Editoriali

Comune e fusione alla resa dei Conti (della Corte)

{module Firma_redazione}Sulle finanze un disastro. Sulle opere pubbliche un manicomio. Sui bilanci un massacro. Sul personale un pasticcio. Sull’anticorruzione una catastrofe. E’ questa la valutazione che un gruppo di attenti e coraggiosi cittadini, è proprio il caso di dirlo, avrebbe fatto prima di presentare un ricorso alla Corte dei Conti, al fine di scombussolare se non di stoppare la sciagurata fusione dei comuni di Corigliano e Rossano, partendo proprio dalle tante irregolarità che presenterebbero conti e piante organiche (e non solo), su cui i commissari prefettizi avrebbero, finora, chiuso più di un occhio. Ad annunciarlo, l’avvocato Alfonso Petrone, che nei giorni scorsi il ricorso lo ha preparato e presentato alla Procura di Catanzaro. Le accuse, gravi e circostanziate, riprendono, in buona parte, ciò che noi e l’ex sindaco Geraci abbiamo scritto (e detto) nei mesi scorsi, nell’indifferenza di una classe dirigente coriglianese ormai anestetizzata dall’imbecillità fusionista. Nell’atto, già inviato alle magistrature contabili, si legge che i comuni che potrebbero trovarsi in una condizione di predissesto finanziario, come nel caso di Rossano (per via di una gestione allegra delle finanze comunali), non possono, in base al testo unico sugli enti locali, completare o avviare processi di fusione, per non compromettere gli equilibri di bilancio del nuovo ente, soprattutto quando, come nel nostro caso, si procede all’approvazione di un bilancio consuntivo senza correggere le criticità segnalate dai revisori dei conti, che riguarderebbero divergenze sui debiti finanziari dichiarati nello stato patrimoniale, un 25% di residui attivi anteriori al 2012 (quindi di dubbia recuperabilità) e la necessità di procedere alla rettifica degli importi espressi alla voce Fondo Pluriennale Vincolato. E non è tutto, perché accanto a queste criticità, in parte già note, ce ne sono altre non note messe insieme dai ricorrenti. Come i ritardi d’approvazione del bilancio di previsione 2018/2020, un DUP 2018/2020 parzialmente incompleto e con vistose contraddizioni programmatiche, un’inefficace verifica degli equilibri di bilancio 2018 e dei debiti fuori bilancio eventualmente da riconoscere, la mancata predisposizione del DUP 2019/2021 i cui termini sono scaduti lo scorso 31 luglio. Insomma, un vero e proprio disastro, che si completa con un fabbisogno del personale senza adeguata copertura finanziaria, un piano triennale delle opere pubbliche le cui cifre non sono state previste coerentemente nel bilancio di previsione 2018/2020, la mancata pubblicazione del piano anticorruzione (nonostante le sollecitazioni dell’ANAC), la nomina dei dirigenti troppo sbilanciata sul fronte rossanese, la mancata stabilizzazione dei 151 precari (finora pagati con fondi regionali) in gran parte provenienti dall’ex comune di Rossano. Insomma, un comportamento folle, che ha irritato i ricorrenti, fino al punto da spingerli a presentare il ricorso alla Corte dei Conti, con cui, per tutte queste ragioni (e dopo aver esaminato il bilancio di previsione 2018/2020, il fabbisogno del personale, la programmazione dei flussi di cassa, il piano triennale delle opere pubbliche, la contabilità relativa ai fondi vincolati, l’adozione della delibera della salvaguardia degli equilibri per il bilancio di previsione), chiedere di “individuare discrasie, illegittimità, violazioni di legge per disporre gli opportuni provvedimenti al fine di identificare eventuali responsabili”. In poche parole, la revoca della fusione, che si sta rivelando sempre più come un incantesimo, che funziona quando il trucco non si vede, perché quando si inizia a vedere è di solito il mago a non fare una bella fine. So che queste non sono considerazioni per giornate esilaranti e serene, ma ragionarci su può metterci in uno stato d’animo meno depressivo.