
{module Firma_Anton Giulio Madeo}Per fortuna il grande pubblico, quello che si alza la mattina presto per mettere insieme il pranzo con la cena, non conosce Silvia Avallone, forse perché hanno orari diversi e frequentano ambienti diversi, altrimenti rischierebbe, oltre alla noia, di essere ammorbato dai pistolotti moralistici e politicamente corretti della scrittrice bilellese sull’importanza del lockdown, che avrebbe fatto capire a tanti italiani dissennati “come è facile consumare meno e rinunciare a ciò che non è essenziale”. Un pensiero di grande spessore, unico, diffuso durante la giornata mondiale dell’ambiente, che, però, andrebbe spiegato a chi grazie al lockdown rischia di morire di fame non potendo lavorare per l’assenza di consumi e a chi grazie alla brutta e perversa abitudine del consumare del popolo bue, volgare e ignorante, quello, per capirci, che frequenta i centri commerciali e mangia il cibo spazzatura di McDonald’s, lavora e sfama le propria famiglia. Così come bisognerebbe chiedere, all’Avallone e magari a tanti suoi amici radical scic, chi stabilisce ciò che è essenziale e ciò che invece è superfluo. Perché viviamo pur sempre in una società libera (checché ne pensi la scrittrice, forse amante delle società distopiche alla Orwell), in cui ognuno di noi, che si chiama individuo, è libero di scegliere e stabilire ciò che (per lui) è essenziale o no. Pensasse, l’Avallone, per un attimo, alle persone libere che ad esempio ritengono essenziali i libri, che magari faranno anche schifo a milioni di altre persone, cui più che la lettura piace guardare i talk show di Barbara D’Urso o il Grande Fratello, ma rendono felici chi li legge (magari dopo una giornata di fatica) e soprattutto chi grazie ai libri ha un lavoro vero: come gli operai delle case editrici che i libri li stampano e li distribuiscono, gli addetti alle librerie che i libri li espongono e li vendono, gli impiegati delle società che i libri li presentano e li promuovono e gli scrittori che i libri li scrivono. E poi, i libri, con cui l’Avallone campa, che sono essenziali per milioni di lettori che li acquistano liberamente, sono venduti soprattutto grazie alle librerie dei volgarissimi centri commerciali e alle terribili piattaforme degli acquisti online, di cui è leader l’americana Amazon, che sono parte essenziale del circuito consumistico. Oscar Wilde, che non era uno stupido e che ai moralisti dell’Inghilterra vittoriana rispondeva con l’ironia, diceva che “niente è più necessario del superfluo”. Un gigante, della leggerezza ovviamente, che ci fa venire in mente, alla fine di questo nostro pistolotto molto ma molto scorretto, una citazione di Karl Kraus, il quale sosteneva che “se in una città scoppia la stupidità, bisogna dichiararla infettiva”. Un consiglio sanitario, visto che siamo in periodo di epidemia, per il sindaco di Bologna, città in cui Silvia Avallone vive, lavora e forse non consuma. Un genio.
