Editoriali

Senza verità, che città unica sarà?

{module Firma_redazione}Nella campagna elettorale per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale della città unica, potrebbe esserci un’enorme opportunità che va spiegata con la politica americana. Un mese fa in America ci sono state le elezioni di metà mandato e come succede sempre stampa e avversari politici hanno fatto a gara a chi faceva l’esame più approfondito e invadente alla vita dei candidati. E’ saltato fuori che un candidato che correva per diventare governatore della Georgia, aveva bruciato una bandiera della Confederazione nel 1992, un altro, candidato senatore in Texas, aveva fatto un brutto incidente da ubriaco nel 1998 e un altro ancora aveva una doppia vita familiare, abilmente nascosta a tutti. Il gioco, quindi, è chiaro. In tutte le elezioni americane i contendenti e la stampa fanno un fior di lavoro di ricerca chiamato opposition research per trovare qualsiasi precedente poco pulito nei candidati, cui non si perdona la menzogna. Fa parte dei controlli della democrazia. Più controlli incrociati vuol dire più trasparenza. Ecco perché, in questo contesto, viene da chiedersi: è possibile che in vista delle prossime elezioni comunali gli elettori chiedano alla stampa e ai candidati a sindaco della città unica d’impegnarsi, e sarebbe una grande novità, in una campagna elettorale che, con più controlli, possa far prevalere il principio di verità? Pensiamo proprio di no, perché qui i politici non sono abituati a dire la verità, qui i politici campano e prosperano proprio grazie alle bugie, per cui la verità in politica sarebbe una rivoluzione. Certo, per come più volte ripetuto, il politico dev’essere capace più che onesto, non lo nego, ma qui parliamo di onestà intellettuale. Quella per cui se menti nella tua vita privata, nel senso che racconti bugie su comportamenti privati che riguardano, ad esempio, l’amante nascosta, la vita professionale oppure un’immagine costruita sulle menzogne e l’ipocrisia, puoi mentire anche in quella pubblica (come sta già avvenendo per quei candidati che dicono di non volere rapporti con i partiti e poi gli appartenenti ai partiti se li prendono sottobanco), e quindi, mentendo, non sei affidabile: rompi il vincolo fondamentale del patto politico tra la città e chi è scelto dal voto democratico a rappresentarla, un vincolo basato sulla fiducia. E per questo che se menti devi toglierti di mezzo e, se non lo fai, chi permette che tu rimanga al tuo posto assume su di sé la colpa e la vergogna. L’infamia ricade su tutti noi, perché nel tollerare la menzogna modifichiamo le regole della morale pubblica, diventando mentitori noi stessi. E poi, lasciatemelo dire, solo colui che dice la verità nei momenti difficili, come potrebbe essere questo passaggio storico dalle due città alla città unica, può chiedere fiducia e saldare in una vera comunità il popolo di un territorio che è sempre stato diviso da rivalità e odi. Il popolo di un territorio è come un individuo: se lo si tratta da adulto e gli si dà fiducia, può crescere in democrazia e a sua volta offrire fiducia e aiuto a chi lo governa. Per questo è indispensabile coltivare il principio di verità: aiuta a far crescere il tessuto sociale di grande una città, perché attorno a esso si possono aggregare altri principi importanti, quali l’amore (inteso come capacità di voler bene a questa nuova città e di migliorare ciò che la compone e la circonda), la responsabilità (in modo che ognuno abbia consapevolezza delle proprie azioni), l’utilità (per evitare l’immobilismo e la pigrizia, rendendosi utili alla società e a se stessi), la qualità (perché noi che siamo terra di bellezza e buongusto non possiamo accettare la sciatteria, le cose fatte male, la bruttezza, la volgarità, il disordine) e soprattutto il merito (perché la nostra comunità, d’ora in poi, dovrà reggersi sulla meritocrazia, quindi basta con il livellamento verso il basso, con la mentalità della raccomandazione, del favore, della prevaricazione e dell’abuso). Sarò un sognatore, sarò anche un ingenuo, che di questi tempi crede ancora alla befana, ma una campagna elettorale del genere, fatta di piccole e banali cose, aperta anche ad altre idee, potrebbe essere uno scossone per la nuova città e la sua sonnolenta classe dirigente, perché formato da principi assoluti e condivisi. I quali dovrebbero spingerci a dire basta ai compromessi, alla mediocrità, all’ipocrisia dell’arte d’arrangiarsi. D’ora in poi si starà o di qua o di là. Si dirà sì o no, dentro o fuori. So della difficoltà a far passare un’idea del genere, specie in una realtà come la nostra, in cui nessuno ha le palle per decidere e scegliere. Ma so di rivolgermi ancora a persone che vivono di autenticità. Sarà anche un’élite. Che interessa poco alla politica. Ma in fondo chissenefrega.