di una città che finalmente comincia a risalire la china, considerando che ha ripreso ad attirare turisti e investimenti; una città che non meritava (così come non lo meritava nel 2010) di essere di nuovo inserita in quel lungo e lugubre elenco di zone infernali in cui la mafia detta legge, in tutti i campi, perché noi, che in questa città ci viviamo, sappiamo che Corigliano e il suo municipio mafiosi non sono mai stati. Infatti, nessuno, al di là di qualche imbecille, che ne ha chiesto le dimissioni, ha provato a tirar dentro Geraci e i suoi collaboratori in questa faccenda della presunta mafiosità del comune. Anzi, ho notato che in giro c’è stata tanta solidarietà verso questo sindaco che, con i suoi comportamenti, il malaffare lo ha sempre tenuto fuori dal municipio. Lo dicono fatti, come le numerose denunce presentate sul cimitero, sull’autoparco, sui lavori pubblici, sull’urbanistica, che se dovessimo citarli rischieremmo le pagine gialle. Episodi, però, che, come al solito, non sono bastati a stimolare la mobilitazione e la solidarietà della classe dirigente locale, questa sì spesso prona alle mafie, che ancora una volta se n’è stata a guardare, spettegolando, mostrando il solito volto vile, infido, livoroso, sprezzante, quando invece avrebbe potuto (e dovuto) dire la sua per mettere la mordacchia a quanti cercavano di strumentalizzare l’accaduto, per sputtanare ancor di più una città e un sindaco che forse danno fastidio. E avrebbe potuto farlo in un solo modo: parlando chiaro del passato e dei risultati del presente, e soprattutto dicendo qualcosa sul futuro. E sarebbe stato un toccasana in quel momento di grande insicurezza e difficoltà. Certo, delle distinzioni politiche avrebbe potuto farle, senza però mai trascurare ciò che di buono ha fatto e ancora farà l’amministrazione Geraci soprattutto sul piano della legalità e della trasparenza, e poi delle finanze, del rinnovamento istituzionale, sociale e culturale della città, e della gestione di alcuni servizi che, considerati una priorità, hanno ritrovato un’inaspettata efficienza (vedi su tutti il successo della raccolta differenziata dei rifiuti). E questi sono già ottimi risultati. E che dire, ancora, del passato, durante il quale proprio Geraci si è costruito, poco per volta e con grande pazienza e spirito di sacrificio, senza accettare compromessi, la sua carriera politica. Sempre presente sul territorio, anche nelle grandi emergenze, e soprattutto sempre tra la gente, a rincuorarla nei momenti di difficoltà, ad ascoltarne le lamentele e a interpretarne i bisogni, quando magari suoi colleghi di partito e di opposizione o i benpensanti passavano il tempo a giocare a carte o a masturbarsi nei soliti e putridi salotti buoni. E poi, eccoci al futuro. Nessuno conosce il futuro, ma gli esseri umani sono sempre riusciti a fare delle previsioni ragionevoli, fondate sull’esperienza e il ragionamento. Alla crisi d’immagine che la città ha vissuto in questi ultimi mesi, e sulla quale tanta gentaglia ha cercato di speculare, anche in funzione del comune unico, bisognerà porre rimedio, ma non in modo frettoloso, perché le scelte frettolose, non preparate con cura, senza conoscere a fondo le situazioni e dettate da ambizioni, rancori o vendette, possono produrre gravissimi errori. Ecco perché consigliamo al sindaco di non farsi prendere di sorpresa e proprio per evitare brutte sorprese porre pian piano rimedio alla situazione d’incertezza e d’insicurezza che si è notata, negli ultimi tempi, in buona parte della classe dirigente cittadina, magari continuando a seguire le vicende politiche e amministrative personalmente in modo minuzioso e con saggezza. E lui può farlo, perché ne ha le capacità, conosce molto bene la realtà non solo del suo comune e della sua amministrazione, ma dell’intero territorio, sa dove può intervenire e dove, invece, intervenendo potrebbe distruggere organismi vitali. Deve continuare la sua azione soprattutto in un campo dove ha primeggiato e dato lezioni, quello della legalità e della trasparenza (come hanno certificato anche commissione d’accesso e ministero dell’interno) che mai come in questo momento è indispensabile per scacciare, dalle istituzioni del territorio, sfiducia e sospetti, perché mai come in questo momento i cittadini hanno bisogno di quelle certezze basate sul rispetto delle regole e sulla conoscenza dei dettagli delle situazioni che riguardano il proprio comune, piccolo o grande che sia. Perché qui si dia finalmente l’idea che nessuno ha niente da nascondere, che nessuno è mafioso. Perché questa città e questo territorio hanno bisogno, proprio su questi temi, di una vera e propria rivoluzione culturale. Quella che ha cominciato Geraci. Il resto sono solo chiacchiere da bar. Breton diceva: “Voglio vivere in una casa di vetro, dove nulla è segreto e ognuno può guardare”. Che si continui così. Nulla è sbagliato. Nulla è più come prima.