Editoriali

Buon Anno, con meno idioti e più politici

{module Firma_redazione}Mai come quest’anno, seppur in grave ritardo, non c’è cosa più bella e importante che augurare a tutti Buon Anno. E’ un gesto che facciamo con la testa oltre che con il cuore, perché mai come quest’anno era capitato di chiedere al nuovo anno cose vecchie piuttosto che nuove. Perché noi, in fondo, non vediamo l’ora di ritrovare le nostre vecchie abitudini, come lavorare, tornare a scuola e nelle università, al cinema, al bar, al ristorante, ad abbracciarci e a baciarci liberamente. Insomma, rivogliamo quella normalità e quella socialità di cui il 2020, per via del Covid e di governi incapaci, ci ha privato. Eppoi, in un anno, come il 2021, in cui saremo ammorbati da molte celebrazioni politiche, a cominciare dal centesimo anniversario del partito comunista, per noi che siamo soprattutto un giornale politico augurare Buon Anno significa ripartire, con orgoglio, anche dalla nostra tradizione politica, che è sempre stata legata ai partiti, che purtroppo sono scomparsi da oltre venticinque anni. Un tempo sufficiente a cambiare la nostra percezione del politico: che a differenza di oggi, in cui imperversano incapaci e nullafacenti, era uomo preparato e professionale, il quale per ambire al governo delle vite altrui doveva anche alimentarla nel quotidiano questa preparazione. Venticinque anni sembrano pochi, ma sono stati più che sufficienti a distruggere, da mani pulite in poi, quell’apparato dei partiti in cui era salda la memoria storica di questo paese e di quanto fosse importante relazionarsi con i corpi intermedi della società per non arrivare a condizioni di autoritarismo o finire nella gestione indiretta di mondi corporativi e burocratici che si dicono portatori di democrazia e della sua difesa e sono altro (come sta avvenendo oggi, coi cialtroni al governo che per incapacità si sono affidati a tecnici e burocrati che con la politica c’entrano poco). La mediocrità nasce proprio da questo: dal fatto che la politica non può essere solo ascoltata o letta su internet. La pratica non può essere raccontata, ma va acquisita ogni giorno, magari in ruoli di subordine con passaggi di umile apprendistato sotto la guida di insegnati politici esperti, gente preparata da cui imparare gli atti più semplici come la generazione di una delibera in un consiglio comunale, che a volte è fatta d’intuizione, di capacità di anticipare le intenzioni del tuo avversario, di esperienza e storia acquisite nel tempo dell’apprendimento, che per un politico non finisce mai. E la politica è anche fiuto, che ti fa capire quando qualcosa ti sta portando fuori strada e stai sbagliando, quel fiuto che poi ti porta a generare atti politici utili e vitali per gli amministrati. Ecco perché la mediocrità politica non ce la possiamo permettere. Essa ci prevarica e ci distrugge. Ecco perché non possiamo vivere alla giornata privandoci della speranza di futuro. Ecco perché pensiamo ad altri paesi per i nostri figli. L’aver tradito la nostra vecchia tradizione politica, inseparabile dai partiti, non è servito a nessuno, neanche a coloro che da qualche anno, scambiati per persone nuove, scaldano poltrone alzando la mano a comando ma risentono forte il fascino di essere chiamati onorevoli e del relativo stipendio, essendo senz’arte né parte. Speriamo ancora per poco.