
{module Firma_direttore}Alcuni amici, da tempo, mi chiedono cosa penso del referendum del prossimo 4 dicembre, che, in caso di vittoria del sì, modificherà la seconda parte della nostra Costituzione. A dire il vero, per una sorta di pudore, e di stanchezza, questo voto m’interessa poco. Lo ritengo ininfluente, poiché, se proprio si voleva risollevare questo disgraziato paese, più che sulla seconda bisognava intervenire sulla parte dei principi fondamentali e dei diritti dei cittadini, della nostra brutta Carta fondamentale, che, nata da un compromesso al ribasso tra la Resistenza dei comunisti e quella liberale, cattolica, repubblicana e tra L’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, è la madre di tutti i nostri mali, a cominciare dall’asfissiante mancanza di libertà che ci ingabbia sin dal lontano 1947. Per cui siamo fondati sul lavoro invece che sull’individuo, i diritti individuali, a iniziare dal diritto di proprietà, esistono solo se subordinati all’interesse collettivo, all’utilità sociale e il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità ce lo siamo perso, per sempre, in uno Stato che sfrutta il feticcio della Costituzione, quasi fosse il Corano, per schiacciare senza pietà i corpi intermedi della società, quelli che sono il sale nelle democrazie liberali, perché fanno da tramite tra società civile e società politica, quelli che si ribellano quando si sentono ignorati, come avviene nello spettacolo democratico, rinnovatosi di recente, delle elezioni americane. Per cui abbiamo un ordinamento giuridico e un’organizzazione sociale del tutto simili a quelle di uno Stato canaglia (troppe leggi, troppi regolamenti, troppi divieti), frutto dell’assenza di una borghesia e di una cultura liberali. Una classe sociale, la borghesia, vile e incolta, capace d’innamorarsi finanche delle aberrazioni del papato in carica, del quale apprezza la nauseante condanna indifferenziata di denaro e ricchezza; una classe sociale che ha lasciato il cattolicesimo liberale per abbracciare quello cosiddetto democratico, grazie al quale, oggi, quando si vota, è difficile trovare una forza liberale che si opponga con autorevolezza alla sinistra. Ci aveva provato Silvio Berlusconi, nei lunghi anni in cui ha governato, a favorire un sistema politico rispettoso dell’alternanza tra una forza politica di matrice liberale e una di matrice socialista. Sappiamo com’è andata a finire: ha trovato ostacoli di ogni genere, anche illegali, sulla sua strada, nonostante avesse i numeri e il potere per fare il suo dovere ugualmente più di una volta. Il suo è stato un fallimento. Come scrivevo in precedenza, a me questo referendum non interessa, ma se voi che chiedete un mio parere intendete votare, ebbene a voi dico: per favore, votate e fate votare questo benedetto NO, si tratta di estrema legittima difesa. NO.
