
{module Firma_direttore}Vorrei approfittare del clima noioso di questi giorni, in cui non ci sono grosse notizie se non alcune buffe candidature locali alle prossime inutili elezioni politiche, e farvi ragionare su un punto, che ci sembra importante mettere a fuoco: perché ci ostiniamo a guardare la nostra città per come la percepiamo e non per quello che è? E perché essere ottimisti è considerata una delle più grandi eresie della nostra epoca e il più grande affronto culturale contro la normalità del drammaticamente corretto? Generalmente, quando la sera a cena si porta in tavola una discussione sull’ottimismo la risposta del non ottimista tende ad avere una forma di questo tipo: gli ottimisti sono degli irresponsabili perché vogliono alimentate l’illusione del tutto-va-bene-madama-la marchesa e vogliono descrivere una città che funziona quando è chiaro che la città non funziona affatto e che il passato era meglio del presente e che il presente è un incubo e che il futuro non ne parliamo. Tutte posizioni legittime, ma la crociata contro il pessimismo ha alcune controindicazioni importanti che non si possono sottovalutare: da una parte rende difficile il consolidamento di un sentimento di orgoglio cittadino (quando mai necessario in questo momento) e dall’altra parte rende difficile avere una consapevolezza di quello che è veramente la nostra città. Ne volete un esempio? Provate a chiedere alle persone che incontrate per strada o al supermercato, se sanno che negli ultimi due anni il comune di Corigliano è uscito fuori dall’emergenza finanziaria (lo ha certificato la Corte dei Conti). Se sanno che una commissione antimafia ha attestato non solo che il comune non è mafioso, ma è gestito secondo le regole, anche nella quotidianità degli atti amministrativi. Se sanno che il turismo ha ripreso a crescere. Se sanno che la raccolta differenziata dei rifiuti ha raggiunto il 60 per cento, dando così a Corigliano il titolo regionale di città riciclona. Se sanno che nel settore agricolo c’è stata una vera e propria rivoluzione, che ha portato fuori dalla monocoltura molti imprenditori, che così hanno potuto diversificare e coprire, con le loro produzioni, un arco temporale più ampio. Se sanno che le nostre infrastrutture, a cominciare dalla rete ferroviaria, stanno migliorando. Se sanno che col progetto di fusione dei comuni di Corigliano e Rossano, vuoi o non vuoi si è avviato un dibattito sul futuro di questo territorio. E la sproporzione tra come Corigliano è e come Corigliano è percepita risulta ancora più chiara se si mettono a confronto i temi per i quali la nostra città è finita sui giornali. Negli ultimi mesi, la stampa locale ha puntato a raccontarci ogni giorno una città disperata, devastata, triste, rassegnata, corrotta e soprattutto mafiosa. Tutto questo piccolo elenco non è per invitarvi a non vedere le cose che non vanno bene (che sono tante, ci mancherebbe) ma è per invitarvi a fare di tutto per dimostrare che un vero dibattito sul futuro della città e del territorio non può prescindere dall’osservare il futuro con realismo e dunque con ottimismo. Corigliano non è ferma. Si dirà: e allora perché questa crociata contro l’ottimismo, come la si spiega, come la si giustifica, che senso ha? La risposta è insieme semplice e drammatica: oltre a una buona dose di “ciutia”, presente in molti nostri concittadini, esiste un’industria (anche politica) dell’allarmismo che campa sull’idea che la città sia allo sfascio e i protagonisti di quest’industria per evitare di far crollare il loro fatturato (anche politico) devono trovare ogni giorno una ragione per dire che tutto va male e che bisogna cambiare tutto. Lo schema della Corigliano che sta male e che si trova sull’orlo di un baratro è la più grande fake news che riguarda la nostra città e nasce dalle menti distorte del pessimista collettivo. In questo senso, essere ottimisti non è solo un gesto rivoluzionario per sfidare i professionisti dell’allarmismo ma è il modo migliore per provare a fare l’unica cosa che serve alla nostra città per parlare del futuro: partire dalla Corigliano reale e non da quella virtuale che appassiona così tanto giornali, talk e demagoghi d’ogni tipo. E osservando la Corigliano di oggi c’è materia per sfidare i professionisti del disfattismo non con l’ottimismo ma semplicemente con il realismo. Nei prossimi giorni vi faremo conoscere questa Corigliano che funziona, al di là di tutto e nonostante tutto.
