
{module Firma_redazione}Ieri mattina, su un divano della sua bella casa di Corigliano, Cataldo Russo mi diceva di “essere felicissimo, insieme coi fondatori dell’UDC, per le tante persone che hanno deciso di aderire al partito in un momento in cui la credibilità della politica è in caduta libera”. Una rinascita inaspettata, secondo Russo, il cui merito sarebbe da attribuire a un “profeta”, responsabile del partito a livello provinciale, che avendo la grande capacità di trovare “una soluzione a tutto e per tutti quelli che stanno subendo la crisi economica peggiore dal dopoguerra, merita di sicuro gratitudine e rispetto”. “Per cui”, dice Russo, rivolgendosi, spero seriamente, a quanti vorrebbero abbandonare il partito proprio per l’avvento del profeta (al secolo Giuseppe Graziano), “bisogna avere pazienza e fidarsi del nuovo che avanza e non andare dietro a chi, in queste ore, sostiene che il profeta sia solo un opportunista, che si sarebbe candidato con l’UDC perché nessun altro partito lo ha voluto nelle proprie liste, che grazie all’UDC è capogruppo in consiglio regionale e che potrebbe utilizzare il partito come una porta scorrevole”. Tutte voci, maldicenze, appunto, se non, come in quest’ultimo caso, previsioni esagerate, ma non meno dell’idea che tra i nuovi aderenti al partito “ci sia, come afferma qualcuno, l’autista del profeta o chi, anni addietro, fu assunto grazie a un’immortale esponente dell’UDC o chi, sempre grazie al partito, ebbe molteplici incarichi oltre a una mole di prestazioni da far paura a chiunque. Così come non può che essere frutto di maldicenza che si dica apertamente che tutti gli altri aderenti al partito siano nomi presi a caso dagli ormai obsoleti elenchi telefonici”. Cattiverie da malelingue, che pur non smentite da chi sta a Roma, il cui silenzio potrebbe essere scambiato per un imbarazzante silenzio/assenso, non impediscono a Russo di restare nel partito, perché, dice, “al di là dell’assenza di una chiara presa di posizione romana, sono convinto che il tempo sarà galantuomo, e ci dirà, prima o poi, la verità su questa vicenda delle adesioni”. E se c’è un momento in cui, mettendo da parte l’ironia e le chiacchiere, Cataldo Russo vuole che si dica la verità tutta la verità nient’altro che la verità, è proprio questo, perché in questi giorni, se qualcuno lo avesse dimenticato, cade il primo anniversario dell’elezione di Flavio Stasi a sindaco della città unica. Un argomento sensibile, su cui l’esponente dell’UDC ha sempre mostrato diffidenza, poiché una fusione fatta a freddo, senza uno straccio di studio di fattibilità, non poteva che mostrare le crepe che poi sono venute fuori. “Eppure, spiega Russo, ho provato, coi pochi mezzi a mia disposizione, di spiegare che un’idea di aria vasta con dentro il comune di Cassano, sarebbe stata molto più suggestiva, poiché un comune unico Cassano – Corigliano – Rossano avrebbe evocato il sapore della città della Sibaritide”. Un tema, quest’ultimo, che seppur affascinante sul piano storico e culturale, tutti i partiti, al di là delle tonalità geografiche e di colore, hanno sempre osteggiato, forse perché il fronte rossanese, con la strategia della fusione, aveva in mente quello che poi sarebbe accaduto con la città unica: far diventare Corigliano una frazione di Rossano. “E se una siffatta logica, dice Russo, non avesse avuto un senso, probabilmente mai sarei stato querelato, a causa del mio linguaggio colorito sull’argomento, dall’avvocato Vincenzo Scarcella, grande sponsor della fusione e personaggio impegnato in politica forse solo per tutelare interessi personali, pupillo del generale Graziano insieme con quel Carlo Di Noia, che in altra occasione ho definito un cesso, che militò molti anni fa nell’UDC e che all’indomani di un’assunzione, da precario a tempo indeterminato, in un ente più o meno pubblico, grazie alla generosità dell’ottimo Ciccio Samengo, oggi presidente dell’UNICEF, sparì nel nulla fregandosene di un partito di cui oggi ritorna a sentire il fascino, forse perché in odore di promozione”. Certo, raccontare storie del genere non è da chi è stato per tanti anni consigliere nazionale dell’UDC, quindi a stretto contatto coi vertici del partito. E allora, c’è da chiedersi, perché Cataldo Russo dall’alto della sua storia personale e politica, ci racconta cose così squallide e banali? Forse, come dice, “per smascherare chi, con le proprie azioni da consigliere regionale dell’area Corigliano – Rossano, ha prima distrutto la città di Corigliano, con la balorda legge sulla fusione che porta il suo nome, e poi, imbarcando sulla propria nave di tutto e di più, ha pensato a costruire il consenso col clientelismo più becero piuttosto che con azioni volte a garantire la crescita del territorio, verso cui, evidentemente, nutre poco rispetto e interesse”. E’ questa la verità di Russo, “tante belle promesse ma niente di concreto per il territorio”. E lo dimostrerebbe il fatto che ormai Corigliano è diventata frazione di Rossano, “grazie proprio a un personaggio come Giuseppe Graziano, detto il generale, aggiunge Russo, che oggi sta nell’UDC, come in passato è stato in Forza Italia o nel gruppo Il coraggio di cambiare (un c ….), e che ovunque sia stato lo ha fatto in base alle proprie convenienze personali. E poi dicono di un partito come il nostro e dei suoi leader che predicano prudenza, che pur avendo una bella storia sono costretti a subire attacchi pesantissimi a causa di un personaggio squallido come Graziano. Non me ne vogliano amici di cordata, amici di cui ho grande stima e spesso vittime di un sistema …. malato, che seguirò sempre nelle loro battaglie politiche, ma tutto questo, che poi è quello che penso in piena e assoluta libertà, è accettabile e soprattutto sopportabile? Mi piacerebbe sapere, conclude Russo, cosa ne pensa il nostro amico e segretario nazionale”. Bella domanda, che un tempo sarebbe stata considerata una mezza bestemmia.
