
{module Firma_Anton Giulio Madeo}Le voci che stanno circolando sulle pressioni che il sindaco Geraci avrebbe fatto per fare assumere, al comune di Corigliano, l’avvocato Lara Felicetti, moglie del figlio Gianluigi, ci dicono che meritocrazia e legalità, in questa città, diventano temi sensibili solo se riguardano sempre e solo Giuseppe Geraci o quando sono trattati superficialmente e in maniera volgare, come se fossimo al bar dello sport, quindi sotto forma di rancore personale, pettegolezzo o maldicenza. Come sta avvenendo in queste ultime ore, in cui una parte della stampa e dell’opinione pubblica, che cerca di vigilare sul locale malaffare (spesso sbagliando obiettivo, come nel caso del Geraci presunto mafioso), racconta la storia del fantasioso e bizzarro piano che il sindaco di Corigliano avrebbe organizzato, riaprendo una graduatoria vecchia ormai di otto anni, per far assumere, in Comune, la moglie del figlio maggiore. Ora, al netto delle bugie e delle esagerazioni che la gente e qualunque giornalista di qualunque giornale hanno sempre in canna, se proprio si ha voglia di raccontare fatti di pubblico malcostume legati alla raccomandazione, da tempo immemorabile pietra miliare della nostra società (incivile) e della sua (incivile) classe dirigente, che si guardi altrove, magari nella sanità, nelle municipalizzate, nelle società miste o negli uffici regionali, e non dalle parti di Geraci, poiché quest’ultimo, moralmente inattaccabile, come certificato anche dal ministro dell’interno, con il concorso e l’assunzione di Lara Felicetti non ha proprio nulla a che fare. Intanto, perché quel concorso, per un posto di funzionario D3, si svolse, regolarmente, tra il 2008 e il 2009, quando il comune di Corigliano era retto dal commissario Paola Galeone, oggi prefetto di Benevento, e poi perché fu vinto non dall’avvocato Felicetti, che arrivò terza, ma dal dottor Luigi Greco, originario di Corato, in provincia di Bari, che andò poi a ricoprire il ruolo di comandante della polizia municipale, vacante da tempo immemorabile. Fu solo dopo qualche anno dalla sua elezione, avvenuta nel 2013, che Geraci, dopo aver tirato fuori il comune dal baratro del dissesto finanziario (che impediva nuove assunzioni) e dovendo reclutare nuovi funzionari, per colmare la carenza di figure apicali dovuta a organici difettosi, trasferimenti (come nel caso di Greco, tornato in Puglia) e pensionamenti, cominciò a occuparsi di questo concorso e della sua graduatoria, che nel frattempo era rimasta aperta su precisa disposizione del ministero della funzione pubblica, che obbligò i comuni a non bandire nuovi concorsi, per colmare vuoti d’organico, finché c’erano graduatorie da esaurire. Com’era, appunto, quella del 2009, lasciata aperta per alcuni anni e dalla quale, dopo aver pubblicato il bando sulla Gazzetta Ufficiale, come prevede la legge, in modo da rendere possibile la mobilità di personale amministrativo proveniente da altri enti o da altre amministrazioni locali, eventualmente interessato a trasferirsi a Corigliano (cui, però, nessuno rispose), il comune, pescò i profili di Lara Felicetti e degli avvocati Arturo Levato e Emilia Caldeo. Ottimi professionisti, i cui curriculum e la cui assunzione, avvenuta per merito e seguendo procedure del tutto regolari, come certificato anche dalla commissione d’accesso, non sono bastati a placare pettegolezzi e insinuazioni su Geraci, che, guarda caso, hanno fatto passare in secondo piano il vero malcostume di questo territorio, che riguarda pezzi grossi della nostra classe dirigente, veri e propri elemosinieri che muovono più della politica, di qualunque curriculum, di uffici di collocamento, agenzie interinali e compagnia cantante, abituati a mettere la persona sbagliata (spesso di famiglia) nel posto sbagliato. E qui, per raccomandazione, storicamente, s’intende quando si fa il diavolo a quattro pur d’imbucare un imbecille nel posto sbagliato, scavalcando graduatorie e lunghe file di soggetti molto più meritevoli. È questa la nostra purissima dannazione. Insopportabile nel settore pubblico, che non è né può essere circoscritto al solo comune di Corigliano. Difatti, tutti lo considerano odioso, anche se nessuno ne parla, o ne scrive, avendo come ossessione il solo Geraci. Ma quando arrivano nei posti giusti, magari nella sanità o in altre amministrazioni pubbliche, tutti usufruiscono della leva, anche se sono dei perfetti cretini. Basta guardarsi un po’ attorno per notare, tra una corruzione e l’altra e al di là del merito e delle capacità, chi ha fatto carriera nell’università diventando l’amante del luminare (ricchione) di turno, l’immancabile primario ospedaliero che piazza la figlia in regione o il figlio, tra l’altro perfetto coglione, nel suo ospedale e in cui, in un paese civile, mai sarebbe entrato, per non parlare poi dei tanti concorsi banditi su misura, delle tante graduatorie sanitarie fatte scorrere fino all’inverosimile o aperte e chiuse a comando (altro che legge) per assumere medici passacarte o improbabili dirigenti. E si potrebbe continuare all’infinito, per far capire che così facendo ci siamo ritrovati figli di oppure nipoti, fratelli e sorelle di che a qualunque livello hanno fatto e fanno danni: municipalizzate, uffici e consigli regionali, banche, scuole, università e soprattutto direzioni, uffici sanitari e corsie d’ospedale, mentre chi non ha santi in paradiso, magari anche bravo e preparato e con curriculum lussuosi, deluso e vinto, si è dovuto accontentare di fare il precario o l’agente di commercio. E pensare che non ci vorrebbe molto per restituire fiducia a tante persone senza cognome: basterebbe, oltre alle tante inutili riforme del lavoro, riformare anche l’arte dell’appoggio. Ce la faremo? Se si seguisse l’esempio di Geraci, certamente sì. Buon anno.
