
{module Firma_Edilberto de Angelis}Qualche giorno fa ci siamo imbattuti nel problema dell’insicurezza di alcuni edifici pubblici (come sedi di uffici comunali, dell’ASP o di scuole), perché privi di quei requisiti di agibilità e igienicità che invece gli edifici privati (a giusta ragione) sono costretti ad avere. E’ un problema serio, ma sottovalutato, che chiama direttamente in causa l’ormai assoluta e definitiva assenza, in questa città, di ogni rispetto per le regole e del tenore di assoluta impunità che protegge e tramite cui si protegge un potere pubblico fuori controllo, che vive sfacciatamente al di fuori e al di sopra della legge.
E’ una faccenda gravissima, che dà luogo a una forma di ingiustizia del tutto particolare e devastante: un’ingiustizia determinata dal fatto che le leggi sono violate anzitutto dalle istituzioni, quindi da chi dovrebbe farle rispettare. Ed è comune, purtroppo, che questo problema sia trascurato un po’ dappertutto, poiché i cittadini non gli riconoscono l’importanza che dovrebbe avere, soprattutto nel nostro ambiente, dov’è comune trascurare l’illegalità del potere, lasciarla correre.
Infatti, è comune credere o far credere che i veri problemi siano ben altri. Così come è comune che ci siano cittadini che credendo sul serio a questa storiella del “benaltrismo” ritengano utile accettare che il potere pubblico violi la legge, sotto il loro naso, pur di vedersi riconosciuta o assecondata una qualche loro aspettativa, o esigenza, magari anche illegittima, o che il diritto si trasformi in favore. E tutto ciò si verifica perché non si vuole far capire che gli organi istituzionali, a cominciare da quelli di prossimità, si sottraggono alla legge e la violentano ripetutamente non solo per distrazione, per necessità o per incapacità, come spesso avviene, ma anche perché trovare riparo nell’illegalità, ricorrere continuamente all’illegalità, rappresenta lo strumento principale attraverso cui la classe politico-burocratica meridionale nasconde e protegge la propria incapacità e il metodo feroce con cui acquisisce il consenso e accresce a dismisura il proprio potere. Ecco perché la vera e unica rivoluzione possibile, con queste leggi e questo assetto istituzionale, è proprio l’applicazione del principio di legalità, soprattutto a livello istituzionale. Infatti, se in questa terra gli organi istituzionali rispettassero e facessero rispettare la legge, molte cose funzionerebbero meglio e a esclusivo vantaggio dei cittadini.
Per cui se imputiamo alle istituzioni di violare ripetutamente le leggi lo facciamo perché abbiamo capito che la delinquenza del potere pubblico serve soprattutto a garantire la sopravvivenza di un ceto politico-burocratico che altrimenti avrebbe serie difficoltà a sopravvivere visti i suoi numerosi limiti culturali e progettuali. E se c’è un caso recente e paradossale in relazione al quale si manifesta in modo più devastante e palese l’illegalità delle istituzioni questo è rappresentato da una RSU comunale che scrive al sindaco per denunciare l’assenza di agibilità di alcuni uffici (palazzo Garopoli in primis).
Un’assurdità, soprattutto se si pensa che l’illegalità dei pubblici poteri, e per meglio dire il fatto che tale illegalità sia impunita e addirittura improcessabile, non costituisce un semplice problema di criminalità. Molto più gravemente, costituisce un vero e proprio ostacolo allo sviluppo civile e economico del territorio meridionale, perché lì dove non c’è rispetto delle regole non è conveniente investire. Lo evidenzia anche uno studio dell’università Bocconi, dal quale viene fuori che l’ambiente lavorativo del Sud, in cui c’è minore propensione al rispetto delle regole, porta un lavoratore in esso inserito a tenere comportamenti meno rigorosi che contribuiscono a ridurre notevolmente la produttività del lavoro e ad aumentare i rischi per l’impresa. Già questa sarebbe una buona ragione per svegliarsi e fare in modo che gente di questo livello non faccia più danni.
