Editoriali

Visti gli imbecilli che circolano, per la città unica occorre un lungo commissariamento

{module Firma_Edilberto de Angelis}Il referendum che, nell’ottobre scorso, ha deciso la fusione tra i comuni di Corigliano e Rossano, rischia di consegnarci nelle mani di personaggi e personaggetti forse armati delle migliori intenzioni, ma certo determinati a lasciare il loro segno con progetti strampalati e cretini, con cui pensano di rivoltare questo territorio come un calzino. In altre parole, la nuova e grande barca locale rischia, con ogni probabilità, di finire nelle mani di marinai ubriachi. Il guaio, per la gente comune, è che con la nascita della città unica si pensava di poter far partire quelle riforme e quei cambiamenti di cui questo territorio ha grande bisogno per crescere, solo che ad oggi nessuno degli attori politici che abbiamo visto all’opera ha la minima idea su cosa fare veramente. Le varie proposte sul tappeto sono, a ben guardare, un campionario di follie e imbecillità (ammesso che le imbecillità possano definirsi proposte). C’è chi si batte ancora per la riapertura del tribunale, accontentandosi, per ora, anche di una succursale; c’è chi punta a raccattare finanziamenti d’ogni tipo, senza sapere cosa farne; c’è chi vuole soltanto moltiplicare uffici pubblici e burocrati di ogni tipo e c’è chi, più miseramente, pensa solo ai cazzi propri. Anche chi ha avanzato proposte per aprire sedi distaccate di università e realizzare opere pubbliche, non si è mai posto davvero il problema di come e dove trovare appoggi e soldi per far partire tali progetti e se servano davvero al territorio. Perciò, in questa situazione di cretineria diffusa e totale confusione, bisogna essere solo realistici, sperando che la fase preparatoria della città unica, quella (burocratica) gestita dai commissari prefettizi, per intenderci, vada per le lunghe, perché spesso un non-governo politico è il miglior governo possibile, come usava ripetere un grande maestro del secolo scorso. Perché se a guidare la nuova città dovesse essere per davvero la desolante classe politica che abbiamo visto impegnata durante la fase referendaria, ciò in cui può sperare la popolazione di questo territorio è che la latitanza amministrativa (intesa come governo politico della città) duri il più a lungo possibile. Fossi in Marco Minniti, farei di Corigliano-Rossano la città dei commissariamenti infiniti. Un minuetto dopo l’altro e possiamo andare avanti mesi e mesi, magari anche anni, in attesa che escano fuori le persone giuste, affidabili e d’esperienza, che ci sono e hanno dimestichezza col buon governo delle città, da mettere al comando del nuovo municipio. Accadrebbe che, dopo l’incarico affidato all’attuale commissario, per continuare nella fase commissariale, ci si potrebbe sempre rivolgere ad altri dirigenti del ministero degli interni, oppure a ufficiali dell’arma dei Carabinieri (non dimentichiamo l’ottima gestione dell’ASP di Salerno da parte di un colonnello della Benemerita), oppure a quella lunga schiera di professori e intellettuali che sarebbero solo felici di fare uscire il proprio nome sui giornali locali. Potrebbe accadere che, così facendo, la città conosca una fase socio-economica assai interessante e positiva. Chi lo sa. Facendo gli esperimenti più disparati potremmo depurare il contesto politico (per ripulirlo dei tanti imbecilli che lo infestano) e guadagnare tempo, magari in attesa che i giornali possano finalmente riempirsi con analisi e ipotesi serie e verosimili, espresse da protagonisti della scena politica più credibili, giusto per scacciare quelli di oggi, i quali hanno idee poco chiare sul da farsi per far crescere la città e il territorio, ma chiarissime su come mettere le mani sulle ricchezze e le opportunità che offrirebbe un territorio così vasto. Non dimentichiamo che ci sono tanti quattrini (in teoria nostri) da gestire e di conseguenza tante clientele da sfruttare. Le danze politiche, dunque, sono appena iniziate. A questo punto, l’unica cosa da fare è mettersi un elmetto e aspettare, confidando nella buona sorte.