
{module Firma_Edilberto de Angelis}Qualche anno fa, Giacomo Mancini sconvolse l’opinione pubblica con una battuta delle sue, apparentemente paradossale, che preconizzava la sospensione della democrazia in Calabria, se non in tutte le regioni meridionali. L’ex ministro e segretario del PSI ce l’aveva coi condizionamenti che gli elettori subivano in regioni inquinate dalla criminalità e dal clientelismo. Fu, ovviamente, una provocazione da parte di un signore che aveva attraversato gli anni dell’imminente “colpo di Stato”, della strategia della tensione e del terrorismo. Oggi, le parole di Mancini mi ritornano nella mente e vi accendono speranze inconfessabili, di fronte allo squallore della politica, prodotto dal governo Conte, dai partiti e gruppi di maggioranza e opposizione e dai sindacati, a cominciare da quelli della scuola, i peggiori della storia repubblicana. Del resto ormai siamo spogliati delle nostre libertà costituzionali e non facciamo neppure caso se siamo avviati, per colpa di veri e propri idioti irresponsabili, verso un declino morale, economico e culturale senza precedenti. Per cui se l’esercito (che è formato da ottimi professionisti) e i carabinieri assumessero il potere per salvare questo povero paese, avviando riforme liberali e dunque non quelle auspicate dal generale Pappalardo e dai suoi folli gilet arancioni, non mi dispiacerebbe, anche perché non ci sarebbe nessuna reazione popolare. Anzi, pensiamo che la gente, ormai allo stremo, si comporterebbe come i cileni agli inizi degli anni settanta, quando scesero in piazza per incitare i militari, fino a quel momento filogovernativi, a porre fine allo sciagurato esperimento social – comunista di Salvator Allende e del suo folle ministro dell’economia, Pedro Vuskovic Bravo, benedetto tra l’altro da Fidel Castro in persona, che aveva portato il Cile verso la fame, grazie a un’inflazione a tre cifre, provocata dalle politiche marxiste, e alla penuria di materie prime. Sappiamo come andò a finire: l’11 settembre del 1973 ci fu il golpe del generale Augusto Pinochet che in diciassette anni creò quello che tutti definirono il miracolo cileno: un forte recupero dell’economia, grazie a una politica di privatizzazioni e di tagli alla spesa pubblica improduttiva, la fine della corruzione e una riforma senza precedenti del sistema pensionistico (a capitalizzazione) che oggi tutto il mondo cerca di copiare, perché, attraverso i fondi d’investimento, sostiene la crescita dell’economia e quindi dell’occupazione. Fu un’esperienza che finì nel 1990, quando Pinochet, dopo un referendum popolare che lo sfiduciò, abbandonò, pacificamente, la presidenza della repubblica, facendo così ritornare, con una nuova classe politica, un paese risanato, sul piano economico, alla democrazia che, a quel punto, non erano più un pericolo, anche se di quell’esperienza restano, purtroppo, tracce pesanti. Ecco, tutto ciò dovrebbe farci riflettere, soprattutto quando in giro vediamo gente che si sforza a tenere in vita questo cesso di governo, dicendo che seppur ci siano errori e omissioni è pur sempre un governo che sta operando in una situazione di grave emergenza sanitaria. Finiamola con questa farsa, perché fino a quando questi idioti resteranno in circolazione, la libertà e lo sviluppo saranno a forte rischio.
