
{module Firma_redazione}E’ possibile che per tanti, troppi, osservatori politici sia così difficile capire che il senso di responsabilità con cui il popolo italiano sta affrontando l’emergenza coronavirus e sopportando la conseguente dittatura sanitaria proclamata dal governo più incapace della storia repubblica sia dovuto alla pazienza? E’ possibile. Così com’è possibile che gli stessi osservatori non abbiano ancora capito che la pazienza ha un limite e che questo limite sia stato già ampiamente superato, per le troppe incertezze e le insopportabili confusioni che caratterizzano il governo e i suoi inossidabili consiglieri, i quali dicono tutto e il contrario di tutto, in men che non si dica e giorno dopo giorno. E’ capitato anche ieri, quando uno di questi geni della virologia ha detto, in un’intervista e proprio quando gli italiani sono a un passo dalla fine degli arresti domiciliari (da innocenti) cui sono sottoposti da circa tre mesi, che “il 4 maggio è troppo presto per una riapertura”. Capirete che qui, con la fame e il clima di tensione che si è creato dire agli italiani che la serrata continua, perché la sua fine non ha ancora tempi certi, equivale a una vera e propria dichiarazione di guerra, che spingerà, presto, il popolo a scendere in piazza, dove spontaneamente (e non sappiamo quanto pacificamente) si ribellerà contro il governo e il gruppo di esperti che lo consiglia, che a conti fatti è il vero responsabile della pesante privazione delle libertà costituzionalmente garantite che sta subendo e della conseguente crisi economica. Dunque attenti, cari politici, perché qui o vi sbrigate a decidere e a ridare la libertà agli italiani, soprattutto di lavorare, oppure subirete la rivolta degli oppressi, come si potrebbe definire, con un po’ di enfasi, la fine della pazienza. Una rivolta che farà fare ai gilet gialli, che di recente hanno messo a ferro e a fuoco la Francia, pur con motivi meno nobili, la figura dei dilettanti.
