
{module Firma_redazione}Pensate cosa sarebbe accaduto durante gli anni bui del nazi-fascismo o del comunismo o del terrorismo (prima rosso e nero, poi islamico), se coloro i quali li hanno combattuti (e li combattono), a costo della vita, per garantire la nostra libertà, di pensiero, di religione, di movimento, di lavorare e intraprendere, di arricchirci e anche di divertirci, avessero detto, come fanno i codardi di oggi, “prima la salute”. Probabilmente saremmo tutti morti. E forse sarebbe stato meglio, piuttosto che vivere come stiamo vivendo e vedere questo spettacolo indecoroso e deprimente di viltà collettiva, fatto passare addirittura per grande prova di responsabilità e coraggio, offerto dalla nostra classe dirigente, a tutti i livelli. E quel “prima la salute”, ormai esibito quasi con orgoglio, da ogni amministratore, pubblico e privato, grande o piccolo che sia, come i presidenti di regione e i sindaci sceriffi, che più che sceriffi, come incautamente li descrivono, non sapendo cosa in realtà fossero gli sceriffi, sono delle nullità alla ricerca di protagonismo e di credibilità che non hanno né mai avranno, attraverso i loro quindici minuti di gloria, come diceva Andy Warhol, ci dice cosa effettivamente sono: dei codardi preoccupati di difendere il loro particolare, fatto passare, tra l’altro, come un grande sacrificio, in nome del nobile ideale della salute collettiva. Poveracci, che pur usando frasi nobili, che richiamano gli ideali e il dovere di una classe dirigente, in realtà difendono solo cose miserabili, com’è appunto la salute, nemmeno la vita, e mai metterebbero in pericolo le loro piccole e insignificanti vite per difendere la libertà. E’ lo spettacolo miserabile di chi ama più la vita che la libertà, anche se la vita è murata e annientata dal potere esaltato dai balconari della servitù e della schiavitù. E quelli che ieri si preoccupavano degli immigrati respinti o delle nostre libertà messe in pericolo dai fascisti e razzisti del centrodestra, alla Salvini e alla Berlusconi, per capirci, dove sono oggi che (per via di atti amministrativi incostituzionali) non possiamo permetterci neanche una passeggiata a piedi o di aprire liberamente le nostre aziende e i nostri negozi senza ritrovarci tra i piedi un vigilante, un ispettore del lavoro, un finanziere o un poliziotto che con la scusa di dover verificare se rispettiamo le distanze “sociali” o se portiamo le mascherine del cazzo ficcano il naso nei nostri affari e, perché no, nelle nostre vite straziate da mesi e mesi di sofferenze? E dove sono i libertari dei miei coglioni che fino a poco tempo fa protestavano contro gli attentati alla libertà di stampa ora che va in scena questa paurosa operazione da regime del terrore che si rivolge direttamente alla pancia della gente ricattando con la paura della morte per coronavirus chiunque la pensi diversamente e voglia impedire lo dittatura sanitaria e di polizia (e presto fiscale) che hanno messo in piedi, sindaci compresi? Sono chiusi, ubbidienti e deferenti, nelle loro case (al massimo escono sul balcone a cantare bella ciao e a ballare il tip tap o a esibire i loro squallidi tricolori). Perché? Perché viene prima la salute, ovvio, che tra l’altro, soprattutto qui in Calabria, hanno cercato di tutelare non potenziando il servizio ospedaliero peggiore d’Europa e gestito dalla classe politica e dirigente più merdosa del pianeta, per la cui cronica inefficienza si sarebbero dovute investire già da tempo ingenti risorse finanziarie e umane, ma ricorrendo alla quarantena, strumento medievale, che ha isolato un intero popolo dal buon senso, da se stesso e dalla sua vita normale, ma non dal virus, che comunque continua a circolare liberamente, a far danni, a uccidere le persone anche per depressione e, fra qualche giorno, per fame, visto il fallimento certo di aziende, famiglie, commerci che avrebbero dato il loro contributo all’isolamento del virus e a evitare la crisi che si è scatenata se solo fossero stati liberi e avessero potuto continuare a fare il loro dovere e il loro lavoro. Ma, dicono i nostri magnifici governanti, anche locali, che non capiscono un cazzo di economia, perché non hanno mai lavorato seriamente, “Che cos’è la libertà, cos’è il lavoro in confronto alla salute?”. Niente, non è niente, perciò dobbiamo stare a casa, chiusi e rassegnati, agli arresti domiciliari o, come dicono per addolcire l’inculata, in quarantena, a guardare la tv coi suoi programmi demenziali. Una litania incontenibile, insopportabile e insensata, in cambio della quale vorremmo che chi ci governa, a tutti i livelli, almeno non ci rompesse i coglioni con la sua faccia da Gufo Triste e con i suoi moralismi e con le sue prediche del cazzo sui valori della libertà, che ritroveremo presto, dopo aver salvaguardato la vita, che è valore altrettanto forte. Ne siamo convinti. Peccato, però, che quando finalmente avremo la possibilità di rendercene conto, saremo tutti morti e magari non ce ne saremo neanche accorti. Direbbe Cetto Laqualunque, unico personaggio in grado di rappresentare questa gente, N t’u culu a tutti.
