
{module Firma_Anton Giulio Madeo}Pubblichiamo da anni, nelle nostre pagine, interessanti articoli che spiegano come l’incompetenza sia una componente ineliminabile dell’animo di politici, amministratori e funzionari pubblici, e socialmente dannosa se non la si tiene a bada, ma in certi tempi bui (i nostri) non la tiene a bada più nessuno e così s’è fatta una lobby se non addirittura un partito politico. La lobby o il partito, fate voi, degli incompetenti o anche solo di quelli che stanno al momento giusto nel posto sbagliato. Potreste pensare che la nostra sia un’esagerazione giornalistica, e allora vi aiutiamo con la cronaca. Un referendum, dell’ottobre 2017, voluto dalla parte più incompetente della classe dirigente delle città di Corigliano e Rossano, sancisce la fusione tra i due comuni? Bene. Per non essere da meno il ministero degli interni nomina come commissario traghettatore Domenico Bagnato, senza porsi, però, il problema dell’adeguatezza, alla funzione, di tale autorevole personaggio, il cui curriculum, pur essendo eccellente, è sostanzialmente quello di un ottimo dirigente di polizia, il quale, diventato prefetto, nel 2002, fa esperienze tutte al di fuori della carriera prefettizia. Infatti, per la sua elevata professionalità, nonché per capacità e esperienza, sarà destinato non alla guida di una prefettura, ma a compiti essenzialmente commissariali, soprattutto nella difficile gestione dell’emergenza rifiuti o di comuni anche sciolti per mafia. Uniche eccezioni: l’incarico di capo gabinetto, per cinque anni, della provincia di Reggio Calabria (guidata da Giuseppe Raffa, esponente del PD) e della SOGAS S.p.A, la società che gestiva i servizi dell’aeroporto di Reggio Calabria, fallita nel 2017, appena dopo l’uscita di scena del nostro commissario, avvenuta nell’ottobre 2016. E allora, perché nessuno, all’epoca, obiettò la nomina di Bagnato, magari chiedendosi se avesse o no la necessaria esperienza amministrativa per gestire la delicatissima e complicata fase di costruzione del comune unico, il terzo della Calabria? Domanda imbarazzante, se non molesta, a cui invece della classe dirigente locale, a cominciare da quella che cerca, a spallate e in modo anche grottesco, di proporsi alla guida della città unica, chissà perché stranamente reticente sull’argomento, stanno rispondendo i fatti. La cronaca, appunto. Come la gestione disastrosa del personale e dei bilanci comunali, vecchi e nuovi, oppure la recente esondazione del Crati, su cui il commissario commise l’errore di non intervenire, pur svolgendo funzioni di sindaco e capo della protezione civile del territorio comunale e pur sollecitato, da tempo, dalle popolazioni di Thurio e Ministalla, preoccupate dalla fragilità degli argini del fiume. Ma così va il mondo, si direbbe. In fondo Bagnato potrebbe aver deciso di star fermo per mancanza di fondi o per il timore che la magistratura, trattandosi di lavori di somma urgenza, potesse processarlo, così come fece con Pasqualina Straface, nel 2010, quando, anche a rischio delle manette, l’ex sindaco ordinò lavori che evitarono danni e salvarono le popolazioni di quelle località. Di certo, non intervenire, per Bagnato, fu un errore colossale, poiché il commissario non si rese conto che, pur rischiando e magari facendo qualche debito fuori bilancio, avrebbe potuto dormire sonni tranquilli, considerato lo strabismo della magistratura, che spesso guarda solo dalla parte dei politici e dei poveri cristi della burocrazia comunale o giù di lì per avviare indagini che, a volte, hanno un grande impatto mediatico e nient’altro. Lo dicono anche i fatti: del 2010, quando indagò e processò, come scrivevamo, la Straface e i suoi tecnici, e del 2015, quando, dopo l’alluvione, mise a soqquadro l’intero municipio di Corigliano, ma non indagò i commissari prefettizi antimafia, che governarono Corigliano all’epoca delle vicende da cui poi scaturirono gli allagamenti, nonostante i loro nomi fossero stati, in un primo momento, inseriti nell’informativa che la Guardia di Finanza consegnò ai PM e poi cancellati dal GIP. Fu solo un caso? Può darsi, ma qui le nostre congetture e i nostri dubbi si fermano, poiché potrebbero entrare in un terreno minato, da cui conviene uscire immediatamente, per prendere strade più sicure, come quelle che ci portano, ad esempio, dall’incompetenza alle comiche. Le migliori delle quali sono ormai quelle messe in scena dalla galassia grillina, che, all’indomani dell’esondazione del Crati mise sotto accusa l’incolpevole ingegnere Amica, nominato dirigente comunale, forse per fare finalmente qualcosa di serio dalle parti di Thurio, il primo dicembre scorso, quindi due giorni dopo gli allagamenti (avvenuti nella notte tra il 28 e il 29 novembre). La persona giusta per essere immolata al posto dell’innominabile e intoccabile architetto rossanese Giuseppe Graziano, che in quei giorni, essendo il solo e unico dirigente responsabile dell’area tecnica comunale, nulla fece per evitare il disastro. Gaffe micidiale, per la quale stanno ridendo da ieri tutti come al cinepanettone. E’ chiaro che una città così governata può solo sperare, in futuro, di diventare la location di qualche film di Boldi e De Sica. Un cinepanettone, appunto.
