
{module Firma_redazione}Guardo in tv gli appelli che tanti noti personaggi dello sport e dello spettacolo stanno rivolgendo agli italiani affinché rispettino le regole di contrasto all’epidemia da Coronavirus. Sono tutti più o meno ricchi, per cui è facile, per loro, stare a casa e invitare la gente a fare lo stesso. Noi, che apprezzeremmo gli appelli di questa gente se solo mettesse un po’ di più le mani in tasca, pensiamo, invece, che sia molto più importante far sentire la voce di chi a casa non può proprio starci, perché non se lo può permettere, non avendo lo stesso conto corrente e gli stessi risparmi dei personaggi che in vario modo chiedono di sopportare, con pazienza, gli arresti domiciliari cui ci ha costretti il governo più incapace della storia repubblicana. Ecco perché abbiamo deciso di dar voce agli invisibili e pubblicare, così, i messaggi e le lettere che tanti lavoratori autonomi, le cosiddette partite iva, che sono coccolati dallo stato solo in occasione delle scadenze fiscali, ci stanno inviando per segnalare le loro gravi difficoltà finanziarie, di cui, al momento, nessuno si sta preoccupando, se non con ridicole elemosine, tra l’altro difficili da ottenere per via di procedure burocratiche indegne di un paese civile. E’ una specie di girotondo, cui invitiamo volentieri tutti coloro che abbiano qualcosa di interessante da dire in quest’ora buia.
Antonella barista: ”Lo Stato non sta facendo un granché per noi piccoli imprenditori, la situazione si fa sempre più nera. La ripresa economica sarà un disastro ma prima ancora di pensare al futuro, è il presente che preoccupa. Come faremo a pagare l’affitto di casa e quello del bar con i 600 euro una tantum del governo? Per non parlare del cibo da mettere in tavola, per noi e per mio figlio, oppure delle bollette che continuano ad arrivare e dovranno quindi essere pagate, nonostante tutto quello che sta succedendo. Qualcuno potrà domandarsi, ‘ma questa donna avrà un compagno o un marito che l’aiuti’. Sì, ma guarda caso fa il mio stesso lavoro. Caro Stato”
Ristoratore: “Nella vita sono sempre stato ottimista ma in questo momento credo di aver perso entusiasmo e fede in tutto quello che ho lottato e creduto. Ho bisogno di capire cosa mi aspetta e se c’è una soluzione per poter tenere in piedi ciò che ho in questo momento. La situazione è davvero grave“. “In questo momento mi sono messo in autoisolamento – aggiunge – per proteggere la salute dei miei figli e non solo. Purtroppo stando da solo continuo a pensare come farò ad affrontare questa situazione, oserei dire drammatica per quanto riguarda il lato economico. Avendo chiuso cosi presto ho seri problemi nell’arrivare ad affrontare i prossimi mesi fino a nuova apertura. In questa zona purtroppo la stagione invernale è la stagione più importante ed in estate (se apriremo) non aiuterà molto il bilancio. Quindi mi domando come faccio a pagare l’affitto da marzo in poi? Tra poco dovrò pagare gli ultimi stipendi, le ultime forniture. Non so come farò”.
Industriale: «Mi sono confrontata con altri imprenditori e tutti stiamo vivendo lo stesso malessere psicologico. Oggi devo prendere delle decisioni, mi confronterò con i miei dirigenti, di come penso di guidare questa macchina, cioè la mia azienda che fino a l’altro ieri andava a mille e che oggi devo capire come bloccare e soprattutto cosa bloccare. I primi step erano mettere le persone in sicurezza, mandarle a casa. Oggi siamo già a un secondo step: come ne usciremo da questa pandemia, cosa un imprenditore deve fare per non collassare».
Organizzatore eventi: Do lavoro a 10 persone. Ma, soprattutto, rappresento decine di piccoli agricoltori e allevatori . Ogni settimana ci consegnano i loro prodotti, formaggio, mirto, fregola, miele, bottarga, che poi vengono messi in vendita in tutta Italia, nel corso di mercati ed eventi. Ogni anno riusciamo a creare un giro da affari da un milione di euro, portando il nome della territorio ovunque. Ma ora…! Avevamo un evento a Paullo, in provincia di Milano. Tutto organizzato. Ma la Regione Lombardia ha emanato l’ordinanza per sospendere ogni evento pubblico. E così l’appuntamento è saltato. E la stessa cosa per altri eventi già in programma a Cassano d’Adda, sempre nel Milanese, e anche a Correggio, in Emilia-Romagna, dove siamo stati per sette anni consecutivi. Risultato: per noi la situazione è pesantissima. E se le cose non cambiano e se nessuno ci dà una mano sarà costretto a licenziare i miei dipendenti. Se chiudiamo noi, entrano in crisi anche i nostri fornitori. Ho un tir pieno di prodotti destinati ai mercati che erano in programma e che sono saltati. Prodotti che – purtroppo – non verranno venduti. Quindi non guadagneremo noi e non guadagneranno nulla nemmeno le aziende che ci riforniscono, che a loro volta hanno dipendenti cui dare lo stipendio. Scusate lo sfogo volevo solo raccontare quello che sta accadendo. Con la speranza che la Regione o chi altro di dovere intervenga al più presto in sostegno delle realtà economiche come le nostre che stanno già pagando un prezzo altissimo per la situazione che l’Italia sta vivendo
