
{module Firma_redazione}C’è un partito invisibile, piccolo, minoritario, ma adorabile, che da qualche mese ha cominciato a prendere forma attorno alla mostruosità della città unica. E’ un partito trasversale, formato da volti con passione politica, anche se distanti dalla politica, uniti da un filo conduttore che coincide con un tema destinato a diventare sempre più centrale all’interno del dibattito pubblico della città di Corigliano: scusateci tanto, ma sulla fusione ci siamo sbagliati, è veramente una stronzata e noi ci siamo fatti inculare, come dei coglioni. Lo dicono in tanti, qui, a cominciare da chi, qualche settimana fa, con simpatia, si è definito un deficiente per aver sottovalutato i rischi di dissesto veicolati dal disastro delle finanze rossanesi, sulle quali, spera, faccia chiarezza, dopo l’esposto di alcuni cittadini coriglianesi, la Corte dei Conti, anche in virtù di una recente sentenza del TAR della Campania che ha annullato la delibera del consiglio comunale di Pietramelara che aveva approvato il bilancio e i suoi allegati nonostante l’assenza del documento obbligatorio del piano degli indicatori di bilancio. Con la stessa sincerità, pochi giorni dopo, un noto professionista di Corigliano, fusionista di ferro e pentito della prima ora, ha espresso un desiderio al limite della disperazione per la scarsa trasparenza del comune unico: “segnalate all’ANAC che l’albo pretorio e il link amministrazione trasparente del sito dell’ex comune di Rossano non sono più raggiungibili. Per cui non è possibile accedere ai dati pubblici in esso inseriti, con gravi ripercussioni sui dati che sono oggi pubblicati sul sito del nuovo comune Corigliano – Rossano, dove varie volte si fa riferimento ad atti pubblicati sul sito dell’ex comune di Rossano che non sono più consultabili. Pazzesco”. La stessa disperazione l’aveva mostrata qualche settimana prima del nostro professionista, un altro fan pentito della fusione, secondo il quale “sarebbe il caso di spiegare a tanti rossanesi altolocati, che oggi i vecchi metodi del favore, dell’intrallazzo e della raccomandazione non pagano più, perché oggi in municipio ci sono i dirigenti del ministero dell’interno, ai quali l’articolo 14 del loro codice di comportamento sconsiglia di partecipare a cene o accettare inviti da parte dei privati “. E qualche settimana dopo lo stesso ha fatto un protagonista della politica locale, che dopo essere stato un gran sostenitore della fusione è arrivato a dire, pochi giorni fa, che la fusione è una vera porcata, specie quando permette a un dirigente rossanese di spadroneggiare (fino al punto di sponsorizzare lo spostamento a Rossano degli uffici tecnici), nonostante possa essere rimosso dall’incarico a causa di una condanna, non passata in giudicato, per reati contro la pubblica amministrazione, così come prevede il decreto legislativo 8 aprile 2013 n. 39, che è una specie di Severino dei pubblici dipendenti. E fosse solo questo: tra i pentiti c’è anche chi non capisce il motivo per cui nessuno dei commissari si sia ancora preoccupato di ridistribuire il personale tra i due ex comuni, a cominciare dai tanti LSU/LPU, che a Corigliano sarebbero molto utili per i lavori di manutenzione (ad esempio delle strade, che guarda caso a Rossano sono meglio tenute perché si riparano prima), considerando che il suo autoparco è ormai semivuoto. Quindi, come si vede, il partito dei pentiti della fusione comincia a essere ben nutrito sul lato coriglianese e merita di essere elogiato, nonostante la tardiva presa di coscienza dei suoi iscritti, perché ci offre uno spunto per ricordare un concetto che dovrebbe essere basilare in questo caso: il vero problema dei fusionisti è essere entrati in contraddizione con i propri “nobili ideali”. Vale quando si parla di finanze (leggi il disastro dei bilanci rossanesi). Vale quando si parla di personale (con la nuova pianta organica che rischia di essere l’ennesimo imbroglio). Vale quando si parla di legalità. Vale quando si parla di attacco alla democrazia. Vale quando si parla di provvedimenti destinati a destabilizzare il comune unico. Il partito dei pentiti della fusione, che va sempre più allargandosi, va elogiato per aver riconosciuto i propri errori. In effetti solo gli imbecilli non cambiano idea, specie quando devono confrontarsi con la realtà.
