
{module Firma_Anton Giulio Madeo}Al di là dei grandi quesiti questa è la domanda cui i coriglianesi saranno chiamati a rispondere quanto prima per capire la politica locale. Vi spiego perché, partendo da un po’ di sano e utile realismo e da una premessa: nella nostra città il dibattito politico langue, nonostante si avvicini il voto amministrativo. Per cui è comprensibile che i cittadini non tremino di paura né facciano follie per le prossime elezioni comunali, quelle del comune unico per capirci. In altre umili parole, tutto passa nell’indifferenza e pochi, dopo aver letto o visto ciò che si propone alla città, sono ottimisti, per cui le cose di certo non miglioreranno per via della nuova 106, della riapertura del tribunale o della città dei bambini e delle donne. E non poteva essere diversamente, forse perché la gente si aspettava di più, soprattutto sul piano del lavoro, della sicurezza o della qualità della vita da quella miriade di persone coinvolta nella politica, e proveniente anche dai partiti e dalla passata consiliatura comunale, dove di novità ce ne sono a bizzeffe, almeno sul piano quantitativo. Perché se passiamo al piano qualitativo e dall’odierno panorama politico togliamo l’ex sindaco Geraci, unico a occuparsi ancora dei problemi reali del municipio, creati soprattutto dalla fusione e dalle finanze rossanesi, ci accorgiamo che tanti leoni della politica, più o meno giovani e più o meno attuali, hanno combinato e continuano a combinare ben poco. Teste vuote, senza un cazzo di idea seria, concreta, che quando c’è o c’era da preoccuparsi per le conseguenze, nefaste, della fusione, stanno o stavano dalla parte dei rossanesi, svendendoci alle solite lobby e quando c’è o c’era da impegnarsi per denunciare la criticità delle piante organiche o dei conti (rossanesi) stanno o stavano tutti al mare, a cominciare da chi ricopriva incarichi di primo piano, come poteva essere, ad esempio, il presidente della commissione bilancio o qualche avvocaticchio spregiudicato oggi tornato d’attualità. Ecco perché c’è davvero da mettersi le mani nei capelli al solo pensiero che alcuni di questi personaggi oggi aspirino a candidarsi a sindaco della città. Una vera e propria sciagura, che lascia in piedi alcuni interrogativi inquietanti, per esempio sull’ulteriore livellamento verso il basso della nostra già debole e scadente classe politica. La quale, senza qualche autorevole colpo di coda, soprattutto dal lato delle idee, danneggerebbe ancora di più un territorio pieno di criticità, consegnandolo così nelle mani dei più scaltri e dinamici (in tutti i sensi) rossanesi, che non sempre sono sinonimo di qualità. Così come tutti non sono sinonimo di futuro, perché c’è anche un’altra cosa da metterci in testa: qui, oggi, di fronte a ciò che sta accadendo l’atteggiamento di un osservatore o di un politico può essere di due tipi. Il primo atteggiamento è quello di considerare il futuro un nemico del presente e di fare quello che hanno scelto di fare i personaggi che si stanno, poco per volta, proponendo alla città: il nulla di vecchie politiche conservatrici e assistenzialiste, magari condite con un po’ di idee astratte sui principi e i valori e di sano populismo (anche di sinistra) che, visti i tempi, non guastano mai. Il secondo atteggiamento è invece quello di considerare il futuro come una fonte di opportunità, provando a far diventare questo territorio, nel suo insieme, finalmente e concretamente attraente, quindi terreno fertile per gli investimenti e il maggior numero d’imprenditori pronti a dare ai lavoratori più occasioni per lavorare. Ecco perché bisognerà capire in fretta chi sono i migliori interpreti di questi due atteggiamenti, altrimenti ci sarà un solo problema da risolvere: capire chi è il più cretino del reame. Un sospetto lo avrei, però non lo svelo, perché penso ce l’abbia anche il lettore. In ogni caso ci divertiremo a scoprirlo strada facendo, perché la comica è appena all’inizio.
