
La nostra opinione pubblica, in questo momento, è sempre più orientata da sentimenti legati essenzialmente a due categorie: ottimismo e pessimismo, nelle quali spesso si cade e non se ne esce pur essendo insufficienti a descrivere la realtà. Il fatto, però, è che la cronaca non è facile da evitare. È quotidiana e piena di messaggi insistenti, sconfortanti, orrendi, da cui non si sa come difendersi se non con una buona dose di indifferenza. Mettiamo pure da parte il pessimismo e l’ottimismo. Ma basta un elenco per sentirsi sopraffatti: la ndrangheta torna a uccidere; i pm della procura di Catanzaro fanno arrestare il sindaco della città di Corigliano-Rossano con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa; camionisti e agricoltori bloccano le strade per protestare contro il caro gasolio; gli studenti scioperano per il carovita. Eccetera … È da anni che il peggio non cessa di accadere giorno dopo giorno e per anni interi di seguito. Su tutto questo si riflette da tempo, ma si risponde con scarsi risultati. Per quanto mi riguarda, come uomo comune e come osservatore politico, che un tempo sorvolava sulla cronaca, soprattutto nera e giudiziaria, oggi è proprio questa cronaca, fatta soprattutto di ingiustizie e crimini, a colpirmi sempre di più. Infatti, mentre cercavo di riordinare le idee per scrivere questo articolo, ho letto, sui social (e non solo), le dichiarazioni dei politici di destra e di sinistra sull’arresto di Flavio Stasi: in ognuna di queste persone, come al solito, si ascoltano due voci: una delle quali esprime solidarietà al sindaco, ritenuto perbene e incapace di commettere certe nefandezze e quindi totalmente estraneo ai fatti che gli sono contestati, e un’altra esprime fiducia nella magistratura elogiandone l’indipendenza, le capacità e la professionalità. Mi chiedo cosa sia tutto questo: pessima politica o pseudopolitica social? Direi che siamo al folklore da social, tra una stima totale sia per il sindaco sia per la magistratura. Un ossimoro, che forse nasconde una profonda ipocrisia, perché se i politici giurano sull’onestà di Stasi dovrebbero ammettere che dall’altra parte qualcosa è andato storto sul piano della professionalità. O no? Perciò mi chiedo: e se questa ipocrisia mascherasse una mancanza di coraggio nei confronti di una delle parti in causa della quale siamo ormai tutti prigionieri? Direi: dall’orrore delle notizie alla noia se non al disgusto delle opinioni contundenti. Scegliere o non scegliere? Questo è il problema che crea il caso Stasi.
