
{module Firma_redazione}Si fa presto a dire turismo. Ho passato diversi piacevoli minuti, nei giorni scorsi, a leggere, sui social, i commenti a un mio post sull’inopportunità, da parte della regione Calabria, di spendere un pozzo di soldi (dei contribuenti?) per promuovere il turismo calabrese attraverso uno spot girato dal duo Muccino-Bova, e nel corso di questa lettura sono emersi molti spunti utili per capire qual è oggi il vero tabù culturale nascosto dietro alle problematiche sul turismo. In questa specifica fase della nostra storia, le problematiche legate al turismo sono problematiche che appartengono in particolar modo alla nostra classe dirigente, la quale non dovrà di certo avere le qualità degli scienziati dell’economia per capire che la stagione estiva (e non solo l’attuale, ma le prossime) si annuncia oltre che magra, per via del Covid, anche difficile, perché con le disastrate località turistiche che ci ritroviamo, a cominciare da Schiavonea, non c’è da farsi illusioni sulla possibilità di attirare molta gente, anzi, qui c’è il rischio, concreto, di perdere anche i pochi clienti fidelizzati che non rinunciavano alle nostre spiagge. Per questo è necessario che la nostra classe dirigente cominci a riflettere sui motivi, veri, di questa crisi, che, per molti, sarebbe da attribuire alle solite carenze strutturali, infrastrutturali e organizzative della zona, pubblicità compresa, oppure, più in generale, alla mancanza di seri piani di sviluppo d’area. Il punto, però, non è riconoscere la necessità di queste misure, che oserei definire tampone, cosa che anche i più temibili tra i liberisti oggi riconoscono, ma il punto è rendersi conto che intervenire sulla rivoluzione in corso nel mondo del turismo usando solo interventi sulle infrastrutture o sulla promozione è come voler affrontare il Covid con l’aspirina. Ecco perché dopo un’ora di amabile lettura dei commenti sui social l’impressione è che la nostra classe dirigente sia rimasta indietro o addirittura brancoli nel buio, e lo si capisce bene quando qualcuno sceglie di non rispondere ad alcune domande che in teoria oggi dovrebbero essere centrali. Domanda numero uno: è possibile non rendersi conto che il motivo principale del mancato decollo del nostro settore turistico sia da attribuire alla difficoltà che si ha a comprendere che il turismo è un’attività produttiva molto delicata, che oltre ad avere bisogno di tutte quelle particolari condizioni che sono necessarie a ogni attività produttiva per svilupparsi e crescere (e cioè più credito, più certezza del diritto, meno tasse e meno burocrazia) necessita anche di quel particolare ambiente favorevole all’investimento che si chiama società civile? Domanda numero due: è possibile che spendersi solo per difendere e promuovere la bellezza dei nostri siti turistici e culturali significa non capire che per poter far sviluppare adeguatamente le attività turistiche in una zona difficile come la nostra, è necessario che si diffonda, nella nostra società, la cosiddetta cultura dell’accoglienza che, a conti fatti, vuol dire cultura della legalità, sicurezza, cultura dell’ambiente, cultura d’impresa, servizi pubblici efficienti, educazione civica e libero mercato? Domanda numero tre: è possibile non capire che una classe dirigente che vuole creare ricchezza e occupazione non riesca a mettere a fuoco con intelligenza uno dei grandi freni della crescita che coincide con la difficoltà a far crescere una qualsiasi attività turistica in una zona in cui la criminalità impazza e controlla gran parte del territorio, dove spesso si verificano risse, accoltellamenti, furti e incendi dolosi, dove si fa strame della legalità, dove i depuratori non funzionano e spesso le fognature scaricano direttamente nei corsi d’acqua o in mare, dove si moltiplicano le discariche a cielo aperto (o per strada) anche per via della difficoltà a trovare una soluzione alla raccolta e al trattamento dei rifiuti, dove spesso manca l’acqua, dove i servizi pubblici, a cominciare dai trasporti per finire a quelli comunali (vedi strade colabrodo), non esistono o funzionano male, dove gli operatori turistici spesso mancano di professionalità poiché, alla maniera dei peggiori speculatori, vedono nel turista il pollo da spennare a tutti i costi, dove c’è una popolazione residente che, in molti casi, non conosce le buone maniere e il vivere civile, dove abusivismi d’ogni genere hanno devastato e depredato coste e litorali con assurde costruzioni che offendono il nostro senso etico ed estetico? Ecco, nel corso della mia riflessione mi sono chiesto tutto questo. E in particolare mi sono chiesto perché la classe dirigente non riesca a capire che finché continuerà a dare su questi temi risposte evasive darà un contributo decisivo a tenere ingessato il nostro territorio. E penso che farebbero bene i nostri concittadini, soprattutto quelli che vivono in località turistiche importanti, a ribellarsi. È l’unico modo che hanno per raddrizzare questo territorio, per togliergli il gesso che lo immobilizza da anni. Lo facciano in fretta, prima che sia troppo tardi. E mai come oggi avere una popolazione incapace di incalzare i governi locali su un tema centrale come il turismo è un grosso problema. Perciò, meno commenti inutili e più idee. E la città forse ce la farà.
