Editoriali

Fate in modo che non sia la fusione dei coriglionesi

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Non è un mistero che io sia stato un fiero oppositore della fusione tra i comuni di Corigliano e Rossano. Un po’ perché non ci ho mai visto nulla di serio. Infatti, un progetto così ambizioso e complesso difficilmente può avere credibilità se basato sul nulla di associazioni e personaggi che si sono mossi o per riavere tribunali soppressi e finanziamenti perduti o per interessi personali. Un po’ perché ho sempre pensato che un così difficile percorso non si possa improvvisare, ma debba essere ben motivato e ben costruito nel tempo, sulla base di una comune sensibilità verso i problemi e le prospettive del territorio, che purtroppo, oggi, ancora non c’è né penso mai ci sarà, vista la storica rivalità (e diversità) tra le due popolazioni. Tuttavia, di fronte alla prepotenza e alle antinomie della democrazia, per cui, dopo il voto referendario, un’estrema minoranza ha imposto all’elettorato dei due comuni la città unica, ora istituita con legge regionale, ho preferito sospendere il giudizio. Penso, infatti, che a questo punto tutta la classe dirigente del territorio (compresa quella che la fusione non l’ha voluta), d’ora in avanti impegnata in quest’avventura, vada giudicata dai fatti, cioè dai comportamenti e dalle politiche concrete, e non solo da ciò che ha sbandierato in campagna elettorale (spesso per stupidi opportunismi), anche se il campo della concretezza oggi ci dice che le cose vanno male, poiché sta venendo fuori ciò che si temeva: una forte discrasia fra idee manifestate sui palchi e nelle conferenze e primi passi di gestione della città unica, che si sta manifestando soprattutto in alcuni personaggi e in alcune associazioni fusioniste. I quali, dalle prime mosse, sembrano in evidente stato confusionale. E’ un aspetto preoccupante, che sta lasciando un po’ di stucco buona parte di quella popolazione coriglianese, e non solo, sempre pronta ai facili e rapidi innamoramenti così come alle altrettanto rapide disillusioni, che si sta chiedendo come debba porsi rispetto alla confusione che imperversa in campo fusionista. Come al solito, credo che il popolo debba avere pazienza e esercitare l’arte della distinzione. Cominciando, intanto, col dire che sono inaccettabili le pressioni e le ingerenze di alcuni strani politici, che si stanno  fiondando da queste parti, per accelerare il processo di fusione, forse solo per ragioni elettorali, poiché di proposte concrete e intelligenti finora ne hanno fatte davvero poche. Per cui è evidente che tali ingerenze possono diventare la spia di come la città unica non possa e non debba nascere: velocemente e raffazzonata. Infatti, stando all’esperienza di chi ci ha preceduto in questo percorso, le fusioni tra città e territori sono nate e si sono sviluppate solo all’interno della cornice di un progetto forte e autorevole, che presuppone tempo e soprattutto un polo dialettico che contrapponga le diverse anime che lavorano alla costruzione della nuova città. Ecco perché un progetto forte e autorevole deve necessariamente pervadere e invadere la sfera della società civile, associazioni comprese, in cui la libera interazione fra gli individui e le istituzioni, che regola e garantisce, dovrà portare all’elaborazione, meditata, di bilanci consolidati, piante organiche, municipi, dislocazioni territoriali, tariffe, tributi, appalti, gestione dei beni culturali, strumenti urbanistici e, perché no, un piano strutturale dell’economia. Insomma, di idee, che possano marcare la differenza tra la fusione e il fusionismo, male che ha pervaso, finora, il percorso del comune unico, rendendolo povero di contenuti e assai accidentato. Ora, si tratta d’immaginare altri modi, e persino migliori, di realizzare la città unica. Altrimenti saremo di fronte all’ennesima occasione perduta.