
{module Firma_Anton Giulio Madeo}La campagna elettorale per l’elezione del primo sindaco della città unica pur essendo lontana, impone alla classe dirigente cittadina, a cominciare da quella che si sente esperta di finanza pubblica, di fare, sin da ora, i conti con la differenza tra propaganda e realtà. Lo diciamo, in tutta onestà, a chi, per rimediare ai flop clamorosi di ridicole conferenze stampa, più che smadonnare per i conti di Geraci, che in termini di finanze e trasparenza è stato un gigante, dovrebbe occuparsi della grana dei conti della città di Rossano, che oggi dovrebbero essere il principale motivo di discussione e preoccupazione dei fusionisti. Infatti, qui, in poco tempo, già si rischia di partire col botto di un probabile dissesto finanziario, poiché siamo passati dall’euforia post referendum, in cui tutto sarebbe cambiato (in meglio) grazie ai nostri dirimpettai, a un commissario che dovrebbe essere molto preoccupato per non essere ancora riuscito ad approvare il consuntivo rossanese del 2017 (i cui termini sono scaduti nel marzo scorso) e per la notizia, pubblicata dal Ministero dell’economia e delle finanze, all’indirizzo web www.mef.gov.it/focus/article.0012.html, che nell’elenco dei comuni indebitati con le imprese private spicca proprio il comune di Rossano, coi suoi sedici milioni di fatture non pagate a fornitori e ditte private. Un’enormità rispetto a ciò che già sapevamo, come i due milioni di euro che l’ENI chiede a Rossano per forniture d’energia mai pagate, i duecentomila euro liquidati (tra l’altro senza visto dei revisori dei conti, che per i dubbi espressi di recente potrebbero non essere riconfermati) a una società di accertamento delle entrate comunali rossanesi o la bazzeccola dei circa quattro milioni di euro di debiti per forniture del comune di Corigliano, facilmente spalmabili sulle prossime gestioni finanziarie, perché progressivamente ridotti, com’era giusto che fosse, sotto il governo Geraci di oltre dieci milioni di euro. E allora, se la situazione finanziaria è così grave, per quale ragione nessuno della nostra indegna classe dirigente (quella delle 100 associazioni, delle professioni, delle imprese, della cultura, dei partiti, dei sindacati e persino del soldato Ryan per capirci) chiede chiarezza su un argomento così delicato? Forse perché nessuno, tra coloro che stanno ai vertici delle istituzioni, buggerando i cittadini (ignoranti quali sono), se la sente, se pressato dalla società civile, di spiegare che un debito così enorme, oltre a incidere sul bilancio di previsione, sui dati degli indici di tempestività dei pagamenti e sulle disponibilità di cassa dei comuni, potrebbe incidere sui debiti fuori bilancio e su una situazione finanziaria ormai esplosiva che dovrebbe indurre il commissario Bagnato a dichiarare il dissesto di un ente mai nato. Evento che, se accadesse oggi, metterebbe la parola fine sulla nascita della città unica. Perciò, pensano i soliti furbetti del quartierino rossanese e qualche loro ascaro coriglianese, meglio far finta di niente, non rispondere, mettere tutto a tacere, soprattutto col commissario, ormai relegato a un semplice ruolo notarile, almeno fino alle elezioni del nuovo sindaco e del nuovo consiglio comunale. Poi ci penseranno loro, i nuovi eletti, a dichiarare un dissesto che seppur inevitabile, visti i conti disastrati, non metterebbe più a rischio la nascita della città unica. Una vera e propria goduria, soprattutto per quei quattro morti di fame rossanesi che non vedono l’ora di mettere le mani sulle ricchezze di Corigliano. Peccato, però, che gli imbroglioni dal colletto bianco non abbiano fatto i conti coi cittadini, i quali queste cose sporche ora le sanno. Gliele abbiamo dette noi, affinché dicano, alla classe dirigente del territorio, che la fusione si può fare solo a condizione che nessuno ciurli nel manico come, invece, è sempre avvenuto, a destra e a manca. Difficile, forse impossibile che ciò possa avvenire, tuttavia bisogna tentare di procedere in questo senso, altrimenti la città unica rimarrà il sogno puerile di quattro dementi che pensavano, con questo stupido stratagemma, di salvare qualche posto improduttivo e il tribunale più repellente e vomitevole della Repubblica. Peccato che ora a salvarsi potrebbe essere solo il soldato Ryan. Un piccolo uomo, che potrebbe diventare grande se solo decidesse di mettere da parte la propria ossessione per Geraci per dedicarsi ai conti, quelli sì sballati, della città di Rossano. Vedremo se ne sarà capace.
