
{module Firma_Anton Giulio Madeo}Penso che Giuseppe Geraci, pur non essendo più sindaco di Corigliano, sia ancora preoccupato dalla solita sbobba mediatica, che da queste parti, avendo sempre avuto un influsso negativo sull’opinione pubblica, è ormai diventata un modo di pensare. Uno stile. Un metodo. Un clima morale, che impedisce alla città di crescere, magari affrontando e discutendo temi e problemi seri. Geraci, conosce questo clima per averlo provato sulla propria pelle, quando, da sindaco, lo impiccavano per l’ispezione della commissione d’accesso antimafia, poi finita nel migliore dei modi, o per le futili questioni delle finanze comunali, che se le proteggi sei un coglione, perché non hai permesso che si facessero lavori importanti, se non le proteggi sei lo stesso un coglione, perché rischi di mandare il comune in dissesto. Insomma, un rompicapo, che Geraci in persona, visto che non poteva contare su un gruppo consiliare di buon livello, ha cercato di risolvere in tutta solitudine, spiegando, all’opinione pubblica, deviata da certa stampa, frettolosa nel dare giudizi politici e morali, ma stranamente tardiva nel capire ciò che stava realmente accadendo, che il comune di Corigliano ha approvato con largo anticipo sia il rendiconto 2017 sia lo schema di bilancio preventivo 2018 (già consegnato al commissario Bagnato, mentre Rossano arranca su tutto), che ha fatto debiti (con la Cassa Depositi e Prestiti), a tasso zero, per pagare i fornitori, così come era giusto che fosse, e che ha sfidato l’impopolarità, magari manifestatasi con la parziale manutenzione delle strade, per mettere in sicurezza il bilancio e per non compromettere la spesa per il personale. E se poi c’è stato qualcuno che, pur conoscendo gli andazzi della finanza comunale, ha voluto mettere in discussione l’avanzo di cassa, ebbene a questo qualcuno bisognerebbe ricordare che l’avanzo deve servire a garantire i crediti di dubbia esigibilità e non a far spese. Insomma, piccole e grandi dimenticanze, che hanno permesso a tanti imbecilli, soprattutto del web, di scagliare addosso all’ex sindaco, come veri e propri macigni, un’indecente e vigliacca marea di battute, accuse e giudizi. Un’aggressività indegna di un paese civile, perché violenta. Un cortocircuito del pensiero, che ormai appartiene a quella gogna mediatica che solo qui è diventata un atteggiamento mentale, perché praticato e usato dalla classe dirigente attraverso la politica, i giornali e, appunto, il web. E’ uno stile ormai comunemente accettato, che forse ci dice che è cominciata un’epoca decadente della politica e del giornalismo, che non cerca più di raccontare, di capire, di discutere di cose serie, reali, dei tanti problemi del territorio e della società, ma al contrario costruisce storie volgari, attribuisce pensieri e intenzioni agli altri, indicandoli come soggetti da esporre alla berlina, da calunniare, da colpire, da rovinare, da annientare, magari senza sapere perché. E se questo è lo stile della politica e dei giornali non stupisce che lo sia anche della gente comune, la quale ha fatto della cultura del sospetto, della calunnia, della maldicenza o addirittura di un semplice vaffanculo un programma di governo, un metodo politico e giornalistico che si dilata, si distende, si espande. E allora, se questo è l’ambiente, si capisce perché in questa città abbiano cercato spazio persone i cui discorsi politici sono pieni più di balle che di verità. Millantatori puri, insomma, dall’ego smisurato e incontrollato, che vorrebbero prendere in mano le redini della città, magari di quella nuova, quella unica, e per questo convocano comizi o conferenze stampa in cui si sprecano le insinuazioni sull’operato della precedente amministrazione: Geraci il falsario, Geraci e i conti che non tornano, Geraci e il comune sull’orlo del baratro. E via discorrendo. E mezzo mondo giù a ridere (anche per la scarsa o nulla partecipazione a queste demenziali esibizioni) non di Geraci, è ovvio, ma di questi dilettanti allo sbaraglio che si atteggiano a uomini di mondo e di governo, dalla statura imponente. Povera città in che mani rischia di finire. Mani di imbecilli che stanno provocando grande imbarazzo e vergogna anche a chi li ha inseriti negli ambienti politici. Perché qui c’è davvero da vergognarsi: siamo all’assurdo di un improbabile politico (e forse candidato, non si sa a cosa), che falsifica la verità, che non ha mai brillato nelle sue esperienze amministrative e non riesce ancora a capacitarsene. Ma si può? Ma per quanto ancora deve continuare questa ridicola farsa? “Sono pronto”, continua a ripetere qualcuno che ogni giorno di più assomiglia, indistintamente, a Totò e Peppino nella memorabile scena in piazza del Duomo a Milano nel film della Malafemmina: “Noio volevam … volevam savoir – chiedono a un esterrefatto vigile – dove dobbiamo andare per andare dove dobbiamo andare”. Ricordate la risposta del vigile? “Se volete andare al manicomio vi accompagno io”, frase azzeccata, che immaginiamo tutti i coriglianesi ripeterebbero oggi volentieri a qualcuno, se solo si permettesse di avere ancora velleità politiche o giù di lì. Sarebbe quello sì spettacolo puro. Altro che Totò Peppino e la Malafemmina.
