
{module Firma_redazione}Nel campo delle forniture energetiche, dopo la liberalizzazione del settore, decisa qualche anno fa da non so quale governo per abbattere le tariffe, possono nascondersi tante insidie, soprattutto nelle varie voci presenti in bolletta e soprattutto per i soggetti più deboli. Una di queste trappole l’ha incontrata, a sua insaputa, un nostro lettore, un pensionato, il quale ci ha spiegato che, nei giorni scorsi, si è visto recapitare, da una società energetica locale, con cui ha un contratto di fornitura elettrica, una bolletta, in cui a fronte di una spesa per l’energia di circa 65 euro gli sono stati addebitati ben 30 euro per due solleciti di ritardato pagamento, tra l’altro spediti via email e non, come scritto sulla fattura, per posta raccomandata. E’ un caso che ha dell’incredibile, non solo per il livello eccessivo delle spese (15 euro per un sollecito sono accettabili solo se a scriverlo fosse Don DeLillo), ma per come la società fornitrice ha applicato queste sanzioni. Infatti, il contratto di fornitura, sottoscritto dal nostro lettore e che abbiamo avuto la possibilità di leggere, in una delle sue tante microscopiche e insensate clausole (probabilmente previste da qualche regolamento del cazzo dell’autorità per l’energia), prevede spese di sollecito, in caso di ritardo nei pagamenti, per soli 5 euro, somma già di per sé alta, e non per i 15 chiesti al nostro lettore, che rappresentano un vero e proprio furto. E’ ovvio che in presenza di un’assurdità del genere, dobbiamo porci due domande: la prima: come mai altre società, ben più importanti, qualificate e prestigiose di quelle locali, non applicano sanzioni così alte, limitandosi ad addebitare sulle fatture solo le spese postali del sollecito (Enel 1,91 euro, A2A o,40 cent., Eni 2,21 euro)? La seconda: chi ci garantisce che le alte spese di sollecito, così come potrebbe accadere con un’eventuale alterazione dei consumi o delle tariffe, inserita in bolletta a nostra insaputa, non siano in realtà un metodo che tali società usano per fare la cresta? E qui, per rispondere bisognerebbe esporre delle congetture, del tipo: le società energetiche che operano nel mercato libero, per il recupero dei crediti usano un proprio ufficio, il quale pur mandando email a costo zero che sono di una semplicità disarmante (infatti, si limitano solo a ricordare all’utente che deve pagare al più presto, essendo in ritardo col pagamento, quindi senza alcun preavviso di distacco) pretende compensi molto alti (i famosi 15 euro di cui parlavamo un po’ sopra), che ovviamente le società incassano scaricandone i costi, in bolletta, sul conusmatore finale. Oppure, cosa ancora più grave e incredibile, le stesse società applicano queste sanzioni o addirittura alterano i consumi o le tariffe, a loro piacimento, tanto per restare nel campo delle congetture, perché operando sul mercato libero e applicando prezzi concorrenziali spesso non ci stanno con le spese, per cui è ovvio che ogni tanto cerchino di aumentare i ricavi con altri mezzi, non sempre leciti, a cominciare dai solleciti di pagamento farlocchi. E’ ovvio che è una nostra ipotesi e che, come recita il proverbio, la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni; ma è un’ipotesi che ci fa capire che a volte la voglia di fare sconti eccessivi, per strappare clienti a una concorrenza agguerrita e qualificata, può nascondere, tra i comportamenti e le incomprensibili righe di un contratto, molte insidie. Ecco perché pensiamo che se si vogliono per davvero aiutare imprese e famiglie, bisogna rendere la strada della concorrenza larga e praticabile e non stretta e tortuosa, e l’unico modo per riuscirci è quello di rendere tutto più semplice, trasparente e soprattutto avere società fornitrici oneste che ispirino fiducia, senza la quale non ci può essere il libero mercato. Ciò vuol dire che la concorrenza energetica (e non solo) è un obiettivo troppo importante per lasciarlo all’improvvisazione, per cui occhio alle società inaffidabili di cui nei prossimi giorni vi faremo i nomi.
