Editoriali

“Io compro e basta” per evitare il collasso economico

{module Firma_redazione}Finalmente lunedì si riapre, anche se non si capisce come. Sarà un casino, ma si sa l’Italia è fatta così, bisogna accontentarsi, soprattutto quando a guidarla sono uno sconosciuto avvocato di Foggia, senza alcuna capacità politica, e le sue task force di geni incompresi. Ci sarà il caos totale, non è difficile prevederlo, anche se riteniamo che sarà il problema minore che incontreranno le attività in riapertura. Perché qui, è inutile nasconderlo, a preoccupare gli imprenditori saranno i vari sceriffi, intesi come sindaci e poliziotti, che da lunedì prenderanno d’assalto negozi, bar e ristoranti per verificare se rispettano regole demenziali che nessuno, a cominciare dai dementi che le hanno scritte, pare aver capito. Tutto, dunque, sarà lasciato al caso e all’interpretazione, se non all’improvvisazione, dando così via libera all’arbitrio. Infatti, vorrò vedere come si farà a far rispettare una fila di venti minuti per prendere il caffè al bar o mangiare una pizza in dieci minuti perché dopo di te tocca a un altro o stare sotto il phon del barbiere o del parrucchiere con guanti e mascherina e così via. Sarà una riapertura incasinata, folle, che ci spinge, inevitabilmente, a porci una domanda: considerando questi presupposti e le entrate che saranno molto al di sotto dei livelli pre-crisi quante attività potranno reggere soprattutto in assenza di aiuti economici? Pensiamo nessuna. Ecco perché, considerando che la riapertura sarà drammatica, gli imprenditori saranno ancora una volta costretti a fare da sé, ad arrangiarsi, come del resto hanno sempre fatto. Spero, però, che questa volta non siano lasciati da soli e non da un governo o da un comune d’irresponsabili che, purtroppo, non sanno cosa sia il lavoro, soprattutto autonomo, ma dai cittadini. I quali, anche questa volta, ne siamo sicuri, correranno in aiuto di chi ha bisogno. E lo faranno senza elemosine, ma sostenendo un’iniziativa che potremmo definire “compra e basta”, che vuol dire, parafrasando alcuni slogan degli anni scorsi, quando si invitava a comprare italiano o meridionale, se non hai mai preso un caffè al bar è ora di prenderlo, se hai mangiato raramente in pizzeria o al ristorante è ora di farlo più spesso, se non sei mai andato in lavanderia è ora di andarci e così via. E’ un’iniziativa che, ovviamente, dovrà essere “sentita” per poter dare i suoi frutti e che richiederà un’offensiva di persuasione, quasi porta a porta, perché abbiamo la sensazione che, soprattutto a livello locale, a essa non c’è alternativa se vogliamo che nei prossimi mesi il nostro territorio (ma crediamo tutta l’Italia) si riprenda economicamente. I medici, gli infermieri e tutti gli operai delle filiere e dei servizi essenziali ci hanno fatto vedere, in questi mesi di pandemia, cosa significa essere “italiani”. Sapranno tutti essere alla loro altezza? La posta in gioco è duplice, una crisi finanziaria e una tenuta della democrazia liberale. Riflettano tutti. Non c’è alternativa.