Editoriali

Turismo esperienziale per battere il coronavirus. Appunti per Jole Santelli

{module Firma_redazione}Pensate, se a contenere la crisi del turismo, settore tra i più devastati dal coronavirus, fosse la regione. E’ un’ipotesi concreta, sulla quale converrebbe riflettere, magari partendo da un dato: l’epidemia ha cambiato i confini delle vacanze 2020, che, per via delle stupide norme emanate da uno stupido governo per difenderci dal virus (?), si sono ristretti a tal punto da combaciare con quelli italiani. Per cui se oggi dovessimo metterci in viaggio, dovremmo necessariamente fare i conti con una frontiera locale e nazionale del turismo e con una parola, “esperienza”, che hanno modificato l’idea stessa di viaggio. E la proposta speciale, pronta e accessibile a tutti, che basandosi sullo scambio città campagna potrebbe creare una nuova fetta di mercato, soprattutto nei piccoli borghi di cui è ricca la nostra regione, si chiama approccio “esperienziale” (o economia dell’esperienza), che in sostanza vuol dire “vivere un luogo, possibilmente di campagna o di montagna, con un residente, che abbia la capacità di trasformare il viaggio in un’esperienza fatta di incontri e conoscenze altrimenti lontane dai circuiti del turismo”. Non a caso questo “prodotto turistico”, che potrebbe essere il trend post Covid19, si basa su un’esperienza che è fatta da quel patrimonio di persone, con le loro usanze e abitudini, da noi abbastanza consistente, capace di aprire una porta “culturale” lontano dagli itinerari più frequentati e affollati, e oggi evitati per via del virus, e far scoprire un angolo di un centro storico, di un bosco o di un pezzo di campagna sconosciuti al turista. Perché la richiesta oggi è quella di poter alloggiare nelle abitazioni tradizionali di un territorio. E’ il turismo esperienziale. Un prodotto che comincia a interessare sempre più gli italiani che hanno sofferto la pandemia e che potrebbe dare una grande mano, al tempo del post Covid19, per ripartire all’aperto, immersi nel verde. Lo dicono anche gli esperti del settore turistico, i quali ci spiegano che proprio per via del virus “sta crescendo la voglia di superare i modelli tradizionali di consumo turistico e il concetto di esperienza di un territorio è collegato a quello di vita all’aperto, di natura, di autenticità”. Così, quest’estate, al mare, alle città d’arte e ai luoghi affollati e tradizionali del divertimento molti potrebbero preferire, ad esempio, la vigna o l’uliveto. Non solo per brindare e degustare, ma per dormire in cascina o in frantoio, vivere la potatura, la legatura dei tralci, la molitura delle olive ad esempio, o la classica vendemmia e pigiatura o l’imbottigliamento dell’olio. E per i viaggiatori, che sino alla vendemmia o alla molitura faranno avanti e indietro dalle campagne, ce ne saranno di cose da fare con pic nic organizzati e prelibatezze abbinate al grappolo-calice di vino o alla degustazione dell’olio, magari prenotate in un locale della zona, grazie al delivery: per la salvezza dei ristoratori. E’ un mondo che si sta muovendo: lento e accessibile a tutti. E’ un’opportunità straordinaria, che abbina tutela della salute e qualità alla valorizzazione di territori lontani dai grandi flussi coi loro prodotti e che oggi il viaggiatore chiede di poter esplorare con facilità e servizi, magari offerti da giovani imprenditori che hanno voglia di fare e di innovare, come sta già avvenendo in tante zone d’Europa, dove il turista sperimenta itinerari non convenzionali o è protagonista di azioni concrete, nelle piccole aziende agricole, dove trova lo spazio all’aperto, di solito una terrazza che si affaccia su un panorama, per un momento conviviale che può essere modulato a seconda delle esigenze del post Covid-19. Ossia: condizioni di sicurezza per la gestione della degustazione, che può essere calibrata anche per pochi alla volta e in spazi aperti, così i percorsi esperenziali e sensoriali non saranno più solo “raccontati” ma anche vissuti in modo autentico. Esperienze indimenticabili, che avranno bisogno di reti di relazioni fra operatori e residenti, magari utilizzando un portale internet che più che mettere in contatto i viaggiatori interessati con persone del posto, racconterebbe il territorio, con le sue cascine, le sue masserie, le sue aziende agricole, solitamente inaccessibili a chi non è del settore o della zona, che ovviamente saranno pronte ad accogliere questa nuova categoria di viaggiatori. I quali, poi, volendo cose autentiche, avranno anche la possibilità, attraverso il portale dedicato, di raccontare e comparare le esperienze. E’ il concetto dello storico Grand Tour, fatto di storia, arte e cultura che si rinnova, anche attraverso l’esperienza di vivere nelle cascine o nelle case degli antichi borghi, dove i servizi di ospitalità si coniugano con il gusto di vivere in un’autentica casa. Non ci vorrebbe poi granché a riunire in un’unica storia le strutture che esistono, permettendo così ai visitatori di immergersi in contesti molto differenti fra loro, come fabbricati agricoli sparsi per la campagna, villaggi di montagna, antiche case attentamente restaurate e cascine in stile rurale ben conservate. E’ ovvio che chi dovesse pernottare qui non solo scoprirebbe un territorio, ma un modo di vivere antico, basato, oltre che sull’accoglienza, anche sulla gastronomia, che rimane per molti il punto di partenza per il turismo esperienziale. I segreti per cucinare le ricette del cibo della tradizione, si scoprirebbero così nelle aziende agricole e nelle cascine disseminate su un territorio vastissimo, che potrebbero offrire pacchetti che prevedono oltre al soggiorno anche lezioni di cucina con pranzo o cena a casa. Senza dimenticare che ci sarebbe anche lo “shopping alimentare” con i padroni di casa, per imparare a scegliere i prodotti migliori, preparare alcune delle pietanze tradizionali, imparare i segreti delle ricette di famiglia in residenze dei centri storici. Ma, a questo punto, direte cosa c’entri la regione in tutto questo. La risposta è semplice: tutto questo ha bisogno di qualcuno che dia fiducia, magari facendo incontrare le imprese con la politica e le istituzioni. Fino a creare il punto forte, una specie di Centro Studi che raccontando delle storie sia capace di valorizzare accoglienza, amicizia, competenza, coraggio, intraprendenza, passione e tradizione e di proteggere, promuovere e divulgare idee e valori di una Calabria autorevole e soprattutto confrontabile con le altre realtà internazionali. E’ ovvio che non credere in questo progetto sarebbe un delitto.