Editoriali

Comune: uno e Trio

{module Firma_Anton Giulio Madeo}Il termine “troll”, che è uno dei più usati dal linguaggio della rete, indica “un soggetto che interagisce con altri soggetti inviando ai propri bersagli messaggi provocatori, irritanti, con l’unico obiettivo di far perdere tempo al suo prescelto e possibilmente di farlo impazzire”. Troll è entrato anche nel nostro vivere quotidiano a tal punto che a volte è scelto dalla politica come sua linea guida. E quando la politica viene tarata sul metodo del troll (quando cioè si fa dell’incapacità una virtù, della violenza un pregio, dell’arroganza una qualità) è naturale osservare le stesse scene a cui il nostro municipio assiste da qualche settimana. Precisamente da quando la fusione ha cominciato a spingere, verso le stanze di Palazzo Garopoli, uno strano e variegato Trio, per il quale ogni competente con la testa sulle spalle che critica un incompetente, che il Trio reputa competente sol perché simpatizza per la fusione a trazione rossanese, diventa un nemico e allo stesso modo ogni esperto che prova a mettere il dito nella piaga dell’ignoranza politica e burocratica di chi vuole una città non efficiente ma asservita agli interessi dei rossanesi più maneggioni, diventa un soggetto scomodo, da eliminare. Nel giro di poco tempo lo abbiamo visto quando si è trattato di parlare di finanze comunali (con il solito Trio che ha cercato di delegittimare Geraci, definito irresponsabile), quando si è trattato di parlare di personale (con il Trio che ha cercato di far trasferire alcuni uffici a Rossano), quando si è trattato di parlare di legalità (con il Trio pronto a coprire tutte le scelleratezze delle finanze rossanesi), quanto si è trattato di parlare di trasparenza, quando si è trattato persino di parlare di patrimonio comunale (con il Trio pronto a dare battaglia ai funzionari comunali più capaci e attenti solo all’interesse generale), lo schema che si è ripetuto è in fondo sempre lo stesso: l’incompetente (filo rossanese) per sopravvivere al competente (imparziale) ha la necessità di delegittimare il competente, di trasformarlo in un elemento pericoloso ed è costretto a spacciare così la propria purezza come se fosse un segno di vicinanza al popolo sovrano, quello che ha voluto “in massa” la fusione, tanto per capirci, negando naturalmente che in realtà l’incompetenza (filo rossanese) che viene venduta come se fosse una carta per avvicinare la politica al popolo in realtà non è altro che una carta per svuotare la politica che guarda all’interesse generale e che vorrebbe solo una città moderna e efficiente e un’amministrazione efficace e imparziale, al di là di chi poi governerà, e renderla più vulnerabile. Lo schema descritto può funzionare se il competente accetta di farsi intimidire, ma non può funzionare se l’incompetente si ritrova di fronte figure decise a portare avanti una sana intolleranza contro gli arroganti e i professionisti di questa fusione truffaldina. E in una fase storica come quella attuale in cui l’opposizione di questa città, intesa come Corigliano, se si esclude l’ex sindaco Geraci, non riesce a trovare una voce che sappia martellare contro le pazzie di certi squallidi e squilibrati personaggi rossanesi, che ormai spadroneggiano al comune, a graffiare la politica dei troll potrebbero essere alcuni anti troll che dovrebbero maturare in quello spazio sottile che separa il perimetro della politica da quello dell’impegno civile. Al Trio, quindi, potrebbe fare più male un’intervista del presidente di un’importante associazione di categoria che un intervento di un politico d’opposizione. Al Trio potrebbe fare più male una relazione di un professionista stimato che un intervento del segretario di un partito. Al Trio potrebbe fare più male un graffio di un cittadino incazzato e organizzato che un intervento di un esponente sindacale. Il partito dei competenti non è ancora un partito ma se mai gli imprenditori seri, i professionisti impegnati e persino i cittadini incazzati e organizzati (sulla falsariga dei gilet francesi) dovessero decidere di mettersi insieme e di scendere in qualche modo in campo avrebbero la possibilità di dimostrare che l’unico modo che ha la società civile per provare a influenzare il dibattito politico sulla città unica e sventare il colpo di mano dei soliti quattro cialtroni di rossanesi, abituati a governare con l’intrallazzo, non è usare la propria autorevolezza o i propri sotterfugi per costruire appelli demagogici contro il nemico di turno, ma è usare la propria competenza per smascherare la truffa della fusione a trazione rossanese e ribellarsi così ai pericolosi professionisti del maneggio che la rappresentano. Lo schema c’è, i contenuti pure, i volti non mancano. Un partito oggi non c’è. Domani chissà.